Rapporto madre vedova e figli

Io sono vedova da 4 anni e ho 3 figlie di 29, 25 e 21 anni. Mio marito è mancato a gennaio 2022, dopo una malattia degenerativa durata quasi 9 anni. Io l’ho curato per tutti questi anni con fatica e grandi sacrifici per mandare avanti la famiglia. Ho fatto studiare tutte e tre le mie figlie; una si è laureata e ora lavora presso l’ospedale dopo aver vinto un concorso, con un contratto a tempo indeterminato.
A luglio 2022 ho avuto un infarto, forse causato dallo stress accumulato, ma la sorella di mio marito si è permessa di chiedere una relazione al mio medico di base per mandarmi in una struttura protetta senza la mia autorizzazione e questa cosa mi ha creato dentro di me ansia e stress. Io ero stanca fisicamente perché le mie figlie erano andate dalla zia a chiedere di fare qualcosa, sempre a mia insaputa.
Io avevo già vietato altre volte di chiedere informazioni sulla mia salute.
Poi, dopo due anni, ho incontrato un uomo, vedovo anche lui e con due figli maschi, e ho incominciato a frequentarlo. I problemi economici, il mutuo e i debiti lasciati da mio marito erano tanti e da sola non ce la potevo fare. Loro mi hanno detto che i loro soldi non me li avrebbero dati e allora, con tanta fatica, ho dovuto decidere di vendere questa casa.
Nel frattempo loro sono andate a convivere con il fidanzato, ma qualche mese fa si sono lasciate.
Io, da mamma, non capisco cosa abbia potuto fare per non meritarmi di parlare con loro. Non mi vogliono più parlare e neanche informarsi sulla mia salute. Io, oltre ad aver avuto un infarto, ho anche il diabete e sono invalida al 67%.
Aiutatemi a capire.

Buongiorno, ciò che descrive è una situazione familiare molto complessa e carica di sofferenza, in cui sembrano intrecciarsi lutto, anni di grande fatica assistenziale, problemi economici e cambiamenti importanti negli equilibri familiari. Per molti anni lei ha avuto un ruolo centrale di cura e responsabilità, sostenendo suo marito durante la malattia e portando avanti la famiglia. Eventi così intensi possono lasciare una stanchezza emotiva profonda, anche quando si continua ad andare avanti “facendo il necessario”.

Da quello che racconta, il rapporto con le sue figlie sembra essersi incrinato soprattutto in una fase in cui probabilmente tutti stavano vivendo fragilità diverse: loro la paura di perderla dopo l’infarto e i cambiamenti familiari, lei il bisogno di sentirsi rispettata nelle sue decisioni e non controllata o sostituita. Anche la scelta di iniziare una nuova relazione può aver avuto, per loro, significati emotivi molto diversi da quelli che aveva per lei. Questo non significa che lei abbia sbagliato a cercare un nuovo equilibrio o un supporto, ma che forse alcuni vissuti reciproci sono rimasti non espressi e si sono trasformati in distanza e chiusura.

In questo momento, più che cercare un colpevole, potrebbe essere utile provare a comprendere quali emozioni siano rimaste “bloccate” all’interno della vostra relazione familiare: dolore, rabbia, paura, senso di abbandono o incomprensioni accumulate negli anni.

Se questa situazione la fa soffrire molto, un supporto psicologico potrebbe aiutarla ad affrontare questo momento con maggiore chiarezza emotiva, comprendere meglio le dinamiche relazionali con le sue figlie e trovare modalità più serene per riaprire, se possibile, un contatto.

Un saluto, 

Dottoressa Luisa Corlianò
Psicologa

Email: [email protected]
Sede: Poliambulatorio Maglie Salus | Via Gallipoli, 59 - Maglie, Le
Ricevo anche online

cerca psicologo