Dott.ssa Silvia Chiavacci

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Psicosintesi terapeutica

Posso sperare di avere una terapia psicoanalitica per tutta la vita?

Posso sperare di avere una terapia psicoanalitica per tutta la vita? Sto scrivendo questa domanda in lacrime perché ho molta paura del futuro e mi è venuta un po' una crisi. È da quasi un anno che sono in analisi e mi sto trovando molto bene con il mio terapeuta, nonostante qualche discussione iniziale. Grazie all'analisi ho capito e sto capendo molte cose di me e, inevitabilmente a quanto pare, mi sono molto affezionata al mio analista. Sono consapevole che ci proietto l'immagine di un mio parente morto quando avevo 16 anni che era la mia figura di riferimento primaria e mi ha lasciato un vuoto incolmabile. E questo vuoto sento che ci sta riuscendo il mio analista a sanarlo in qualche modo, solo che il mio terrore più grande è che la terapia finisca. Ho paura che se anche durasse per 20 anni, il solo pensiero che a causa della sua pensione (è piuttosto giovane quindi il tempo sarebbe lungo, ma io ci penso già ora) mi mandi via da un altro terapeuta, mentre lui sarà da qualche parte e non potrò raccontargli cosa avrò fatto o starò facendo mi devasta. Di questa mia paura gliene ho già parlato e mi ha detto che sarebbe meglio concentrarsi sul qui e ora e che magari in futuro potrei essere io a non avere più bisogno dell'analisi e io gli ho risposto, forse in modo un po' deciso, "e invece no, non succederà" e mi ricordo che ha posto la frase successiva con un "eventualmente". Gli ho promesso che mi sarei concentrata sul qui ed ora perché oggettivamente il futuro è incerto e mi racconto dentro di me che magari in futuro potrebbe avverarsi questa eventualità, che lui possa anche vedermi dopo la pensione, ma sento e leggo tanti articoli contrastanti sull'argomento. C'è chi dice che è possibile e dipende dal paziente, c'è chi dice che sarebbe meglio di no perché crea dipendenza nel paziente. Io vorrei solo che mi vedesse il più a lungo possibile senza che una scartoffia decida al posto mio (o "nostro" se posso permettermi) di continuare a mantenere la relazione terapeutica. Vorrei solo avere la libertà di decidere di vederlo quando voglio a seconda delle necessità (un periodo per una volta a settimana o una volta ogni tot mesi) senza che sparisca per la pensione. Questa paura in questo momento mi devasta così tanto che, a volte ho la voglia, paradossalmente, di lasciare la terapia da lui, perché penso che se non ho proprio scelta che avvenga questa separazione burocratica, tanto vale cercare un altro sguardo che può esserci senza impedimenti di scartoffie varie. Però allo stesso tempo non voglio perché non voglio separarmi da lui e non so che fare. Con lui parlo liberamente e con trasporto in seduta e mi sento viva, poi mi ricordo della pensione e cerco di essere distante, ma non ce la faccio ad non essere felice con lui, ma la paura rimane, come se ci fosse una bomba a orologieria sotto il lettino analitico in cui cerco di dimenticarmi la presenza per parlare con gioia con lui in seduta. Grazie a chi è arrivato fin qui e mi risponderà. P.s. scusate la mia sfattataggine, ma risparmiatemi la frase "lo porterai dentro" e "interiorizzazione" perché io non voglio nessuno dentro, ma lo voglio vedere di persona e parlarci possibilmente.

Carissima, leggendo il suo scritto ho visto proprio come la sua relazione terapeutica sia proprio caratterizzata da un legame affettivo importante che, come lei giustamente nota, le ricorda una persona cara scomparsa quando aveva 16 anni. Forse questo timore ,qui e ora ,è legato al dolore della perdita che c'è stata e potrebbe essere utile parlare ed esplorare i momenti dolorosi della sua adolescenza.

Il punto non credo che sia se vedrà o no il terapeuta dopo la pensione, ma come  lei vive l'idea della separazione, Cosa è successo da adolescente quando la sua persona cara ha lasciato il corpo? Il vuoto incolmabile che lei sente non può essere riempito dal terapeuta: il terapeuta la sostiene nell'affronarlo ma non riempie i vuoti dei pazienti. Sicuramente c'è una fase in cui sentirsi ascoltati, accolti, capiti fa sentire la riparazione che accade in quella relazione . E' importante ma è solo una parte del percorso. Lasciare il terapeuta è un pò come lasciare un fidanzamento per paura della fine... Ci entri dentro per capire bene quali sono i suoi bisogni e le sue paure in modo da non viaggiarci insieme per sempre.

Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento. dott.ssa Silvia Chiavacci psicologa e psicoterapeuta ad orientamento Psicosintesi

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