Dott.ssa Olga Angioi

Dott.ssa Olga Angioi

Psicologa Clinica , Analista del comportamento

Ragazzino 11 anni

Buongiorno, mio figlio non riesce a stare fermo in classe ora é in prima media ma già alle elementari, ma anche a casa se fa qualche attività tipo tv o gioca sta fermo riesce a gestirsi, ma mentre studia per esempio si alza duemila volte poi va benissimo a scuola memorizza le cose e le espone in una maniera che a volte sembra un adulto però fa fatica a stare è fermo a contestualizzare i posti a gestire le emozioni, eppure fa sport da anni.. non so che fare un consulto potrebbe aiutare non credo sai ADHD però non escludo più nulla.. Grazie

Buongiorno. Da quello che racconta si percepisce un ragazzo con buone risorse cognitive: apprende, memorizza e riesce anche a esporre i contenuti con una maturità che a volte sorprende. Questo è già un elemento molto positivo, perché indica che le capacità di comprensione, memoria e linguaggio sono ben sviluppate. Allo stesso tempo, però, descrive una difficoltà che compare soprattutto quando deve stare fermo a lungo, in particolare durante lo studio: si alza spesso, fatica a rimanere seduto e sembra avere più difficoltà nella regolazione dell’attenzione e delle emozioni.È abbastanza frequente che queste caratteristiche diventino più evidenti proprio con l’ingresso alla scuola media. Le richieste cambiano: aumenta il tempo di studio autonomo, viene richiesto più autocontrollo, più organizzazione e una capacità maggiore di gestire la frustrazione e la fatica mentale. Alcuni ragazzi che alle elementari riuscivano a compensare bene, alle medie iniziano a mostrare più chiaramente queste fatiche.Il fatto che riesca a stare fermo quando guarda la televisione o quando gioca non è necessariamente in contraddizione con una possibile difficoltà attentiva. Spesso, infatti, quando un’attività è molto coinvolgente o gratificante, il cervello riesce a mantenere l’attenzione con meno sforzo. Le difficoltà emergono soprattutto nelle attività che richiedono uno sforzo cognitivo prolungato, come lo studio, la pianificazione o il mantenimento dell’attenzione su compiti meno stimolanti.Anche il fatto che faccia sport da anni è sicuramente un elemento positivo, perché lo sport aiuta molto nella regolazione motoria ed emotiva. Tuttavia non sempre è sufficiente a compensare completamente alcune caratteristiche temperamentali o alcune difficoltà nelle funzioni esecutive, cioè quelle abilità che permettono di organizzarsi, mantenere l’attenzione, gestire l’impulsività e regolare il comportamento nei diversi contesti.Proprio per questo motivo, l’idea di fare un consulto non è affatto sbagliata. Una valutazione psicologica o neuropsicologica non serve necessariamente a “trovare un disturbo”, ma soprattutto a capire come funziona il ragazzo: come gestisce l’attenzione, quali strategie utilizza per apprendere, come regola il movimento e le emozioni, e quali sono i suoi punti di forza e le sue eventuali aree di fatica. In alcuni casi può emergere un profilo compatibile con ADHD, in altri invece si tratta semplicemente di uno stile attentivo molto attivo o di difficoltà nelle funzioni esecutive che possono essere supportate con strategie adeguate. Nel frattempo può essere utile osservare se durante lo studio riesce a lavorare meglio con tempi più brevi e pause di movimento programmate. Molti ragazzi con questo tipo di funzionamento riescono a mantenere meglio l’attenzione se lo studio è suddiviso in blocchi più brevi, alternati a piccole pause. Anche valorizzare la sua capacità di verbalizzare e spiegare gli argomenti ad alta voce può essere una strategia efficace, visto che sembra avere una buona capacità espositiva.In ogni caso, chiedere un consulto può aiutare a fare chiarezza e a trovare il modo migliore per sostenerlo, senza partire necessariamente dall’idea che ci sia per forza un disturbo, ma con l’obiettivo di capire meglio il suo funzionamento e accompagnarlo nel modo più adatto alla sua crescita.

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Dott.ssaOlga Angioi

Psicologa Clinica , Analista del comportamento - Ragusa

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