Dott. Marco Fusar Poli

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Dott. Marco Fusar Poli

Psicologo Clinico e del Benessere, Psicoterapeuta in Specializzazione, Psicologo di Area Neuropsicologica

Perchè ho la sensazione di non essere presa seriamente?

Buongiorno, vorrei provare a sottoporvi un mio problema. Ho 37 anni, e da qualche tempo ho come l'impressione di vivere dentro un "tunnel". Ho un lavoro e vivo da sola ma purtroppo da quando gli amici si sono fidanzati e sono diventati genitori ci si è visti sempre di meno finendo col perdersi di vista. Piano piano ho cercato di uscire ed unirmi a gruppi locali ma vuoi un po' per il lavoro (faccio turni da lunedì a domenica variabili di settimana in settimana) vuoi un po' per impegni loro, non sono più riuscita a costruire delle amicizie durature. Non da meno spesso e volentieri la gente che incontro è già a sua volta sposata o convivente e a parte vedersi nel gruppo diventa difficile organizzare altre uscite. I miei hobby sono poi abbastanza di nicchia (vedi ad esempio: volontariato, gruppi di lettura, cineforum, corsi di formazione) spesso le persone preferiscono più discoteche o andare per locali. Mi ritrovo sovente dopo il lavoro ad uscire sola o rimanere a casa e col tempo mi sono abituata quasi. Come se essere sola fosse la normalità. E non ho neanche un compagno. Ho provato pure ad utilizzare app di incontri ma spesso e volentieri le conversazioni sono state fredde e sterili. Esempio: come ti chiami? Che lavoro fai? O si parlava solo di loro. Da parte di queste persone non ho ricevuto nessuna domanda su di me o su chi fossi, al massimo mi chiedevano del fisico. Insomma, ho avuto l'impressione di essere presa per cretina! O se non risponde rispondevo alle loro domande banali mi bloccavano o sparivano. Vorrei capire se ho qualcosa che non va e come sia possibile pur vivendo in una grande città non incontrare persone interessanti da diverso tempo. Mi hanno consigliato viaggi di gruppo e spesso ne ho fatti ma pure lì ho incontrato solo gente impegnata. Ma non esistono più i single? Sono stanca, spesso soffro di cefalee perché questo pensiero è onnipresente nella mia quotidianità. Mi sono sentita spesso una fallita, perché vorrei solo una vita come tante ragazze, qualche amica e magari un compagno a cui volere bene ma mi sembra sempre di dover fare i salti mortali e non ha senso continuare ad inventarsi delle attività da fare, quando la maggior parte della gente conosce pure per caso. E se ci fosse qualcosa in me che allontana gli altri? Mi si è insinuato questo dubbio. Mi sento in un tunnel senza uscita. Non so se potete in qualche modo darmi dei consigli. Ve ne sarei grata.

Gentile Valentina, grazie per aver condiviso con così tanta sincerità questo senso di solitudine che, come lei descrive bene, sta diventando un "tunnel" faticoso da attraversare.

Ci tengo a  validare ciò che prova: non è una "fallita" ma sta vivendo una specifica fase di vita in cui i cambiamenti sociali (amici che cambiano ritmi) e le difficoltà logistiche (i suoi turni lavorativi) hanno creato un isolamento che non dipende dalla sua volontà.

La stanchezza e le cefalee che riporta sono i segnali con cui il suo corpo le chiede aiuto, esausto per lo sforzo costante di dover "inventare" modi per socializzare senza sentirsi mai davvero vista o compresa.

Il dubbio che ci sia "qualcosa in lei che allontana gli altri" è un riflesso doloroso della solitudine prolungata e dei vari tentativi senza risultato, che finiscono per logorare l'autostima e lo spirito d'iniziativa.

Come disco spesso, lei in questo momento è bloccata ma non è certo "rotta" o peggio "sbagliata". Sono sicuro che le sarà possibile "sbloccarsi" con i giusti tempi e le giuste consapevolezze.

In questi casi può essere di grande aiuto un percorso psicologico che la aiuti superare questa fase e ad assumere un senso di abilità ed efficacia nel prendersi cura dei suoi bisogni.

Resto a sua disposizione per qualsiasi necessità, un caro saluto.

Dott. Marco Fusar Poli 

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