Rifiuto della scuola materna
Buongiorno. Sono Carmen, la mamma di una bimba di 5 anni (compiuti a dicembre) che da settembre sta frequentando la scuola dell’infanzia e da settembre a questa parte ogni mattina il suo distacco sta piano piano diventando un trauma. I primi giorni tutto ok, perché vi era l’inserimento; da quel momento è andata entrando con qualche lacrima, ma nulla di esagerato. Il classico momento di distacco mamma-figlia, veloce, breve e rassicurante. Poche parole e sempre sorrisi, sempre da parte mia anche se dentro andavo a pezzi, perché era difficile vederla triste.
Solo quando andavo a prenderla aveva un sorriso stampato in viso ed era divertita, tanto che mi raccontava tutto quello che aveva fatto in classe. Andando avanti però si è manifestata una crisi peggiore, utilizzando diverse strategie, sempre però dicendole la verità, del tipo: “torno dopo aver mangiato”, dandole un riferimento visivo (l’orologio; la gestione del tempo è ancora difficile, a mio avviso, da comprendere a quell’età, per questo motivo uso, sempre funzionando, il riferimento visivo).
Avendo attuato altre strategie, si è andata a cambiare quella routine che avevo, e sono sincera, a fatica impostato. Andiamo a piedi o in macchina, ma arrivate alla strada che porta all’asilo, se siamo a piedi si blocca. Non posso certamente strattonarla o prenderla di forza, rischiando magari di lesionarla, e se siamo in macchina si aggrappa al sedile e, aprendole la portiera per prenderla in braccio o tranquillizzarla, mi rifiuta.
È una situazione che mi sta portando al limite della pazienza, che non voglio certo perdere con lei, ma non so quali altri strumenti usare, anche per aiutarla a comunicare con me. Ho provato con disegni e spiegazioni, ma non sono riuscita a trovare la strada giusta per lei. Premetto che è una bimba dolce, ma a una domanda diretta “cosa ti turba” non risponde. Vedo che vorrebbe, ma vedo anche che non sa come fare.
Per questo motivo sono qui a chiedere un qualche consiglio su come io, mamma, posso aiutarla. Grazie.
Carmen, da come ne parli si sente veramente quanto tu sia una mamma presente, attenta e delicata con tua figlia. Quello che state vivendo non è semplice: i distacchi, per alcuni bambini, non sono un momento “tecnico” ma un vero passaggio emotivo che richiede tempo.
In una lettura psicodinamica, ciò che tua figlia sta mostrando non è un capriccio, ma un modo di comunicare un disagio che ancora non riesce a mettere in parole. Per questo il corpo “blocca”, la portiera diventa un appiglio, lo sguardo si abbassa: è il modo che ha per dire “è difficile separarsi” senza saperlo dire davvero.
Alcune idee che possono aiutare te e lei:
• Poche parole, ma contenitive.
Non serve convincerla o spiegare tanto. Funziona di più qualcosa tipo: “Lo so che è difficile. Io ci sono. Ci vediamo dopo.”
• Dare tu il linguaggio.
Se lei non riesce a dire cosa sente, puoi offrirlo tu: “Sembra che quando arriviamo lì ti venga un po’ di paura.”
Non per interpretare, ma per aiutarla a costruire senso.
• Routine fissa.
I bambini si sentono più sicuri se il rituale è identico ogni giorno: stesso saluto, stesso gesto, stesso momento. Troppa variazione aumenta l’ansia.
• Un piccolo “ponte” con te.
Un braccialetto uguale, un fazzoletto con il tuo profumo, un bigliettino. Oggetti così aiutano nella separazione senza tante parole.
La cosa positiva è che quando la riprendi è sorridente, racconta, è coinvolta: questo indica che il problema non è la scuola, ma il momento della separazione. E questo è un segnale molto buono.
Infine, una cosa importante: il tuo dolore interno lei lo sente, anche se tu sorridi fuori. Non è colpa tua, è normalissimo nel legame madre–figlia. Se tu riesci a sentirti meno in colpa e più “ferma dentro”, anche lei pian piano si regola.
Spero che le mie parole possano in qualche modo aiutarti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Rosa Biondo
Psicologa-Psicoterapeuta - Catania