Esclusione a scuola
Buongiorno, mia figlia di 13 anni ha vissuto diverse “esclusioni”. Prima è stata esclusa dal gruppo di amiche della pallavolo, ora sta venendo pian piano esclusa anche dalle compagne di classe, con le quali l’anno scorso aveva invece un bel rapporto.
Io, da madre, non so cosa fare, perché la vedo soffrire. Vorrebbe tanto uscire, ma non viene mai invitata da nessuno. Ho provato a invitare io delle amiche a casa e, anche se accettano, poi non la richiamano mai.
Come mi devo comportare? Cosa posso fare?
Gentile Elisa,
capisco bene la sua preoccupazione: quando una figlia entra nell’adolescenza, i legami cambiano velocemente e a volte si ha l’impressione che tutto ciò che prima funzionava si stia sgretolando. Le esclusioni che descrive fanno male, a lei e anche a te che le stai accanto.
A 13 anni succede spesso che una ragazza inizi a muoversi in modo diverso nei gruppi: diventa più sensibile, più selettiva, oppure semplicemente non si riconosce più nei codici che prima condivideva con le amiche. E i gruppi, che a questa età funzionano molto per somiglianza e per “sintonie” immediate, possono reagire prendendo le distanze, anche senza cattiveria.
Può anche accadere che, vedendola soffrire, lei viva ogni segnale con più intensità. Non è un errore: è il modo in cui una madre sente. Ma proprio per questo è utile affiancare al tuo sguardo quello della scuola, che può osservare la situazione da fuori e capire se si tratta di un vero isolamento o di un momento di riorganizzazione del gruppo.
Cosa puo' fare adesso
- Ascoltarla senza interpretare troppo: farle sentire che ciò che prova ha un posto, senza trasformare ogni episodio in un “caso”.
- Aiutarla a non identificarsi con l’esclusione: a questa età i gruppi cambiano spesso, e ciò che oggi sembra definitivo domani può essere diverso.
- Offrirle nuovi contesti: non per sostituire le amicizie, ma per permetterle di incontrare persone con cui si sente più riconosciuta.
- Parlare con la scuola: non per accusare, ma per capire come viene vista la sua posizione nel gruppo e se ci sono dinamiche che meritano attenzione.
Quando può servire un aiuto esterno
Se la sofferenza diventa forte, se si chiude o se inizia a pensare che “non va bene così com’è”, un breve percorso psicologico può aiutarla a ritrovare un modo più libero e meno doloroso di stare con gli altri.
In questi passaggi non c’è una colpa, né sua né tua. C’è una ragazza che sta cercando il proprio posto in un momento della vita in cui tutto si muove molto velocemente. Con il giusto sostegno, può trasformare questo momento difficile in un’occasione di crescita.
Psicologo/Psicoterapeuta - Firenze