Dott.ssa Simona Faustino

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Dott.ssa Simona Faustino

Psicologa/psicoterapeuta in formazione

Ho bisogno di aiuto

Salve a tutti, è da un mese che sto male e avrei bisogno di aiuto. Da circa un mese, nelle ore pomeridiane, mi viene un’angoscia a stare sveglio. Premetto che già la notte dormo poco. Comunque fatto sta che questa angoscia va via solo se mi metto a letto con gli occhi chiusi, ma questo non va bene perché il mio psicologo dice che non va bene: se mi metto a letto anche se non dormo, il cervello non si stanca e quindi poi la notte non riesco a dormire, anzi dormo ancora peggio.

Però il problema è che io il pomeriggio avverto che c’è qualcosa che non va nella mia testa, un pensiero fisso che mi fa stare male ma che non so identificare. Provo a sfidarlo, ma è lì che mi dà fastidio. È diventata una routine: ogni giorno, nelle ore pomeridiane, si presenta sempre la stessa cosa ed è come se avessi un peso da sopportare. Non sto più sereno come lo ero da quando ho conosciuto questo sintomo.

Ho paura perché non riesco nemmeno a descriverlo e, non riuscendo a descriverlo, non si può poi magari trovare una soluzione. Ma comunque è qualcosa che non va: è come un’angoscia, un pensiero che mi fa andare avanti e indietro e non riesco a gestirlo. Per colmarlo devo mettermi a letto con gli occhi chiusi, perché comunque, anche se mi metto, so già che non dormo, dato che io fatico a dormire pure di notte.

La mia dottoressa mi ha aggiunto un altro farmaco che si chiama olanzapina, perché lei dice che è un’ossessione. So solo che questa cosa mi sta togliendo la vita. Faccio pensieri brutti e a volte credo che, per risolvere questa cosa, dovrei solo morire, perché a volte desidererei perdere la coscienza per non pensare a questa cosa. Stare sveglio mi fa stare male, non so cosa sia.

Io sono seguito dal 2014 al centro di salute mentale; adesso mi segue uno psicoterapeuta che mi sta dando delle cose da fare il pomeriggio per non pensare e distrarmi, ma il problema è che io non le metto in atto perché, quando mi arriva questa sensazione, mi blocco completamente e passo le ore sul divano. Questa cosa mi prende il sopravvento.

Spero che qualcuno possa darmi un consiglio su cosa può essere questa cosa. Mi ha destabilizzato: non esco più, mi ha fatto perdere l’entusiasmo di uscire, di fare le cose, di vedere amici. Ho fatto anche il Natale da solo e mamma doveva portarmi le cose da casa di mia sorella fino a sopra da me; per fortuna abitiamo vicini.

Ciò che più mi colpisce a primo impatto non è l’angoscia in sé, ma la tua solitudine dentro quell’angoscia. Non è “solo” un sintomo: è qualcosa che arriva ogni giorno, sempre alla stessa ora, e ti prende tutto lo spazio mentale. È come se nel pomeriggio si aprisse una stanza della tua psiche dove tu sei costretto a entrare, anche se non vuoi.
Il fatto che tu faccia fatica a descriverla non è un fallimento, né un limite tuo. Al contrario, spesso ciò che non ha parole è proprio ciò che è più carico emotivamente. Non è ancora un pensiero, è una tensione, un peso, qualcosa che il corpo e la mente tengono insieme a fatica. E quando non si riesce a pensarlo, l’unica via diventa spegnerlo.
Il letto, in questo senso, è un rifugio. È il posto dove il mondo smette di chiederti di stare in piedi quando dentro ti senti crollare. Questo, per te, è una ancora di sopravvivenza e va riconosciuto, non combattuto a colpi di forza di volontà.
Quando parli di “ossessione” io sento soprattutto un tentativo disperato della mente di dare forma a qualcosa che non ce l’ha, la mente gira a vuoto per non sentire un vuoto più profondo. L’andare avanti e indietro, il rimuginare, non sono il problema: sono il modo in cui stai cercando di non cadere.
I pensieri di morte che descrivi non mi parlano di un desiderio reale di morire, ma di una cosa molto diversa e molto umana: il desiderio di smettere di sentire. Quando stare svegli fa male, l’idea di perdere coscienza sembra l’unica tregua possibile. Questo non ti rende pericoloso né “grave”: ti rende esausto.
Mi sembra importante anche una cosa: tu non sei “bloccato” perché non fai gli esercizi del pomeriggio. Sei bloccato perché quando arriva quell’angoscia, sei già oltre il punto in cui l’azione è possibile. In quel momento il problema non è distrarti, ma che sei solo con qualcosa di troppo grande. Forse il lavoro non è chiederti “perché non reagisco?”, ma iniziare a chiedersi insieme: che cosa mi sta succedendo proprio lì, ogni giorno, a quell’ora? Che cosa si riaccende? Che cosa manca? Che cosa pesa?
Il fatto che questa esperienza ti abbia tolto entusiasmo, relazioni, feste, non dice che stai regredendo. Dice che stai consumando tutte le energie per reggere qualcosa di interno. Non è una resa: è un sovraccarico.
Questa esperienza, per quanto totalizzante, non è la tua identità e non è definitiva. È una fase, un nodo, qualcosa che chiede di essere ascoltato più che zittito. E il fatto che tu sia seguito, che tu ne parli, che tu cerchi parole anche qui, è importante. Se in alcuni momenti i pensieri diventano troppo scuri o senti che potresti farti del male, è fondamentale non restare solo: contatta subito il tuo CSM, la tua dottoressa, o una persona di fiducia.
Capisco che ciò che stai vivendo sia molto duro, ma non è senza senso. Cerchiamo di scoprirlo!

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Dott.ssaSimona Faustino

Psicologa/psicoterapeuta in formazione - Napoli

  • Sostegno psicologico individuale, di coppia, familiare e di gruppo
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