Pianto scuola
Salve, ho un bambino di 4 anni che ha iniziato l’asilo a 2 anni con la sezione primavere quindi questo è effettivamente il terzo anno. Dal primo giorno del primo anno ad oggi tutte le mattine piange per essere lasciato a scuola e tutte le sere ha attacchi di panico e di pianto pensando che il giorno dopo ci sarà la scuola. Ho provato a chiedergli quale sia il problema ma non mi dà alcuna risposta. Le maestre dicono che sono solo capricci perché durante la giornata è tranquillo. Io però vedo il panico nel suo occhi la sera e la mattina. Non so più come comportarmi, se continuare a mandarlo o meno a scuola e come poterlo aiutare. Grazie mille
Cara mamma, ti capisco profondamente. È davvero estenuante vedere il proprio figlio vivere con questo peso sul cuore per così tanto tempo, e capisco bene anche il tuo senso di frustrazione quando senti minimizzare tutto come un "capriccio". Come psicologa, vorrei dirti subito che quello che vedi negli occhi di tuo figlio è reale: a quattro anni un bambino non ha la capacità di pianificare una recita così lunga e complessa, che invade persino i pensieri della sera.
Il fatto che le maestre lo vedano tranquillo non deve trarti in inganno. Esiste una reazione chiamata "adattamento per sottomissione": il bambino capisce che a scuola deve comportarsi in un certo modo per "sopravvivere" all'ambiente, ma dentro di sé accumula un carico di stress enorme che poi esplode a casa, dove finalmente si sente libero di crollare tra le tue braccia. Non sono capricci, è il segnale che per lui la separazione da te è ancora vissuta come una minaccia alla sua sicurezza.
A questa età è difficile che lui sappia dirti a parole cosa non va, perché l'ansia è una sensazione fisica, non un ragionamento. Invece di chiedergli "perché", prova a stargli vicino accogliendo il suo dolore senza cercare di risolverlo subito. Puoi dirgli semplicemente che vedi quanto è difficile per lui e che sei lì per sostenerlo. Questo lo aiuterà a sentirsi meno solo nel suo panico.
Potrebbe essere utile provare a creare dei piccoli rituali di connessione, come un disegno fatto insieme da tenere in tasca, ma se dopo tre anni la situazione è ancora così carica di sofferenza, non aver timore di riconsiderare i tempi e i modi della sua frequenza. A volte, fare un passo indietro o chiedere il parere di uno specialista dell'infanzia può servire non a "curare" il bambino, ma a trovare insieme una chiave per sbloccare questo circolo vizioso di ansia che sta togliendo serenità a tutta la famiglia.
Ascolta il tuo istinto: se vedi panico, quel panico va ascoltato, non ignorato. Sei la sua base sicura e il fatto che tu stia cercando un modo per aiutarlo è già il primo passo verso la soluzione.
Un caro saluto
Psicologa-Psicoterapeuta - Catania