Come comportarmi dopo aver scoperto che mio marito andava dalle escort per più di 2 anni
Ciao, vorrei trovare delle risposte visto che lui non me le dà. Ad ottobre siamo stati in Perù per una vacanza insieme a mia figlia e mia suocera. Lì ho scoperto che andava dalle escort. All’inizio ha negato tutto, ma dopo ha ammesso le cose e poi io, volendo sapere di più, chiedevo e chiedevo, ma lui mi rispondeva a tratti e questo mi faceva soffrire molto.
Quando siamo tornati in Italia lui ha pianto davanti alla sua famiglia e mi ha chiesto di essere perdonato. Io gli ho dato una possibilità, ma dopo l’ha rifatto ancora e quando l’ho scoperto è stato devastante per entrambi: lui che piangeva, che si buttava per terra, e io con il dolore, con la ferita che dicevi di no.
Poi gli ho detto di andarsene. Nel frattempo lui mi cercava sempre, voleva un’opportunità e io rispondevo sempre di no, ma quando lui accettava io mi sentivo male, mi sentivo abbandonata e gli parlavo con il fine di non perderlo.
Ora è tornato a casa, ma non riesco a dimenticare e non so se è la scelta migliore, non lo so.
Cara Maria,
non ci sono scelte migliori in assoluto, ma scelte che vanno contestualizzate prima di tutto per preservare il proprio benessere psicofisico. Suo marito ha ammesso quelle frequentazioni, ha riconosciuto la sua responsabilità e credo abbia compreso la sofferenza prodotta in lei e a cascata sulla famiglia. Prerequisito fondamentale perché possa esserci una riconciliazione tra voi è che lei perdoni suo marito. Ma il processo del perdono, come lei ben sperimenta, è un affare complesso e ha bisogno di tempo; si realizza quando, pur non dimenticando quanto si è subito e considerandone la natura offensiva, le reazioni negative vengono meno e sono lentamente sostituite da reazioni positive. I cambiamenti mentali e comportamentali che il perdono richiede sono difficili da mettere in atto perché in qualche modo non risuonano coerenti e quindi richiedono uno sforzo importante di controllo e di conoscenza del proprio funzionamento psichico e soprattutto la disponibilità a dar credito a sviluppi positivi per quella situazione di dolore. In assoluto, se l’obiettivo è la riconciliazione è necessario che chi ha sbagliato riconosca l’offesa perpetrata, manifesti il suo pentimento e dimostri davvero il suo cambiamento, e, d’altro canto, chi si sente offeso perdoni perché, in virtù di tutto questo, si sente rassicurato e riprova fiducia. Che non significa dimenticare l’accaduto, il che di fatto è impraticabile. Il ricordo non deve però dominare il pensiero né produrre quegli stati negativi dell’inizio. Perdonare significa non lasciarsi sopraffare dal ricordo e non pensare in maniera ossessiva all’accaduto; è un difficile e instabile equilibrio tra il ricordare quanto ci ha offesi e il non consentirgli di dominare i nostri pensieri, tra il riconoscergli un significato e il non giustificarlo. Se intende muoversi in questa direzione le consiglio di farlo con l’aiuto di un terapeuta e, perché no, affrontarlo anche in una terapia di coppia.
Psicologa clinica - Lecco - Monza e della Brianza