Disegnare e colorare

Buongiorno, sono mamma di un bambino di 4 anni e volevo chiedere un vostro parere sul fatto che il mio bambino si rifiuta di disegnare e colorare, ma preferisce scrivere.
La maestra alla materna mi dice che si rifiuta di colorare e che scrive ciò che dovrebbe colorare. Dopo più volte che viene forzato, finisce per scarabocchiare il foglio.

Inoltre, la maestra mi dice che lo trova spesso annoiato nelle attività che propongono in classe, se lui già le sa fare (tipo copiare, ecc.). Se invece sono attività di scrittura, incastri o logica, allora è felicissimo.

Il bambino sa scrivere e identificare lettere e numeri fino a 100. Volevo capire cosa fare per incentivarlo a disegnare e colorare.

Grazie

Buongiorno Carmy,
la situazione che descrive merita attenzione, ma non allarme. Provo a dirle subito il punto centrale: suo figlio non rifiuta l’apprendimento, rifiuta un certo tipo di proposta che non sente significativa per lui in questo momento.

Da quello che racconta emerge un bambino con:

  • forte interesse per il simbolico (lettere, numeri, scrittura),

  • piacere per attività strutturate, logiche, con una regola chiara,

  • minore attrazione per attività grafiche libere o espressive.

A 4 anni questo profilo non è patologico. Alcuni bambini sviluppano prima il pensiero simbolico e sequenziale, altri quello grafico-espressivo. Il fatto che sappia scrivere e riconoscere numeri fino a 100 indica una competenza avanzata per l’età, e spesso la noia nasce proprio da attività percepite come troppo semplici o ripetitive.

Il punto delicato, però, è il forzarlo a colorare. Quando un bambino viene spinto insistentemente verso un’attività che non sente propria, può reagire con opposizione o con lo “scarabocchio”, che non è incapacità ma modo di sottrarsi al controllo. Non sta dicendo “non so”, ma “non mi rappresenta”.

Cosa fare, concretamente:

  • Evitare di contrapporre scrittura e disegno. Meglio integrarli: può scrivere una parola e poi scegliere se illustrarla, decorarla, trasformare le lettere in immagini.

  • Proporre il colore come strumento, non come fine: ad esempio evidenziare, sottolineare, creare codici di colore.

  • Ridurre la pressione scolastica sul “dover colorare bene”: il piacere viene prima della prestazione.

  • Valorizzare ciò che ama fare, perché è lì che costruisce fiducia e motivazione.

Se nel tempo dovesse rimanere una forte rigidità (rifiuto totale del disegno, difficoltà con la motricità fine o forte frustrazione), allora una valutazione psicologica o psicomotoria potrebbe aiutare a capire meglio il suo stile di funzionamento. Ma da quello che scrive, non sembra un bambino in difficoltà, bensì un bambino con un profilo atipico e precoce.

Il rischio maggiore, in questi casi, non è che non impari a colorare, ma che associ il disegno all’obbligo e alla frustrazione. E questo sì, sarebbe un peccato.

Un caro saluto.