Ho una dipendenza affettiva?
Salve, vi scrivo perchè non so se ho davvero un problema o se me lo sto creando da sola. Sono fidanzata da 9 anni con un ragazzo (che da un anno è mio marito). La relazione è molto solida e nonostante all'inizio abbiamo avuto alti e bassi ma ormai da anni stiamo bene e stiamo tranquilli. Non abbiamo mai avuto grosso modo di staccarci. Viviamo da almeno 7 anni insieme e i gruppi di amici sono per lo più in comune quindi anche per viaggi etc etc siamo sempre stati insieme. Io vedo lui non solo come partner, lo vedo anche come un migliore amico. Dopo tutti questi anni è la persona con cui mi sento meglio e con cui rido di più. Ci capiamo al volo e possiamo passare intere giornate appiccicati senza farci pesare la situazione il tutto in modo super naturale. E voi direte, qual'è il problema? Il problema è che non so quanto questa sia dipendenza affettiva o sia un qualcosa di sano. Qualche settimana fa ho proposto alle mie amiche di fare un viaggio, lì per lì un po' in goliardia. Dopo un po' però quando avremmo dovuto prenotare ho deciso di non prenotare ed aspettare fino a che i biglietti non erano più disponibili. Sicuramente l'ho fatto coscientemente... è che ad un certo punto ho pensato che nonostante mi andasse anche di andare con le mie amiche non sarei stata con il mio ragazzo e questo mi ha mandato in crisi profonda, che è finita quando ho finalmente annunciato alle mie amiche che non sarei andata. Il mio ragazzo dal canto suo ha cercato in tutti i modi di dirmi di andare, eppure il pensiero di dover stare agli orari di altre persone, e non stare con lui mi mandava in crisi. La domanda è: è così sbagliato che io voglia per forza stare sempre con il mio ragazzo? No può essere semplicemente perchè amo passare il mio tempo con lui? Anche se si trattava di un due giorni di viaggio può essere che semplicemente non mi andava così tanto e che non c'entra con la dipendenza affettiva?
Gentile Giulia,
capisco bene il senso di smarrimento. Quando ci sentiamo "troppo" bene in una relazione, paradossalmente, iniziamo a chiederci dove sia il trucco. La sua domanda è molto preziosa perché tocca il confine sottile tra complicità e fusionalità.
Lei descrive un rapporto meraviglioso, fatto di risate e intesa naturale. Questo è un punto di forza enorme. Tuttavia, il sistema coppia ha bisogno di "respirare". Immagini la coppia come un polmone in cui l'inspirazione possiamo ricondurla a momenti di intimità, stare "appiccicati", condivisione totale; mentre l'espirazione possiamo ricondurla a momenti di individualità, uscite con i pari, hobby singoli.
Se, ad un certo punto, si smette di espirare per paura o per altro da poter focalizzare in un percorso di supporto, il sistema rischia di andare in apnea a lungo termine.
Inoltre, vorrei chiederle: cosa protegge questa rinuncia? Protegge lei dallo sforzo di adattarsi ai ritmi di altri (che percepisce come faticosi rispetto alla fluidità con il marito)? Oppure protegge un'idea di "coppia indivisibile" che avete costruito in questi 9 anni? Rinunciare al viaggio potrebbe non essere dipendenza affettiva patologica, ma una resistenza del sistema-coppia a sperimentare la differenziazione. Non si senta in colpa e non si diagnostichi una dipendenza su due piedi. Piuttosto, provi a osservare la vostra "danza" e come questa sia una risorsa.
Spero di averle dato più punti di riflessione. Saluti,
Dott.ssa Martina Prelati