Sono sempre stato un po' asociale ma non l'ho mai considerato un problema.

Sono sempre stato un po' "asociale", come dicono i miei amici... Non evito la gente, ma sento spesso il bisogno di stare da solo e non l'ho mai considerato un problema. Circa un anno fa ho perso mia madre, in un incidente stradale nel quale guidavo io. Da allora questa mia caratteristica è andata accentuandosi sempre di più, tanto che gli amici, si stanno un po' allontanando da me, solo questo ha iniziato a farmi vedere questa asocialità come un problema. Sono arrivato a mentire pur di non dover giustificare questa mia voglia di solitudine. Non è che io resti a casa a piangere o chissà ché, semplicemente non mi va di uscire, non mi va di vedere gente. Penso in fondo di utilizzare l'incidente come scusa, per assecondare questa mia voglia di solitudine. Però mi rendo anche conto di non riuscire ad affrontare il ricordo dell'incidente e che spesso l'avere gente intorno, invece che aiutarmi a non pensarci, mi ci fa tornare quasi ossessivamente sopra, anche se non ne capisco il motivo. Ho provato a parlarne con un amico, che però non ha dato peso più di tanto alla cosa, anzi secondo lui è solo questione di tempo e mi passerà. Devo considerarlo un problema? Dovrei parlarne con qualcuno? o dovrei semplicemente affrontare da solo quello che per ora evito nella mia testa? o ancora, dovrei aspettare? Grazie.
Gentile Sig. Federico, prima dell'incidente che ha raccontato, Lei aveva già certe caratteristiche di personalità che, probabilmente,la portavano ad avere più piacere a stare con se stesso piuttosto che con gli altri. Questo non è un male di per se, ma quando un tratto di personalità s'amplifica a seguito di un evento traumatico (così grave e ricco di significati come quello della perdita della mamma), allora la cosa merita maggiore attenzione. L'ambiente circostante (in questo caso gli amici) spesso c'informa, più o meno direttamente, riguardo l'adeguatezza del nostro comportamento. Questo avviene sostanzialmente in tre modi: con l'indifferenza, con il premio e con la punizione. L'allontanamento dei suoi amici rappresenta il modo (anche se doloroso) attraverso cui essi le mandano dei messaggi di riflessione. Lei ha percepito questi messaggi e, in maniera adeguata, si sta mettendo in discussione chiedendo consiglio agli esperti. Un evento traumatico come quello che Lei ha vissuto può scatenare delle risposte disadattive, anche se ognuno di noi risponde agli stessi eventi in modo diverso e non tutti hanno bisogno di un intervento specifico. Il fatto che Lei non pianga non vuol dir nulla......si può piangere dentro senza versare una lacrima e senza averne chiara consapevolezza. Cerchi di ritornare a fare le cose che le facevano piacere prima dell'incidente, sia da solo che insieme agli altri. Se, come del resto in parte già afferma, sente che qualcosa d'importante è cambiato e che un aiuto professionale possa esserle utile, non esiti a farne richiesta. Oggi ci sono molte tecniche terapeutiche per sciogliere il dolore congelatosi durante e dopo l'evento traumatico. Distinti saluti