Il mio approccio

Ipnosi come "focalizzazione" su qualcosa: questo 'concentrarsi' può essere rivolto all'interno, ai propri pensieri, oppure ad attività esterne come essere assorti, coinvolti in una qualche attività personale particolarmente interessante o impegnativa... e ci si dimentica del resto: nella cultura anglosassone è chiamato "flow" ("flusso"). Per non parlare di come questo stato di coscienza 'alterato' viene sfruttato da artisti e atleti nelle loro performance, tempi di reazione e creatività, o sfruttato in situazioni estreme di sopravvivenza.

È perciò una condizione naturale? Certamente, ma per renderla terapeutica c'è bisogno di 'disciplinarla' attraverso qualcuno che dall'esterno, con tecniche indirette ("colloquiali") come domande, suggerimenti, oppure dirette come suggestioni, induzioni al rilassamento, permetta alla persona di mitigare tutto quel "chiacchiericcio" che ha in testa soprattutto nei momenti di confusione e/o sofferenza.

Risultato? Un riassestamento fisiologico, dunque psicologico (e viceversa), ma quest'ultimo avviene in gran parte perché focalizzarsi, concentrarsi, permette di raggiungere uno stadio psichico denominato "dissociazione", in cui una parte della mente continua nei suoi automatismi (pensieri e immaginazione o monitoraggio di gesti e azioni) mentre un'altra si permette di liberarsi dalle costrizioni della razionalità stagnante, ciclica, e produce invece intuizioni ed idee 'diverse' dal solito: quindi giunge a poter cambiare "le carte in tavola" per quanto riguarda schemi psicologici, comportamenti e vissuti emotivi, riallineando la persona sulla scìa di un vivere più in consonanza ed armonia tra corpo e cervello.