Vivo una “brutta” situazione o mi sono soltanto confusa?
Buonasera, Porto alla vostra attenzione la situazione in cui vivo perché ho bisogno di un consiglio con il cuore e da dei professionisti. Sono tornata a vivere a casa dei miei genitori da qualche mese e purtroppo ho avuto un tracollo psicologico. Ho vissuto 12 anni fuori casa per potermi laureare e, dopo la laurea, sono dovuta tornare a casa per non gravare inutilmente con un fitto fuori casa e spese extra del caso. In realtà, sono una donna adulta, sono un medico ed ho 30 anni, ma sono molto confusa. Appena mi sono laureata, dopo qualche giorno ho lasciato la casa, sono tornata dai miei e mi sono immediatamente messa a lavorare come potevo senza mai fermarmi. I miei colleghi del mio turno di laurea, invece, si stanno ancora riposando e stanno cercando lavoro con calma… come giusto che sia. Il problema sono i miei genitori e, nello specifico, mio padre. Fino ai 19 anni, so di non aver potuto fare molto nella mia vita perché non ho mai sentito di avere la libertà per farlo… poi sono andata a vivere fuori ed ho visto il mondo: avevo degli amici, ho avuto anche un fidanzato e mi piaceva uscire o avere degli hobby. Ora che sono tornata… ho avuto un profondo tracollo. Ho capito, negli anni, che i miei genitori hanno molti problemi coniugali tra di loro e si riflettono su di me… Mio padre è sempre stato una persona dedita alla sua famiglia (sua madre e i suoi fratelli) forse anche il classico “mammone”. Mia madre ha sempre sopportato tutto, litigando e non litigando, ma restando e soffrendo… Non ho mai visto un gesto di affetto tra di loro e sono cresciuta con mio padre che schernisce spesso mia madre davanti a me chiamandola “ignorante” o “stupida” o qualsiasi cosa… che è brutta, stupida, senza cultura… A casa mia non è mai venuto nessuno: non abbiamo amici di famiglia, non ho amici io qui e, anche se li avessi, in casa mia è molto strano invitare qualcuno… in genere è molto vuota. Noi famiglia non siamo mai andati fuori a mangiare, anche perché mio padre trova molto inutile spendere soldi per questo… Insomma, so che non facciamo nulla insieme ma, quando stiamo insieme, c’è sempre un pretesto, da parte di mio padre, per “litigare”… Per esempio, io odio il momento dei pasti perché ci ritroviamo faccia a faccia e mio padre, oltre a non fare assolutamente nulla per la gestione della casa o dei pasti, ha sempre un pretesto per offendere mia madre o me. Il suo modo di comunicare, ormai, è quello di farsi valere a tutti i costi… anche alzando il tono della voce. Su di me, la situazione è pesante: non esco mai, non riesco a conoscere nessuno, non ho nulla da dire in casa, non ho privacy, non ho cose mie o spazi personali… Non esco perché è sempre una questione di stato che non si ferma al “con chi esci” ma è una questione di stato come mi vesto, dove vado e, semmai creo un legame con un amico, automaticamente quella persona non va bene e, per esempio, a lungo andare, mia madre inizia a creare “terra bruciata” intorno alle mie conoscenze: trova difetti nei miei amici, mi cerca di inculcare qualche paranoia (escono senza chiamarmi o sono persone che pensano soltanto ai fatti loro) ed ho cambiato una caterva di amicizie fino a ritrovarmi con… nessuno. Sui vestiti mi sento totalmente con le mani legate perché, a parer mio, a me piacerebbe comprare qualche vestito che mi piace ma purtroppo questo non è possibile: la pancia scoperta no, un tipo di reggiseno no (perché purtroppo io sono una ragazza magra ma formosa quindi per esempio il seno si nota moltissimo), una gonna mai, un abito non ci pensiamo proprio… Per esempio, indossai un semplice leggings che ora va molto di moda… stretto sopra ma a zampa sotto (classico modello pilates) e vi assicuro che mio padre non mi ha fatta uscire finché non l’ho cambiato. Un altro esempio posso porlo quando ero in viaggio con i miei genitori in auto e mio padre guidava… Mio padre voleva togliersi la giacca perché gli faceva caldo e mia madre, con la massima tranquillità, gli dice di fermarsi casomai in una piazzola di sosta e di togliersela… Mio padre è partito da 0 a 3000 diventando rosso in viso, battendo le mani sul volante ed urlando di non voler essere comandato… Il mio psicologo (che ho da poco) mi dice sempre “qual è la cosa peggiore che può succedere?” E io ora sono molto confusa perché non lo so più. Una parte di me ha tantissima paura perché per esempio, all’età di 19 anni, conobbi un ragazzo della mia età, lo vidi soltanto un pomeriggio e mio padre, venuto a saperlo, mi impedì di rivederlo come poteva: niente telefono, niente uscite con lui e mi ha seguita (pedinata) spesso per le strade del centro dove uscivo con le amiche… Ho avuto un unico fidanzato ai tempi dell’università ma, per 6 anni, non ho mai fatto una vacanza con lui (capisco che fossero soldi dei miei genitori, assolutamente, ma non sono mai stata una ragazza per cui non valesse la pena regalare qualche soldo…) o i miei genitori non hanno mai accettato questo ragazzo dormisse da me: mia madre non lo accettava e criticava, mio padre non poteva assolutamente venirlo a sapere… Non ricordo costanti episodi in cui era manesco con me ma qualche volta è successo. Quasi mai ma è successo ed è stato molto intenso… Voglio precisare che mio padre, fuori casa, è una persona molto stimata, solare, allegra e generosa con tutti… tutti parlano bene di lui. Dunque, ora, tornata a casa, la paura c’è… soprattutto quando mio padre alza la voce. La mia richiesta è: posso telefonare il 1522 in questo caso e chiedere informazioni per comprendere e capire come posso muovermi? Se qualcuno di voi sa, in modo scientifico, analizzare la situazione e darmi delle risposte od illuminarmi… mi farebbe altrettanto piacere. Grazie di cuore in anticipo.
Gentile Alice,
capisco ciò che sta vivendo. Quella che descrive è una situazione molto complessa e delicata. Per 12 anni è stata fuori di casa, ha studiato, ha trovato la sua dimensione, ha costruito la sua autonomia, ha potuto sperimentarsi come soggetto separato, ha “conosciuto il mondo”. In questi anni è diventata un medico.
Ora è tornata a casa ed è venuta meno quella protezione e quella distanza fisica e psicologica che aveva posto tra sé e i suoi genitori.
Per questo sta vivendo tale tracollo. Tornando a casa, in un certo senso è tornata ad essere e a sentirsi figlia, quella figlia che i suoi genitori, forse a causa di limiti, ferite e difese, hanno cercato di controllare e limitare. Quella figlia che spesso non ha potuto esprimersi, fare esperienze, esternare i propri desideri, soddisfare i propri bisogni e, dunque, esistere nella propria unicità.
Ritornando in quel luogo nel quale ha lasciato pezzi della sua storia e del suo passato, ritrova tutto così, ma questa volta per lei è forse ancora più intollerabile, in quanto nel frattempo è diventata un medico, una donna, ha acquisito strumenti e consapevolezze che le fanno cogliere alcuni meccanismi, ha conosciuto un mondo al di là di quella casa, nel quale ha potuto essere e diventare ciò che in famiglia non le è stato permesso.
È comprensibile che viva un tracollo psicologico. E alla sua domanda se vive una brutta situazione o è solo confusa, la risposta è che vive una brutta situazione, perché, inevitabilmente, al di là della verità oggettiva, la sua sofferenza e il suo tracollo sono reali.
Infatti, tutti i dettagli che ha elencato, a partire dal ragazzo che non ha potuto frequentare a 19 anni, fino al controllo su come si veste e alle reazioni di rabbia di suo padre, mi sembrano anche un modo per cercare un testimone della sua storia, affinché resti dentro qualcuno una traccia del suo dolore e di ciò che ha vissuto e che continua a vivere.
Ciò che vive è legittimo. La situazione che descrive è complicata. Nelle famiglie spesso ci sono alcuni meccanismi disfunzionali e alcune dinamiche dolorose e difficili. Lei probabilmente adesso si sente nuovamente intrappolata lì.
Quando diventiamo adulti, dobbiamo riconoscere le dinamiche e i meccanismi che ci hanno ferito e continuano a ferirci, prenderne le distanze come possiamo e accettare anche che i nostri genitori non sono stati sempre i genitori di cui avremmo avuto bisogno. Ciò può comportare, in un certo senso, fare il lutto dei genitori ideali e ritrovarci a fare i conti con le nostre ferite infantili e i nostri nodi irrisolti.
Questo però, se da un lato è un dolore, dall’altro può diventare una liberazione, in quanto, a partire da tale consapevolezza, possiamo, con amore, speranza, dolore e consapevolezza, avviarci verso un percorso che ci porterà a diventare i genitori di noi stessi.
Lei sta già facendo un percorso psicologico e ha ottime risorse e capacità per costruire un suo mondo bello al di là della sua famiglia, come aveva fatto prima.
Non può intervenire e cambiare i suoi genitori, ma può fare molto su di sé (e forse come conseguenza, indirettamente anche su loro), a partire dal percorso psicologico e dal lavoro che la aiuterà a costruire la sua indipendenza economica e la sua autonomia, per cercare la sua casa e magari giungere al punto in cui, quando ritornerà, non sarà più così faticoso e doloroso, perché nel frattempo si sarà presa cura delle sue ferite, avrà costruito la sua sicurezza e fiducia, avrà scoperto altre versioni di sé, più libere e più vere. Avrà vissuto e continuerà a vivere la sua vita, quella che ora la attende fuori dal portone di quella casa. La aspetta la sua professione, il suo futuro, la aspettano tante possibilità e occasioni.
Inizi ora a guardarsi con occhi diversi. Lei non è solo quella figlia.
Per ora, fino a quando rimarrà con la sua famiglia, può cercare di mettere dei confini con calma e fermezza e di autorizzarsi a vivere, decidere e scegliere quello che crede. Lei per prima deve legittimarsi e sentirsi una donna adulta che ha la libertà e il diritto di scegliere per sé.
Per quanto riguarda il 1522, è possibile telefonare per chiedere informazioni e descrivere una situazione di violenza. Se si sente in pericolo può telefonare anche senza l’obbligo di fare una denuncia. Su questo punto, che è molto delicato e richiede approfondimento e attenzione, le suggerirei di parlarne bene nelle sedute del percorso psicologico.
Auguri di cuore.