Dott. Lorenzo Pascazi

Dott. Lorenzo Pascazi

Psicologo Clinico Specializzando in Psicoterapia Gestalt Analitica

Come si risolve?

Ciao, sono Beatrice ho 24 anni e vivo a Roma. Mi fa strano scrivere qui, eppure era l’unico modo per aprirmi. Sono in un burn out che dura da un bel po di mesi. Studio e sono al termine, dovrei laurearmi a Luglio. la cosa che più mi spaventa sono questi tre ultimi esami che ho. ho mentito alle persone a me care, a riguardo. Penso di averlo fatto per il semplice ed unico motivo che sento questa pressione addosso di dover fare tutto di corsa. questo mi porta a non concentrarmi nello studio e soprattutto a prendere decisioni azzardate. penso sempre al peggio, penso che l’unica soluzione sia quella di togliermi la vita. l’ho fatto un sacco di volte, sento che l’unica via d’uscita a questo grande errore commesso, non sia quello di presentarmi e passerei questi esami, bensì quello di aprire la finestra e buttarmi di giù. Vivo da sola, e in molti momenti mi sono ritrovata al limite. Ma ogni volta che ero sul punto di farlo, tornavo indietro per la paura. la paura ancora non so di cosa, perché poi appena ritorno lucida, continuo a vedere tutto buio e a vedere come unica soluzione quella di non esserci più. non riesco a dormire bene la notte e non riesco a chiedere aiuto ai miei genitori perché il loro unico pensiero sarebbe quello che gli ho mentiti, per l’ennesima volta. Sì ho mentito e mento tante volte, tendo a nascondere la verità, soprattutto riguardo gli studi, perché è come se volessi evitare di deluderli, ma allo stesso tempo lo faccio. è come se volessi “illuderli” per non fargli preoccupare e ritrovarmi poi da sola ad affrontare i mattoni. Ma davvero io ora non sono più in grado. Devo sì mettercela tutta per passare questi esami e laurearmi tra due mesi, ma allo stesso tempo nella mia mente c’è sempre quella vocina che mi dice “ se va male cadi nel burrone”. Eppure ho una vita molto attiva, ho molti amici, sono fidanzata, faccio molte attività extra ricevendo anche molte soddisfazioni. Ma non vedo il mio futuro, vedo che finirà perché ho nella mente sempre quel pensiero. Quel pensiero dovuto a questo stress causato dalla mia bugia, e non perché non volessi studiare, ma perché mi sono resa conto che dall’anno scorso sono bloccata, sono in un burnout che mi divora dentro. Non so a cosa sia dovuto, e mi capita ogni volta che sono al termine di un percorso, principalmente di studi. Mi accordo che la pressione che ricevo o meglio che penso di ricevere da parte dei miei genitori mi porta a mentire e bloccarmi. Ma io ora ho bisogno di sbloccarmi di reagire. Come risolvo tutto questo? sono andate molte volte in terapia e poi ho lasciato. Io come lo affronto? come chiedo aiuto?

Gentile Beatrice,

la ringrazio per la condivisione e per aver trovato il coraggio di raccontare qualcosa di così doloroso e difficile da sostenere da sola.

Dal suo racconto mi arriva tutta la fatica, la pressione e il senso di angoscia che sembra vivere in questo momento della sua vita, soprattutto con l’avvicinarsi alla conclusione del percorso universitario. Ciò che descrive non sembra parlare di mancanza di volontà o superficialità, ma di una condizione di profonda saturazione emotiva e psicologica che, nel tempo, può portare anche a sentirsi bloccati e ad avere pensieri estremi come quelli che racconta.

Talvolta, nascondere la verità alle figure di riferimento non deriva semplicemente dal desiderio di “ingannare”, ma rappresenta un tentativo faticoso di proteggersi dal timore di deludere le aspettative altrui o dal peso di sentirsi giudicati. È come se, nel tentativo di non preoccupare gli altri, lei si fosse ritrovata a sostenere tutto da sola, fino ad arrivare a un livello di esaurimento molto profondo.

Ciò che racconta rispetto ai pensieri di morte merita però molta attenzione. Quando il pensiero di “non esserci più” diventa così presente e concreto, soprattutto nei momenti di forte solitudine e stanchezza emotiva, è importante che lei non rimanga sola a gestirlo. Anche se oggi può sembrarle difficile o impossibile, chiedere un aiuto diretto (a un/una professionista, a una persona fidata o a un servizio di supporto psicologico) può rappresentare un passo fondamentale per alleggerire questo peso e interrompere il senso di chiusura in cui si trova.

Può essere importante anche interrogarsi sul fatto che questo blocco sembri ripresentarsi proprio nelle fasi finali dei percorsi di studio. A volte, alcuni momenti di passaggio o cambiamento possono attivare paure profonde, aspettative interiori molto elevate o dinamiche relazionali che finiscono per paralizzare anziché sostenere.

Più che concentrarsi esclusivamente sugli esami o sulla “bugia”, credo possa essere utile iniziare a guardare con maggiore attenzione alla sofferenza che sta cercando di comunicare attraverso questi blocchi e questi pensieri. Non come un fallimento personale, ma come un segnale che qualcosa dentro di lei, da tempo, sta chiedendo ascolto.

Riaprire un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro in cui comprendere meglio queste dinamiche, senza giudizio e senza dover affrontare tutto da sola.

Augurandole il meglio, se dovesse avere bisogno, può comunque contattarmi telefonicamente, anche via WhatsApp, oppure scrivermi alla mail: [email protected].

Un caro saluto,
Dott. Lorenzo Pascazi

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