Dott. Roberto Viganoni

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Dott. Roberto Viganoni

psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista

Paura di impazzire, paura di perdere il controllo, paura di desiderare di morire

Buongiorno! Sono una ragazza di 21 anni con una vita apparentemente perfetta: non ho alcun problema concreto,nel senso che ho una famiglia stupenda con cui parlo di tutto, un ragazzo, una marea di amici e vado anche molto bene all'università. Scrivo perché sto vivendo un periodo che definirei il più brutto della mia vita: 6 anni fa ho sofferto di attacchi di panico a seguito di un lutto in famiglia e ho iniziato a farmi domande esistenziali.. Dopo aver assunto i fiori di bach e dopo aver dialogato molto con i miei genitori, il brutto periodo è passato e sono tornata a fare la mia solita vita.. Nonostante io pensassi che fosse normale vivere così, oggi mi rendo conto che non sono mai stata serena al 100%.. sentivo sempre una sorta di agitazione interna, ma ho sempre evitato di dare peso a queste sensazioni e ho continuato a pensare che le cose si sistemassero da sole e che dovevo rassegnarmi ad essere caratterialmente molto sensibile, eccessivamente altruista, perfezionista e anche un po' masochista. Purtroppo un mesetto fa circa, in un periodo apparentemente tranquillo in cui non avevo esami e non avevo praticamente nulla a cui pensare, mi sono ritrovata nuovamente a tartassarmi di domande esistenziali che oggi mi fanno sentire molto a disagio.. "Cosa c'è dopo la morte?" "Che senso ha la vita?" "Come faccio a sapere che non è meglio morire se non so cosa c'è dopo?" "Ma sono io quella che compie le azioni?" "E se mi suicido dove vado?"... Sono domande che è lecito porsi nel momento in cui non ti ossessionano, io invece sto pensando bene di farne i miei pensieri principali della giornata, al punto da sentirmi il cervello scoppiare.. Ho già fatto un'autoanalisi di fronte al mio medico curante, sottolineandole il fatto che mi sono accorta di aver usato molte energie per tirare fuori degli aspetti del mio ragazzo che lui non mostrava e che io sapevo che c'erano (cercavo l'approvazione dei miei genitori nei confronti del mio ragazzo, in quanto loro non lo ritenevano molto adatto a me perché non ha finito le scuole superiori, lavora già e abbiamo uno stile di vita diverso. I miei pensavano che avessi bisogno d'altro, ma a loro adesso piace molto e sono contenti per me), ho fatto dei sacrifici per stare dietro alla sua vita (orari di lavoro, amici che io non avrei mai scelto...) e ora che sembra che la nostra storia dopo 6 anni sia maturata forse mi sta venendo fuori lo stress.. In più non ho quasi mai abbracciato mia mamma, avevo una sorta di muro fisico nei suoi confronti e ho sempre pensato di non essere apprezzata da lei come mia sorella (in realtà lei non ha fatto nulla per farmi pensare ciò).. Aggiungo che ho proprio il vizio di preoccuparmi eccessivamente degli altri, di immagazzinare i problemi altrui come fossero miei, di non accettare momenti di sconforto e di cercare sempre la verità assoluta (ecco perchè forse penso spesso alla morte).. Naturalmente tutto ciò mi crea una sensazione orribile di estraniamento dalla realtà, di paura di impazzire, di paura di perdere il controllo, di paura di desiderare di morire per vedere cosa c'è dopo,ecc.. Io comunque sto facendo la mia vita, nel senso che sto solo evitando di studiare perchè non me la sento proprio di sentirmi sotto pressione, ma per il resto esco, vedo gli amici, alleno una squadra di pallavolo, mangio un po' di meno ma regolarmente, dormo regolarmente.. sono molto agitata la mattina appena mi sveglio perchè sono assalita dallo sconforto, ma dopo che tutti i giorni mi sfogo e piango parlando di questo momento, per un'oretta mi sento meglio.. Ho il terrore di non poterne uscire,come se il mio destino fosse scritto.. Ho fatto la scemenza di guardare degli articoli su internet che parlano delle persone che si suicidano perchè, pur avendo una vita perfetta, non accettano la realtà così com'è e sono cinici nei confronti della vita.. ecco, questo articolo mi ha fatto pensare che anch'io sono così e che necessariamente compierò quel gesto.. Mi sento come non interessata a quello che facevo prima, mi sembra di fare le cose come un robot e di non ritenere nulla essenziale per la mia vita, in alcuni momenti addirittura mi sembra di non voler stare meglio.. "Perchè dovrei star meglio?" In realtà io razionalmente ho le idee chiare sul fatto che siamo nati, viviamo e poi non si sa che succede, ma dobbiamo godere della vita proprio perchè dopo non si sa cosa c'è e qui ci sono tante cose belle.. però è come se l'ansia mi avesse creato un mondo parallelo che non mi permette di vivere serenamente e di accettare le cose così come sono.. Metto in dubbio tutto, sono distratta e mi sento l'unica al mondo che prova queste cose.. La mia dottoressa mi ha detto che ho una grande capacità di autoanalisi, che ho paura della paura e che è l'ansia a provocarmi i pensieri di suicidio, ma mi ha anche consigliato di fare una chiacchierata con una psicologa e prenderò l'appuntamento. Vi ho scritto perchè ho comunque bisogno di sentirmi rassicurata sul fatto che non commetterò folli gesti, che non si può impazzire e che non ho bisogno di farmaci o psichiatra.. Io spererei che con dei colloqui dalla psicologa, tirando fuori i veri motivi dell'ansia che probabilmente sono latenti, potrò tornare ad una vita serena, anzi imparare ad accettarmi per quella che sono e a prendere le cose diversamente.. Sono fuori strada? Grazie mille in anticipo per le risposte, mi scuso per la lunghezza della domanda.. ma credo sia meglio inquadrare bene il problema.. :)Grazie ancora
Gentile Francesca, da quanto ha scritto si puó ipotizzare che lei soffra di un problema d'ansia. Tale problematica, per altro molto comune, non deve spavente ma nemmeno essere trascurata. L'ansia infatti è un'emozione naturale come lo sono la rabbia, la paura, la tristezza e la gioia. A volte peró "esce dalle righe" e dilaga rendendo la vita difficile. Bisogna fare peró alcune precisazioni. Possiamo infatti pensare che l'ansia sia conscia e l'angoscia sia inconscia. L'ansia infatti è una forma particolare di paura che si manifesta attraverso preoccupazioni eccessive e irrazionali verso il futuro che viene vissuto come catastrofico oppure pericoloso. L'angoscia invece è un'emozione per certi versi più complessa in quanto viene avvertita come malessere spesso anche fisico (dolori allo stomaco, inappetenza etc) ma di cui non sappiamo dare una spiegazione. Sostanzialmente "sto male ma non so perchè". Accanto all'angoscia si possono formare alcune fobie. Nel suo caso sembrerebbero essere delle fobie d'impulso. Ovvero la paura o il timore di compiere un gesto "folle" oppure di impazzire (perdere il controllo). Dalle sue parole lei sembrerebbe essere una persona molto controllata, con una buona famiglia e relazioni sociali, affettive e amicali. Nonostante ciò dalle sue parole emerge un vissuto di grande sofferenza. Essendo una persona di ottima intelligenza ha sviluppato nel tempo una buona capacità di auto-analisi. Purtoppo questo spesso non basta in quanto da soli non riusciamo a venire a capo del problema oppure ne veniamo a capo in modo parziale. La mente è l'unico organo del corpo umano che si sviluppa all'interno di una relazione e che si cura all'interno di una relazione. Questo può sembrare un limite ma in realtà è una grande ricchezza. L'auto-analisi può essere paragonata ad una persona che cerca di guardare all'interno di una casa attraverso i vetri delle finestre solo che al posto dei vetri ci sono degli specchi che rimandano costantemente l'immagine di chi guarda. L'interno resta sconosciuto. Se può consolarla nemmeno Freud riuscì nella sua auto-analisi. Per spiegarmi meglio utilizzerò una metafora. Provi ad immaginare la mente come un passino per pomodori e questi ultimi come le emozioni. Fin tanto che i pomodori-emozioni sono relativamente pochi va tutto bene ma quando aumentano per quantità e volume il passino si congestiona. Un po' come avviene nella sua mente. Il risultato sono dei "pensieri selvaggi" che scorrazzano nella sua mente turbandola.. Se posso permettermi di darle un consiglio non aspetti troppo in modo che il problema non si "incisti" ma si rivolga ad un professionista qualificato così da poter riprendere in mano la sua vita e la sua libertà pensando che gli scopi di ogni terapia dovrebbero essere i seguenti: stare bene, stare vivi, stare svegli. Disponibile per ulteriori chiarimenti
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