Psicologa Gloria Simoni

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Psicologa Gloria Simoni

Psicologa, Sessuologa, Specializzanda in Psicologia Perinatale e in Psicoterapia Sistemico Relazionale

Come si può rinunciare all’ unica persona amata per 40 anni?

Mio marito ha deciso di lasciarmi. Siamo insieme da quasi 40 anni, io ho 53 anni, lui 58, due meravigliosi figli di 22 e 20 anni. Quattro anni fa mi sono resa protagonista di una vicenda assurda per me per la mia persona per la mia educazione. Ho intrapreso molteplici relazioni virtuali con altri uomini. Tramite un gioco sul telefono si passava poi a telegram e poi foto e conversazioni. Io ritoccavo le foto, mi facevo bella con filtri e posavo da vera pornodiva. Scoperta da mio marito e toltomi il telefono è tutto magicamente finito. È stato come vivere una seconda vita parallela alla reale non mi so spiegare perché. Da allora è cambiato tutto e oggi a distanza di 4 anni mi ha nuovamente rinfacciato tutto. Questo è accaduto perché noi lavoriamo anche insieme e io ho combinato pasticci sul lavoro, perciò adesso ha definitivamente deciso di finirla, mi ha detto di raccogliere le mie cose e andarmene. Il mio problema è che non riesco ad accettare che la nostra storia, emblema di romanticismo e perfezione per tutti, possa finire così. Non capisco nonostante ci ho messo tutto l’impegno, che lui non sia riuscito a superare quello che è accaduto. Lo reputo una persona intelligentissima, per me perfetto sotto tutti i punti di vista, come fa a non vedere che sono sinceramente pentita, che non è più accaduto nulla nè mai accadrà. Lui pensa che io sia solo una falsa e bugiarda, ma non è così, dice che non si fida più di me. Ed è difficile pensare che possa finire, quando poi penso che quando si è sereni e tranquilli, si va d’amore e d’accordo.

Buongiorno, capisco la profondità del Suo smarrimento: dopo quasi quarant’anni, non è solo una relazione che rischia di finire, ma un intero senso di continuità della vita. È naturale che Lei faccia fatica ad accettarlo, soprattutto perché dentro di sé sente di aver capito, di essersi fermata, di essere cambiata.

Dal punto di vista emotivo, però, Lei e Suo marito oggi vi trovate in due punti molto diversi. Lei guarda al presente e al percorso fatto dopo quell’episodio; lui, invece, sembra ancora emotivamente legato a ciò che è accaduto allora. Quando una persona perde la fiducia, non è raro che quell’immagine dell’altro resti “cristallizzata”: anche se i comportamenti cambiano, la sensazione interna di inganno può non ricomporsi. Non è una questione di razionalità o di intelligenza, ma di sicurezza profonda.

C’è anche un aspetto importante che riguarda Lei: quella “vita parallela” che descrive non definisce chi è, ma racconta che in quel momento c’era un bisogno, forse di sentirsi vista, desiderata, diversa da come si percepiva nella quotidianità. Comprenderlo davvero, senza giudicarsi ma con onestà, è fondamentale non tanto per convincere lui, quanto per ritrovare un senso interno più solido.

La parte più difficile, in questo momento, è accettare che l’altro possa non riuscire a fare lo stesso percorso che ha fatto Lei. Il rischio è restare bloccata nel tentativo di farsi riconoscere nel cambiamento, quando invece lui sembra aver già preso una distanza emotiva importante.

Questo non toglie valore alla vostra storia, né cancella ciò che siete stati. Ma ora la sfida per Lei è doppia: da una parte, trovare un modo dignitoso e autentico per esprimergli ancora ciò che sente, senza implorare; dall’altra, iniziare lentamente a spostare l’attenzione su di sé, su come attraversare questa rottura senza sentirsi annullata. Rimango a disposizione, un saluto!

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