Dott. Luca Rozzi

Dott. Luca Rozzi

Psicologo, Psicodiagnosta, Neuropsicologia, Consulente Tecnico di Parte

Posso sperare di avere una terapia psicoanalitica per tutta la vita?

Posso sperare di avere una terapia psicoanalitica per tutta la vita? Sto scrivendo questa domanda in lacrime perché ho molta paura del futuro e mi è venuta un po' una crisi. È da quasi un anno che sono in analisi e mi sto trovando molto bene con il mio terapeuta, nonostante qualche discussione iniziale. Grazie all'analisi ho capito e sto capendo molte cose di me e, inevitabilmente a quanto pare, mi sono molto affezionata al mio analista. Sono consapevole che ci proietto l'immagine di un mio parente morto quando avevo 16 anni che era la mia figura di riferimento primaria e mi ha lasciato un vuoto incolmabile. E questo vuoto sento che ci sta riuscendo il mio analista a sanarlo in qualche modo, solo che il mio terrore più grande è che la terapia finisca. Ho paura che se anche durasse per 20 anni, il solo pensiero che a causa della sua pensione (è piuttosto giovane quindi il tempo sarebbe lungo, ma io ci penso già ora) mi mandi via da un altro terapeuta, mentre lui sarà da qualche parte e non potrò raccontargli cosa avrò fatto o starò facendo mi devasta. Di questa mia paura gliene ho già parlato e mi ha detto che sarebbe meglio concentrarsi sul qui e ora e che magari in futuro potrei essere io a non avere più bisogno dell'analisi e io gli ho risposto, forse in modo un po' deciso, "e invece no, non succederà" e mi ricordo che ha posto la frase successiva con un "eventualmente". Gli ho promesso che mi sarei concentrata sul qui ed ora perché oggettivamente il futuro è incerto e mi racconto dentro di me che magari in futuro potrebbe avverarsi questa eventualità, che lui possa anche vedermi dopo la pensione, ma sento e leggo tanti articoli contrastanti sull'argomento. C'è chi dice che è possibile e dipende dal paziente, c'è chi dice che sarebbe meglio di no perché crea dipendenza nel paziente. Io vorrei solo che mi vedesse il più a lungo possibile senza che una scartoffia decida al posto mio (o "nostro" se posso permettermi) di continuare a mantenere la relazione terapeutica. Vorrei solo avere la libertà di decidere di vederlo quando voglio a seconda delle necessità (un periodo per una volta a settimana o una volta ogni tot mesi) senza che sparisca per la pensione. Questa paura in questo momento mi devasta così tanto che, a volte ho la voglia, paradossalmente, di lasciare la terapia da lui, perché penso che se non ho proprio scelta che avvenga questa separazione burocratica, tanto vale cercare un altro sguardo che può esserci senza impedimenti di scartoffie varie. Però allo stesso tempo non voglio perché non voglio separarmi da lui e non so che fare. Con lui parlo liberamente e con trasporto in seduta e mi sento viva, poi mi ricordo della pensione e cerco di essere distante, ma non ce la faccio ad non essere felice con lui, ma la paura rimane, come se ci fosse una bomba a orologieria sotto il lettino analitico in cui cerco di dimenticarmi la presenza per parlare con gioia con lui in seduta. Grazie a chi è arrivato fin qui e mi risponderà. P.s. scusate la mia sfattataggine, ma risparmiatemi la frase "lo porterai dentro" e "interiorizzazione" perché io non voglio nessuno dentro, ma lo voglio vedere di persona e parlarci possibilmente.

Cara Alessia, quello che descrivi sembra coinvolgere aspetti molto profondi e comprensibilmente delicati della relazione con il tuo terapeuta. Forse può essere utile partire dal riconoscere che affezionarsi al proprio terapeuta, soprattutto all’interno di un percorso intenso e significativo, non è di per sé qualcosa di anomalo né necessariamente un segno di dipendenza. Anche la durata di una psicoterapia non può essere definita in modo uguale per tutti: alcune terapie sono più brevi, altre possono accompagnare una persona per molti anni, e ciò dipende da molte variabili, comprese le esigenze del paziente, il tipo di percorso, il contratto terapeutico e le condizioni concrete che nel tempo possono cambiare. Allo stesso tempo, può essere difficile avere oggi una garanzia assoluta rispetto a ciò che accadrà fra molti anni, perché nella vita professionale e personale di ciascuno possono intervenire cambiamenti non prevedibili. Mi sembra però che, nella tua domanda, il tema della durata della terapia si intrecci in modo molto forte con quello della separazione e della perdita. Tu stessa colleghi il rapporto con il tuo analista alla figura di un parente molto importante che hai perso a 16 anni, e questo collegamento potrebbe essere un elemento prezioso da esplorare insieme a lui, senza necessariamente dover arrivare subito a una conclusione. Potrebbe essere interessante osservare, per esempio, cosa accade dentro di te quando immagini una possibile separazione futura e come questa paura influenzi il modo in cui vivi oggi la relazione terapeutica. Il pensiero di lasciare la terapia prima, pur non desiderandolo davvero, potrebbe forse essere compreso come un tentativo di proteggerti dall’eventualità di una perdita futura; ma è solo una possibile lettura, che avrebbe senso verificare all’interno del vostro lavoro, senza darla per scontata. In un’ottica di Analisi Transazionale, si potrebbe anche esplorare se alcune esperienze del passato abbiano contribuito a costruire aspettative o timori rispetto alle relazioni importanti, soprattutto quando diventano molto significative. Questo non significa che il tuo desiderio di continuare a vedere il terapeuta debba essere corretto o superato: può invece diventare parte del materiale terapeutico, insieme alla paura, alla rabbia, al bisogno di continuità e al timore che qualcosa possa interrompersi. Forse non è necessario stabilire ora quanto dovrà durare la terapia o immaginare già oggi cosa accadrà al momento della pensione del tuo analista. Potrebbe essere sufficiente continuare a dare spazio, nel presente, a ciò che questa eventualità suscita in te, anche tornando sull’argomento più volte se ne senti il bisogno. Nel tempo, il significato che attribuisci alla relazione terapeutica e alla sua possibile conclusione potrebbe anche modificarsi, oppure restare importante in modi diversi. L’aspetto forse più utile da osservare è il modo in cui il timore di una separazione futura entra nella relazione di oggi, perché proprio lì potrebbe esserci qualcosa di importante da comprendere insieme al tuo terapeuta.

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Psicologo, Psicodiagnosta, Neuropsicologia, Consulente Tecnico di Parte - Pisa

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