Dott.ssa Ileana Ambrosio

Dott.ssa Ileana Ambrosio

Psicologa, Psicoterapeuta

Senso di colpa per aver tradito

Buon pomeriggio,
Mi chiamo Piera e ho 37 anni. Sto insieme al mio attuale compagno da 16 anni. E' una storia molto intensa, nata tra i banchi dell'università e animata da tanti progetti personali e professonali. Abbiamo attraversato momenti di difficoltà e ci siamo sempre supportati reciprocamente. Nel 2010 inizio a lavorare per un'azienda nella quale svolgevo esattamente il lavoro che desideravo ed in più io ed il mio compagno iniziammo a convivere. Agli inizi del 2011 accadde, quello che tuttora definisco il più grave errore della mia vita.

Iniziai, una relazione parallela con un collega più giovane di me durata per alcuni mesi. Inizialmente, trovai in questa persona la via di fuga o meglio un senso di evasione dalla mia storia preesistente che di suo non aveva nessuna pecca avendo un compagno adorabile.

Andai via di casa e tornai a vivere con la mia famiglia. Dopo le bugie iniziali, raccontai tutto l'accaduto al mio compagno il quale cadde in un profondo periodo di sofferenza. Nonostante, i sensi di colpa mi tormentassero e mi promettessi continuamente di interrompere la storia con l'altro, continuavo a cadere in tentazione, nel rivederlo tutti i giorni a lavoro. In cuor mio e nella mia testa sapevo che non era assolutamente adatto a me e dedussi che era solo e pura attrazione passeggera.

Nei periodi di vacanze, riuscivo completamente ad allontanarmi da lui, ma non appena rientrvo a lavoro il tormento ricomiciava. La storia andò avanti per circa un anno e nel frangente i rapporti tra me ed il mio compagno erano sempre vivi (ci continuavamo a supportare come avevamo fatto in passato ed entrambi, anche se da diverse prospettive soffrivamo per come le cose erano andate, ovviamente più a livello fraterno, ma non come una coppia).

Ad un certo punto, trovai la forza di chiuedere la storia con l'altro e la mia decisione fu rafforzata dal suo licenziamento. Interruppi tutti i rapporti con lui e continuai a coltivare il rapporto col mio compagno. Il tutto ovviamente è stato tutt'altro che semplice, poichè io ero tormentata dai sensi di colpa ed il mio compagno dalla delusione di aver perso per sempre la persona in cui aveva creduto da sempre. Passarono alcuni mesi, ed insieme decidemmo di lasciare i nostri rispettivi lavori in Italia per ricominciare un nuovo progetto di vita all'estero con nuovi compromessi e puntando sul fattore tempo per far riemarginare le ferite.

Insomma, ci siamo dati una seconda possibilità che tra alti e bassi sta funzionando alla grande. Sono passati 6 anni dall'accaduto e ad oggi ancora vivo profondi sensi di colpa che emergono soprattutto nei momenti di debolezza.

Vi sarei molto grata se poteste aiutarmi. Mi scuso per l'essermi dilungata molto. Cordialità.

Salve.

L’uso del verbo tradire ha già in sé una declinazione ambigua: si tradisce un amico, un compagno, un segreto, ma d’altro canto, un pensiero, un’espressione, uno sguardo, possono tradire una verità. Questa ambiguità restituisce l’adeguata complessità all’esperienza dell’umano e ci dice che si può “tradire senza tradire”, ovvero mancare ad un patto in nome di una fedeltà più profonda, più urgente o più alta.  Il tradimento (e con esso il conseguente senso di colpa) è un discorso centrale alla storia della religione cristiana, ma gli studiosi della materia sostengono che il tradimento di Giuda fu necessario alla salvezza dell’umanità. Ancora, per rimanere in tema biblico, se Adamo ed Eva non avessero tradito, macchiandosi e macchiandoci del peccato originale la umana specie non sarebbe mai esistita. Il tradimento in questo senso è la rottura del patto originario, qualcosa che rompe l’illusione di una simbiosi, di coincidere perfettamente ed eternamente con ciò che l’altro vorrebbe che noi fossimo e viceversa. Le cose non stanno così, alla lunga… L’ideale deve fare i patti con il reale, con il quotidiano, con il finito. Lei è stata coraggiosa a tradire, a separarsi e poi a tornare. Il suo compagno lo è stato ad ascoltare, accettare, aspettare e soprattutto a perdonare. Entrambi vi siete scelti, non una, ma più volte e non attraverso una scontata e inconsapevole simbiosi che schiaccia e nega ogni fantasia e desiderio al di fuori dell’altro, di un noi magari rigido e sclerotizzato, ma permettendovi di portare dentro il vostro rapporto, l’ombra necessaria ad ogni luce. E grazie ad essa avete sofferto, siete cresciuti e poi vi siete ancora amati.

La rottura del tradimento è la più profonda delle separazioni e come tale mette fine a quella meravigliosa sensazione di essere tutt’uno con l’altro -(come nella pancia della madre che in un certo senso “tradisce” quando attraverso il parto mette al mondo il bambino, ma che, se non facesse così, lo ucciderebbe)-,  e con profondo dolore, genera, un’improvvisa e profonda separazione.

Quale fedeltà è più profonda e alta di quella verso l’uomo o la donna che amiamo? Quella verso noi stessi. La prima persona al cui cospetto rimanere fedeli siamo noi stessi, se per fare questo tradiamo l’altro, agiamo un’ambivalenza necessaria ad un passaggio, ad una crescita, ad un’integrazione di parti in opposizione tra esse. Ora non sappiamo il motivo (e forse non è necessario) per il quale lei ha avuto il bisogno di tradire il suo compagno, ma sicuramente in quel momento ha obbedito a delle “istanze” pressanti che l’allontanavano da lui. Forse aveva bisogno di confrontarsi con un altro maschile, o di prendere tempo per quanto riguarda la scelta della convivenza…. Non lo sappiamo. Ma quello che sappiamo guardando da qui e ora la sua storia è che, ad un certo punto, ha avuto bisogno di allontanarsi per poi riavvicinarsi più di prima.

Adesso avete scelto di ricominciare.

Quanto vuole permettere ai “demoni della colpa” di abitare il vostro spazio di relazione ed intimità è una sua scelta. Se sente il bisogno di elaborare ciò che è accaduto in profondità può scegliere di farlo senza necessariamente appesantire ma piuttosto proteggendo l’amore ritrovato.