Psicologa Gloria Simoni

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Psicologa Gloria Simoni

Psicologa, Sessuologa, Specializzanda in Psicologia Perinatale e in Psicoterapia Sistemico Relazionale

Non riesco a mantenere relazioni ed essere all'altezza di un rapporto a due.

Non riesco a sentirmi all’altezza di un rapporto profondo con la persona che ho accanto. Mi manca la capacità di provare un’empatia autentica: ciò che riesco a offrire è soltanto un simulato fluire di parole, privo di quella verità emotiva che dovrebbe sostenere una relazione. Ho purtroppo sperimentato molte volte questa realtà,; nel corso della mia vita, ho gettato al vento amori e amicizie per questo. Mi sento inadeguato, privo di energia e per nulla maturo emotivamente. Le persone che entrano in relazione con me, inizialmente, sono attratte dalla mia capacità dialettica e espressiva. Trasmetto questa impressione. Purtroppo, è solo un modo per alimentare quell'aurea di sicurezza e intraprendenza. La realtà è sottotraccia e pian piano viene fuori, alimentando delusione e sconforto. Non sono capace poi di mantenere le promesse che faccio agli altri e soprattutto a me stesso. La conclusione è il fallimento, con la conseguenza dell'allontanamento di chi ha posto fiducia su di me e infine l'isolamento.

Quello che descrive è molto doloroso, e il modo in cui lo racconta mostra una grande lucidità, non superficialità. La sensazione di “recitare” nelle relazioni, di usare le parole come schermo, spesso non nasce da mancanza di empatia, ma da una difesa profonda: un modo appreso per restare in contatto senza esporsi davvero al rischio di essere visti nella propria fragilità.

L’energia che sente mancare, l’impressione di immaturità emotiva, il non riuscire a mantenere le promesse non parlano di cattiva volontà, ma di un sovraccarico interno: come se una parte di Lei fosse molto avanti sul piano intellettuale, mentre un’altra fosse rimasta indietro sul piano emotivo, forse perché in passato non c’è stato spazio o sicurezza per svilupparla.

Il punto importante è questo: la sua empatia non è assente, è dissociata. È più facile parlare di emozioni che sentirle davvero in relazione. Quando poi l’altro chiede presenza, continuità, verità emotiva, emerge il vuoto — e con esso la vergogna, il ritiro, l’isolamento.

Non è una condanna definitiva, né un tratto fisso della sua identità. È un funzionamento che può essere compreso e trasformato, ma richiede un lavoro terapeutico profondo e paziente, centrato non su “come essere all’altezza”, bensì su come tollerare l’intimità senza doversi esibire.

Il fatto che Lei soffra così tanto per queste dinamiche indica che desidera legami autentici. Questa sofferenza non è il segno del suo fallimento, ma il punto da cui può iniziare un cambiamento reale, meno brillante forse, ma molto più vero. Rimango a disposizione, un saluto.