La figlia della mia compagna non mi accetta
Salve, sono Giuseppina e ho da circa tre anni una relazione con una compagna separata e con figli, uno di 19 anni e una di 17. La mia compagna ha lasciato l’ex marito e sta con me, che sono una donna. Soprattutto la figlia non riesce ad accettarmi e io non so più cosa fare. Cerco di accontentarla in tutti i modi, ma non so più cosa fare. Sto gettando la spugna. Il padre si è riaccompagnato e va tutto bene.
Giuseppina, da quello che racconta sembra che lei stia portando sulle spalle un peso enorme: il bisogno di essere accettata, il tentativo continuo di “fare bene”, la paura di rovinare gli equilibri della sua compagna e dei figli. Dopo tre anni, però, una cosa va detta con chiarezza: non tutto dipende da lei. Una ragazza di 17 anni che vive la separazione dei genitori, il cambiamento della famiglia e la relazione della madre con un’altra donna può attraversare emozioni molto forti e confuse: rabbia, lealtà verso il padre, paura di perdere la madre, vergogna sociale, senso di tradimento, conflitto identitario. A quell’età spesso queste emozioni non vengono espresse apertamente, ma attraverso rifiuto, freddezza, opposizione o svalutazione. Il punto importante è questo: più lei cerca disperatamente di farsi accettare “accontentandola in tutti i modi”, più rischia di entrare in una posizione molto dolorosa. Quasi come se dovesse meritarsi il diritto di stare accanto alla sua compagna. E questa è una posizione che, nel tempo, logora profondamente. Inoltre c’è un’altra dinamica che spesso si crea in queste situazioni: il figlio o la figlia diventano inconsapevolmente il centro emotivo della coppia. Tutto ruota attorno alla loro approvazione. La relazione smette di vivere liberamente e comincia a vivere sotto esame. Dopo un po’, chi sta fuori dal nucleo originario, in questo caso lei finisce per sentirsi sempre “l’ospite”, mai davvero legittimata. Il fatto che il padre si sia rifatto una vita “senza problemi” non significa che la situazione sia uguale. I figli non reagiscono sempre allo stesso modo alla madre e al padre. Con la madre spesso esistono legami più fusionali, più profondi, più difficili da separare. E a volte la nuova compagna della madre viene vissuta, inconsciamente, non solo come “una persona nuova”, ma come qualcosa che mette in discussione l’immagine stessa della famiglia conosciuta fino a quel momento. Questo non giustifica atteggiamenti ostili, ma aiuta a capire che lei non può risolvere tutto con disponibilità e sacrificio. Forse oggi la domanda non è più: “Come faccio a farmi accettare?” Ma: “Quanto sto annullando me stessa nel tentativo di essere accolta?” Perché quando una persona inizia a dire “sto gettando la spugna”, spesso è già molto stanca interiormente. E quella stanchezza va ascoltata. Lei può essere rispettosa, paziente, aperta. Ma non può occupare il posto della “figura perfetta” che toglie ogni dolore ai figli della sua compagna. Quel dolore, quella rabbia e quella fatica appartengono anche alla loro storia familiare e devono essere attraversati da loro, non riparati da lei. Sarebbe importante anche capire un altro aspetto: la sua compagna come si pone in tutto questo? Riesce a darle un posto chiaro nella relazione? La tutela emotivamente? Oppure lei si sente lasciata sola a conquistare la figlia? Perché cambia molto. Tantissimo. Una relazione adulta regge quando la coppia riesce a restare coppia anche dentro le difficoltà familiari. Se invece uno dei partner rimane continuamente in attesa dell’approvazione dei figli, l’altro finisce per vivere in una posizione fragile e precaria. Non smetta di vedere anche se stessa dentro questa storia. Non solo il bisogno degli altri. Ricevo in studio a Grottammare e Cupra Marittima, oltre che online. Dott.ssa Linda Speziali – Psicologa Clinica [email protected]