Dott. Rocco Luigi Gliro

Dott. Rocco Luigi Gliro

Psicologo, Psicoterapeuta, Ipnotista, Practitioner E.M.D.R.

Confessare o convivere col senso di colpa (o il rischio di essere scoperti)

Buongiorno,
sto vivendo un periodo di forte ansia e timore per la mia vita di coppia.
Con la mia compagna ho un ottimo rapporto, che è maturato negli anni.
All'inizio avevo paura di essere sincero e nascondevo le cose, poi con il tempo ho imparato ad aprirmi e parlare.
Ci sono però due episodi di poco conto, uno precedente la nostra relazione, ed uno agli inizi, di cui sono testimoni alcuni amici di vecchia data, che non le ho mai rilevato: so che per la sua sensibilità sarebbero piuttosto dolorosi e difficili da accettare e mi ha già perdonato diverse omissioni o confessioni tardive.
Uno riguarda un addio al celibato di 8 anni fa, prima che ci conoscessimo: con la compagnia di allora, siamo finiti in un locale di spogliarelliste, unica volta in vita mia che ci sono stato. Complice l'alcool, mi sono un po' lasciato andare e sono finito nel privé con una delle ragazze. Non è successo nulla di che ovviamente, ma non ne vado fiero e so che la mia compagna disapproverebbe e ci starebbe male.
Il secondo episodio riguarda una cosa successa durante un viaggio con due amici: io e lei eravamo insieme da poco e segretamente. Durante questo viaggio all'estero, un giorno mi sono separato dai miei amici (che non sapevano della mia ragazza) per passare un pomeriggio con una ragazza del posto che mi seguiva su Instagram: abbiamo fatto un giro, una chiacchierata e non è successo nulla, né era mia intenzione, ma non ne ho parlato allora e non credo avrebbe senso farlo adesso.
Inoltre, non mi va di essere giudicato per quelle due cose, perché non mi rappresentano, le ho fatte con leggerezza e non le rifarei mai.
A questo punto, credo che essendo passati quasi dieci anni, sia meglio non toccare le questioni.
La mia paura è però quella che, senza volerlo, i miei amici toccassero l'argomento nelle rare occasioni in cui ci si vede (ora abbiamo tutti famiglia).
È una possibilità remota, perché si tratta di quegli episodi che la solidarietà maschile porta a non svelare, ma un po' di paura c'è.
La domanda è: meglio tacere o è preferibile trovare l'occasione o il modo per chiarire ai miei amici che certe cose vanno tenute riservate?
Questo placherebbe la mia ansia, ma mi creerebbe imbarazzo, considerando che ora siamo adulti.
L'alternativa è tacere e vivere con questa spada di Damocle sulla testa, sperando che l'argomento non salti fuori e cercando di non farlo diventare un ossessione come ho la tendenza a fare.
Potete darmi un suggerimento?
Non riesco a vedere la questione in modo oggettivo.

In questi casi di solito consiglio ai miei pazienti di immaginare volontariamente e in maniera deliberata cosa succederebbe di catastrofico se le tue paure si realizzassero. Immagina il peggio di quello che può succedere senza risparmiare nulla. Annota tutto in maniera sistematica. Non tralasciare nulla. Peggiora se vuoi anche le immagini che ti vengono in mente, esasperandole in peggio.

Cosa accadrebbe di catastrofico? Esplora le possibili conseguenze.

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Dott.Rocco Luigi Gliro

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