Dott.ssa Paola Schizzarotto

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Dott.ssa Paola Schizzarotto

Psicologa

Compagno tossicodipendente che ha capito di esserlo. Ho bisogno di sapere come stargli vicino.

Io f 27, lui m 34 anni (usa cocaina in polvere da 11 anni più o meno) . Conviviamo da più di 6 anni. Ieri ho utilizzato la parola che tutti sconsigliano, ma che a lui ha dato "luce, verità" e AMMISSIONE, ossia la parola tossico.. . Voleva andare direttamente a San Petrignano, ma stupidamente l'ho" convinto" non ho insistito, detto una volta (ad iniziare con uno psicologo /psicoterapeuta). Ha accettato e stasera ha ammesso doppiamente di esserlo , ha preso un'ora fa appuntamento su serenis prima per martedì, poi l'ho visto e mi ha detto che non ce la farà e gli ho chiesto se volesse anticipare la. seduta e me l'ha fatta prenotare direttamente per lunedì, un giorno prima... Ha paura ad aspettare. Premetto che oggi l'ha usata e non come al vecchio solito per dirgli addio, ma perché voleva e subito a differenza di altre volte SI FA SCHIFO. Ora sembra essersi addormentato. Lui fisicamente o materialmente mai stato violento, durante la fattanza sta al telefono e basta, ma a causa degli orari ha rischiato di perdere il lavoro per ritardi sul posto.. Necessità di dormire. Ora è la prima volta che non so come comportarmi.. Non vuole parlare in generale e non con me. Pensa, ma lui dice di no (e ci sta che non voglia condividere quello che sente... Posso solo immaginare in che mare di emozioni e alti e bassi sia e lo rispetto). Ho bisogno di capire come approcciarmi nuovamente a lui.. Sono la sola e unica persona a cui è riuscito ad ammettere e ammettersi. So come prenderlo sotto stress lavorativo, stress famigliare, stress da fatto o non fatto... Ma ora che non vuole parlare ho paura si chiuda in sé per la vergogna. Aiutatemi cerco solo delle linee guida basilari.. Mi hanno detto di stargli accanto e supportarlo, ma ho paura che non sia sufficiente.

Cara Gennifer

purtroppo non c'è molto da aggiungere di quanto lei non abbia già detto o comunque sentito dire. Per quanto lei nutra una sincera necessità di accudirlo, di sostenerlo e di aiutarlo, il suo compagno va aiutato da specialisti che lavorano con persone come lui, che presentano la stessa problematica. Le dipendenze creano una serie di comportamenti, e di conseguenze, non solo fisiche, a volte prevedibili e altre no. Sono di norma piuttosto manipolativi, anedonici, possono scivolare in stati depressivi (vedi anche la necessità di dormire molto) tendenzialmente bugiardi con alcuni "sprazzi" di serenità e consapevolezza.

L'unica soluzione plausibile è la presa in carico da parte di una comunità che lo aiuti e lo supporti nel migliore dei modi.

Certo lei continui a stargli vicino e a fargli sentire la sua presenza, ma con la consapevolezza che forse una semplice seduta psicoterapica, seppure un piccolo passo, non sarà sufficiente per risolvere la condizione del suo compagno.

Un caro augurio

domande e risposte

Dott.ssaPaola Schizzarotto

Psicologa - Padova

  • Autostima adolescenza
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