Mi sembra di vedere la vita nuda e cruda, senza senso

Salve, sono una ragazza di 26 anni, figlia di una madre severa e depressa, caduta in depressione quando nacqui io, la seconda di tre figli, e un padre opprimente, che mi ha sempre umiliata. Iniziai a sentirmi depressa alle elementari (ero schiva, non avevo amici), poi alle medie iniziarono i disturbi alimentari (condotte restrittive) e al liceo soffrii di Binge (periodo in cui concepii idee suicide). All’università studiai fuori, ritrovando così un po’ di serenità, ma in realtà i problemi non erano finiti: temevo il giudizio degli altri, mi svalutavo continuamente, mi sentivo inutile, iniziai ad ubriacarmi spesso con gli amici e capii che mi sentivo attratta da quarantenni, soprattutto quelli più stronzi. Le mie condotte “autolesioniste” mi costarono perfino uno stupro. Ora mi sento come una barca in mezzo al mare, non so quale sia la direzione da prendere (come in ogni situazione) e faccio frequentemente esperienza del “vuoto”: mi sembra di vedere la vita nuda e cruda, senza senso, e quando mi viene questo pensiero non riesco più a fare quello che stavo facendo e devo interrompere ogni azione. I miei, tra l’altro, vorrebbero che stessi sempre con loro e io sono spaventata dall’idea che un domani dovrò tornare a vivere con loro (perché non si trova lavoro).Mi chiedo: ho una nevrosi? Necessito di psicofarmaci? Che tipo di terapia fa al mio caso? Ho bisogno di un analista maschio per migliorare il rapporto pessimo che ho col maschile? Grazie!

Salve, quando si nasce nel dolore, cresciamo pensando che la vita stessa sia dolore. Il dolore diventa parte di noi, come un vestito che ci viene cucito addosso e di cui non riusciamo a liberarci. Le sue paure sono fondate, soprattutto quando una persona sperimenta nuove esperienze più gratificanti e nutritive. Ma le ferite non curate continuano a sanguinare e dovrebbero essere curate. Rimarrà sempre una cicatrice, ma la ferita non farà male. Lei mi chiede se necessita di una terapia o di un sostegno e io le rispondo che traumi come il suo (stupro, mancanza di affettività genitoriale) insieme a una mancanza di autostima e continua autosvalutazione necessitano di una cornice di ascolto. Prima di consigliarle una terapia farmacologica, le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo prima, i farmaci curano, ma non potranno mai aiutarti ad elaborare il tuo vissuto.