Dott.ssa Maria Grazia Chiappetta

Dott.ssa Maria Grazia Chiappetta

psicologo, psicodiagnosta

Voglio andarmene di casa, ma non so davvero cosa fare...

Comincio col dire che sono un ragazzo di 20 anni che vive in una città dove chi ha il sogno di diventare un fumettista, o un autore videoludico viene preso per un “rimasto“, per il semplice fatto che l'unico lavoro “serio“ deve essere per forza un lavoro manuale e non può essere un qualcosa che comporti l'uso della tua creatività. Il problema principale non è però la mia città, ma bensì i miei genitori. Sin da bambino mi consideravano “il migliore dei tre“ (figli intendo), ero bravo a scuola, ubbidivo sempre e facevo di tutto per compiacere i miei genitori. La situazione però era strana, e lo pensavo già in minima parte anche ai tempi. Mentre io mi sbattevo per lo studio, e per cercare di ubbidire, l'unica cosa che ricevevo erano complimenti per quello che facevo, tanto che mi ricordo che per farmi prendere un giocattolo da neanche 12€ dovetti faticare come un dannato, e me lo fecero pesare dicendo che non c'erano soldi, quando a casa si portano 2 stipendi. Mio fratello maggiore invece, riusciva sempre ad ottenere tutto. Era scarso nello studio, se non otteneva soldi per il calcetto o per uscire fuori spaccava porte, armadi altri oggetti, urlava sempre e se gli rispondevi ti prendeva a cazzotti in faccia neanche fossi un sacco da pugilato. Insomma, lui si arraffava tutto e io rimanevo con complimenti vuoti che via via sparirono perché ormai era normale che io dovevo essere il migliore. Aggiungo che mio fratello mi odiava molto probabilmente perché i miei genitori mi elogiavano, e mi picchiava se anche chiamavo mia madre per dirgli che mi dava fastidio, non nego che i rapporti con lui siano tutt'ora freddi, anche se migliorati di molto, ma preferirei parlarne dopo. Insomma, io crescevo e la mia media calava. Ora mi rendo conto che ai tempi feci una cavolata, ma ssentivo come se studiare ormai non portava a niente, tanto vale studiare il giusto. Così dalle superiori scelsi un indirizzo a caso (nonostante ero portato per il Classico me ne andai al chimico) e comincia ad andare a scuola perché dovevo. Nel frattempo i miei come al solito non si guardarono allo specchio dicendo “forse abbiamo sbagliato qualcosa?“ ma diedero la colpa a ciò che più mi faceva stare bene, i miei più cari amici. Persi un amico caro, mia madre gli accreditava tutte le colpe, anche quelle di aver perso un cd di musica ricordo, disse che era stato lui a rubarlo, e io ingenuamente lo difendevo perfino con il dubbio. Io persi uno dei miei più grandi amici, e il cd si ritrovò in casa perché l'aveva perso lei... Arrivavano le superiori, io ormai non sapendo più studiare nulla andavo non male, ma mi appendevo ad una sufficenza, questo i primi anni. I prof non erano dei migliori, classici vecchi che sono stanchi di sentire la solita pappardella e che odiano chi dice “non ho capito potete ripetere?“ rispondendo con un semplice “perché non studi, perché non ascolti“ e proseguendo la lezione. Mi portò parecchia tristezza questo fatto, accavallato dal fatto che spesso e volentieri la gente mi prendeva di mira per la mia tranqullità e per difendermi dovevo arrivare alle mani dopo un lunghissimo tempo di depressione e di contenimento dei sentimenti, per il senplice fatto che ho paura a far del male ad una persona. Rispondergli con le parole? No, sarebbe stato inutile, visto che senza motivo mi ritrovavo la classe contro. La tranquillità e la bontà era la mia rovina, e così fino al mio 60 al diploma dove nel frattempo i miei genitori cominciarono a ripudiarmi dicendomi frasi come “eri il miogliore dei tre e ora sei diventato il peggiore“ “non diventerai mai nessuno, tu dentro casa mi rimani“. Diventai a questo punto ancor più ribelle, sono di un indole molto calma e buona, ma non sopporto le ingiustizie e le persone che credono di aver sempre ragione. Comunque nel corso dei primi anni scolastici persi per colpa della droga un mio amico d'infanzia a cui volevo molto bene, diventò anche lui uno che mi insultava per far ridere la gente e così chiudetti dopo 1 anno di sofferenze tutto quanto con un pugno. Altra sofferenza fu essermi fidanzato e aver dimostrato che ero un completo fallito che non portava a termine nulla nonostante amassi dal più profondo del cuore quella ragazza, lei si allontanò da me distaccandosi completamente e ci lasciammo. Ora la persona a cui confidavo tutto e mi faceva sentire bene non mi parla più, come tutta la compagnia con cui uscivo insieme a lei, tra cui amici a cui ho dato veramente tutto e speso gran parte del mio tempo per farli stare bene. Tutti quanti loro mi hanno girato le spalle senza motivo, lasciandomi cadere in una profonda depressione da cui ci sono ancora un po dentro. Nel frattempo però cerco di risollevarmi su il morale, voglio fare qualcosa per “toccare le stelle“ un fumetto, un videogioco, o magari sfondare tra i migliori progamer (giocatori professionisti) di qualche gioco. La depressione è forte... Proprio come quando ero fidanzato mi sentivo come se avessi avuto una bella idea, geniale e innovativa, ma che tanto non sarebbe mai entrata in porto perché non ce l'avrei mai fatta... E così passavano i mesi, attaccato al pc a fare poco di utile e a cercare di distrarmi un po, riuscendoci finchè ci stavo. Ma come vi ho detto già prima i miei genitori (special modo mia madre) trovano sempre un modo per deprimermi e danno la colpa a ciò che più tengo. Ritorniamo un po indietro. Mia madre nel frattempo che mi ero fidanzato, diede la colpa alla mia ragazza del mio comportamento, quando lei mi tranquillizzava e mi rendeva più mite. Ancor prima della mia ragazza lei diede la colpa al computer. Dopo che mi lasciai continuò per un lungo periodo di tempo a dirmi “Lei non ti voleva più perché stai sempre attaccato al computer“ e altre cose offensive dove mi diceva in pratica che ero un fallito e che non troverò mai nessun'altra che mi vuole. Giustamente non sono più un bambino silenzioso, ne tantomeno un represso che non si fa domande. Gli dissi più volte di smetterla, che mi faceva sentire male, ma lei ha continuato per un lunghissimo periodo giustificandosi dicendo “lo dico perché devi sapere dove hai sbagliato“, come se l'avesse vissuta lei la relazione e io non sapessi i miei errori. La mia depressione continuava, e lei dava la colpa ancora al computer. Più volte mi levarono internet facendomi sprofondare in ancor più depressione, staccandomi dal mio ormai unico svago non sentendo piu i miei amici ormai partiti per l'università. Quì purtroppo ne rimanevano pochi di amici ormai, e quei pochi uscivano 1 volta a settimana, giusto il sabato... Anche oggi ad esempio mi hanno staccato il modem perché ho dormito fino a tardi (non prendo più sonno ormai se non passano le 4-5) e non sono andato a mangiare, nonostante più e più volte ho detto che ho questo problema e che vorrei magari una camomilla la sera o qualunque cosa mi faccia dormire come le persone normali. Oggi mi sono alzato particolarmente alterato. I miei sogni ormai sono “non ti mandiamo all'accademia perché non ci sono soldi“ quando mi ricordo che inviarono mio fratello per 4-5 mesi a Roma per trovarsi un lavoro e ovviamente non lo trovò per chissà quale oscuro motivo, o “rimarrai sempre dentro casa“ o sogni dove riesco a fare un discorso serio alla mia ormai ex ragazza.... Ero davvero arrabbiato questa mattina, non sopporto l'idea di essere un fallito, non voglio darla vinta ne a loro ne alla mia ex.... Comunque mi alzai e ormai stufo delle loro comuni discussioni “ieri sera è ha staccato il computer alle 4!“ “è un drogato!“ “io gli tolgo tutto!“ quando ormai, compreso che era sbagliato fare quegli orari orribili ho ridotto drasticamente il tempo al pc spegnendolo massimo a orari come l'01:00, 00:00, e connettendomi la maggior parte del tempo la sera alle 19 con pause lunghe anche 1 ora per mangiare insieme a loro, e “riposarmi“ dal pc. Insomma cominciai a urlargli contro di smetterla! Non ce la faccio più a sopportare anche loro! Loro in tutta risposta mi chiamarono drogato, e come al solito mia madre diede tutta la colpa al pc del mio comportamento, quando prima glielo diede alla mia ex e ancora prima gliela diede ai miei migliori amici!!! Li sbroccai, andai a farmi la barba e anche ad una semplice richiesta come “puoi farmi un caffé per favore?“ lei risponde, come al solito, accreditandomi colpe e cambiamenti fuori luogo, finchè non gli urlo contro in malo modo che non dormivo più. Al che lei vienne tutta imbestialita fin sotto il muso a mo di picchiarmi, solo che io non mi tiro indietro per niente e mi urla cose provocatorie come “io lavoro non sono mica come te!“. A quel punto la insulto così pesantemente che mi si annebbia moltissimo la vista... Mi sento un qualcosa di strano in gola, e mi sento debole, non riuscivo più a reggermi inpiedi. In tutto questo lei era andata altrove, anche mio padre era venuto prima che tutto ciò accadesse, mia sorella si accorse di me e chiamò i miei genitori, ma vennero soltanto per insultarmi ancora al che con tutte le mie forze tentai di alzarmi e non facendocela più la insultai con le miei ultime forze dicendo (scusate le brutte parole) “sta zitta pu****a“. Al che il putiferio. Io stupidamente mi alzai con non so con quale forza di volontà per poi risentirmi ancor più male e cedere per terra, quasi sbattendo con la testa da qualche parte, il tutto con loro che mi insultavano a morte dando sempre la colpa al pc e poi con mia madre che accortasi che non stavo fingendo (perché dovete sapere che mia madre pensa che io stia sempre fingendo) non disse a mio padre di alzarmi e portarmi al letto e in tutta risposta mio padre rispose “No lascialo li quel bastardo, che non si merita niente“. Così io passai un bel po di tempo sul pavimento del mio bagno, non riuscendo a capire ciò che avevo intorno perché mi sentivo mezzo morto, dopo che mi ripresi, mi alzai, mi finii di fare la barba ancora intontito e mi distesi in camera mia sul letto a scrivervi questo... Questa è tutta la mia storia, non so davvero a chi altro rivolgermi. Fanno di tutto per non farmi uscire da questa depressione... Ora mi hanno cacciato internet e mi stavo conoscendo con una ragazza che mi stava facendo dimenticare tutto.... Per chiarire la storia di mio fratello, adesso è cambiato tanto. Se n'è andato in Germania, ed è diventato un'altra persona, mi ha aiutato a realizzare un piccolo progetto aiutandomi a comprare una tavoletta grafica e facendomi felice, mi vuole bene, e me lo ha dimostrato abbracciandomi e cominciando a parlarmi come farebbe un fratello. I miei ovviamente racconteranno tutto ciò a lui, e distruggeranno il muro che non siamo riusciti ad edificare in 18 anni... Voglio andarmene di casa, ma non so davvero cosa fare... Aiutatemi per favore... Credo di essere arrivato al limite...

Caro Cristian,

arriva forte, attraverso il suo racconto, la richiesta d'aiuto per superare quest'immobilità che sta caratterizzando la sua vita da un po' e che la sta facendo sentire solo e arrabbiato. Credo che davvero potrebbe esser utile per lei richiedere una psicoterapia familiare, che l'aiuti a riappropriarsi della sua vita e dei suoi affetti familiari e amicali affinchè possa finalmente affacciarsi al mondo lavorativo degli adulti con più fiducia e convinzione. A 20 anni non è facile crescere se si porta dentro tanta rabbia e rancore verso sè e verso le persone care. Le risorse non le mancano, anzi in tutto il suo racconto la creatività e l'intelligenza emergono chiaramente... le serve una mano per fare chiarezza nelle sue relazioni e per imparare ad usarle al meglio. La psicoterapia familiare (sistemico-relazionale) potrebbe esser d'aiuto a lei e ai suoi familiari per superare, insieme, le difficoltà che state vivendo; in ogni caso, alla sua età, è comunque possibile valutare una psicoterapia individuale sistemico-relazionale per perseguire i medesimi obiettivi. Provi a chiedere informazioni alla sua asl di appartenenza; magari potrà iniziare un percorso di psicoterapia presso il SSN contenendo la spesa economica.

Cordiali saluti

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Dott.ssaMonica Mazzini

Psicologa, Psicoterapeuta - Brescia

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