Dott. Luca Rozzi

Dott. Luca Rozzi

Psicologo, Psicodiagnosta, Neuropsicologia, Consulente Tecnico di Parte

Sessualità

Buongiorno, a cinquanta anni mi trovo a fare i conti con il vero me stesso. Con mia moglie ho gettato ogni maschera e questo è un bene perché siamo veri. Intorno ai 19 anni sono caduto in depressione ansiosa dopo la fine brusca del mio primo amore. Sono stato male anche fisicamente (colite ulcerosa, emicrania). Il sesso è lentamente diventato fonte di ansia ma, ricostruendo me stesso su forza e virilità, ho "mascherato" in ogni mia relazione questo aspetto.
Fino a quando ho conosciuto mia moglie, o almeno dopo che ci siamo sposati. Non ho più voluto e potuto fingere, ma oggi mi trovo senza riuscire a fare più sesso e lei ne soffre molto, ovviamente.
È come se l'intimità mi scatenasse un incendio emotivo che mi angoscia. Riesco a viverla come ho sempre fatto: grande bisogno di sfogare l'impulso se lo stimolo mentalmente, ma l'intimità, quella vera, è assente, schivata.
Ho sempre desiderato le donne e tuttora è così, ma l'atto ha perso di forza. Sicuramente gli antidepressivi fanno il loro, ormai sono vent'anni che li assumo.
Mi sento in colpa e odio dover spiegare sempre le stesse cose... spiegare quanto la depressione smorzi tutto e non dipende da quanto e come desidero mia moglie.
Sono spossato. A volte desidero che anche lei sia come me, godendoci i sentimenti più profondi, meno "genitali". Ma forse è qui il problema: perché i genitali li considero meno profondi? C'è come un mio giudizio negativo sull'atto sessuale, ne subisco il desiderio ma lo giudico.
Stiamo facendo terapia di coppia, ma la cosa è lenta... Grazie per eventuali risposte.

Salve,

dal suo messaggio emerge una grande capacità di riflessione su se stesso e sulla sua storia personale. Non è semplice arrivare a mettere in parole certi vissuti, e il fatto che lei lo stia facendo è già un passaggio importante.Da quello che racconta sembra che, dopo la fine del suo primo amore e il periodo di depressione vissuto intorno ai 19 anni, si sia strutturato nel tempo un modo di affrontare la relazione e la sessualità in cui la forza, la virilità e la performance hanno avuto anche la funzione di “proteggere” parti più vulnerabili di sé. Spesso queste strategie nascono proprio come forme di adattamento: servono a tenere insieme la propria identità e a continuare a stare nelle relazioni.Con sua moglie, però, sembra essere accaduto qualcosa di diverso: lei scrive che ha gettato la maschera e che tra voi c’è molta autenticità. Questo, da un lato, è un grande valore nella relazione; dall’altro può rendere più difficile sostenere alcune dimensioni dell’intimità se prima erano in parte sostenute proprio da quella “maschera”.Quando parla dell’intimità che scatena un “incendio emotivo”, descrive una dinamica che non è rara: a volte il desiderio è presente, anche forte a livello mentale o fantasioso, ma la vicinanza reale attiva ansia, tensione o una sorta di blocco. In queste situazioni il problema non è necessariamente l’assenza di desiderio per il partner, quanto piuttosto la difficoltà a stare dentro l’intimità senza che si attivino emozioni troppo intense o giudizi interiori.È interessante anche il passaggio in cui si chiede perché tenda a considerare i genitali “meno profondi” rispetto ai sentimenti. A volte alcune persone sviluppano, nel tempo, una sorta di giudizio interno sul desiderio sessuale, come se fosse qualcosa di meno nobile o meno autentico rispetto alla dimensione affettiva. Quando questo accade, può crearsi un conflitto interno: da una parte il desiderio c’è, dall’altra viene in qualche modo criticato o svalutato. Questo conflitto può contribuire a rendere l’esperienza sessuale più carica di tensione.Va poi considerato anche un aspetto medico: molti antidepressivi, soprattutto se assunti per lunghi periodi, possono incidere sul desiderio, sull’eccitazione o sulla risposta sessuale. Se non lo ha già fatto, potrebbe essere utile parlarne anche con lo specialista che la segue dal punto di vista farmacologico.Il senso di colpa che descrive verso sua moglie è comprensibile, ma rischia purtroppo di alimentare un circolo difficile: più si sente in colpa e sotto pressione, più aumenta l’ansia legata alla sessualità, e questo può rendere l’intimità ancora più faticosa.Il fatto che stiate facendo terapia di coppia è sicuramente un elemento positivo. A volte questi percorsi richiedono tempo perché non si tratta solo di “risolvere un sintomo”, ma di comprendere meglio la storia personale, i significati che la sessualità ha assunto nella relazione e il modo in cui ciascuno vive l’intimità.

Può essere utile, nel lavoro terapeutico, esplorare alcuni aspetti come:

  • il significato che la sessualità ha avuto nelle diverse fasi della sua vita;

  • il rapporto tra desiderio, vulnerabilità e ansia;

  • i possibili giudizi interiori legati al piacere o all’atto sessuale;

  • il modo in cui lei e sua moglie potete costruire forme di intimità che non siano vissute solo come “prestazione”.

Dal suo racconto non emerge assenza di sentimento o di desiderio verso sua moglie; piuttosto sembra esserci una grande fatica nel tenere insieme desiderio, intimità e serenità emotiva. Sono aspetti che spesso hanno radici profonde, ma che possono essere compresi e rielaborati nel tempo.

Le auguro che il percorso terapeutico possa aiutarla a dare senso a queste dinamiche e a trovare, insieme a sua moglie, modalità di vicinanza che siano sostenibili e autentiche per entrambi.

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Dott.Luca Rozzi

Psicologo, Psicodiagnosta, Neuropsicologia, Consulente Tecnico di Parte - Pisa

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