Dott. Stefano Pischiutta

Dott. Stefano Pischiutta

Psicologo, Psicoterapeuta

Consapevolezza Corporea Integrale

Lo stato di separazione tra mente e corpo

Nel corso della crescita, l’individuo opera inconsciamente dei processi di rimozione in nome di un buon adattamento alla realtà. In genere, tende a separare e ad allontanare da sé ciò che è spiacevole, intollerabile, non desiderabile socialmente, e questo viene relegato nei più profondi recessi della propria interiorità; viene allontanato da sé fino a non essere più riconosciuto come proprio; si forma così l’Ombra, cosiddetta da Jung, quella zona della psiche che l’individuo non vuole vedere come propria ma che, proprio come un’ombra, lo segue dappertutto.
Spesso, questo complesso di contenuti psichici, non riconosciuto, viene proiettato e visto all’esterno, nel mondo e negli altri, e può assumere connotati minacciosi (“ce l’hai con me”) oppure repulsivi (“ti odio, non mi piaci…“). Per una persona che ha fatto un percorso terapeutico di riconoscimento della propria ombra, è abbastanza facile accorgersi di quando questa fa capolino. Per una persona che ne è immersa, invece, non lo è affatto, neanche per chi, leggendo queste parole, possa sembrare d’accordo e si riconosce in esse, ma se non ha compiuto l’atto di abbracciare l’Ombra, può comprenderle solo a un livello mentale. Abbracciare l’Ombra, all’opposto, significa sentirla vibrare nelle proprie reazioni emotive e, soprattutto, avvertirne la presenza nel corpo.
Secondo Ken Wilber, il leader teorico della psicologia transpersonale, la separazione dell’Io dall’Ombra è un passo successivo ad una avvenuta separazione tra mente e corpo nel corso dello sviluppo. L’uomo separa da sé il corpo e pone a dominio di questo la mente, dopodiché fa fuori dalla mente i contenuti indesiderabili, che divengono Ombra, e l’Io diviene il dominatore incontrastato della psiche. Per acquistare l’unificazione, allora, si deve percorrere la via a ritroso, quindi recuperare innanzitutto l’Ombra rimossa e successivamente riabbracciare il corpo. L’emblema dell’unificazione tra mente e corpo per Wilber è il centauro, figura mitica metà uomo e metà animale, a indicare l’unione tra istintualità e razionalità, che insieme guidano l’individuo verso le mete dell’autorealizzazione. Egli può sentire così le proprie pulsioni pur non essendone dominato e guidarle in modo autonomo, libero da condizionamenti; finalmente è lui a decidere cosa farne.
Mentre il lavoro di integrazione dell’Ombra è tipico della psicoanalisi e delle terapie su base corporea, il lavoro di integrazione di mente e corpo è più tipico delle terapie umanistiche.


Sviluppare la consapevolezza


Esistere non è solo la capacità di vedere il mondo esterno, quanto piuttosto la capacità di conoscersi come colui che può vedere il mondo. La consapevolezza di sé non è solamente un’esperienza interiore soggettiva, ma anche la base attraverso cui vediamo il vero mondo attorno a noi. Con l’aumento della consapevolezza di sé si può iniziare a vedere il mondo e gli altri in relazione a sé, invece di vedere sé in relazione agli altri.
L’obiettivo della consapevolezza è “restare nel presente” e l’unico modo per fare ciò è esercitare la concentrazione, che significa ‘andare dritti al centro di una situazione’; essa è collegata all’interesse, che è l’‘essere in una situazione’, e all’attenzione, che è l’ ‘aumentare della tensione verso un oggetto’. In definitiva, i tre ingredienti per restare nel presente sono: essere in una situazione, andare dritti al centro e aumentare la tensione. La consapevolezza non è una qualità che si acquisisce una volta per tutte. Essa è, innanzitutto, un’attitudine della coscienza, che va allenata e costantemente migliorata. La prima forma di consapevolezza è quella superficiale: si inizia ad essere consapevoli del proprio corpo e dei suoi bisogni, delle proprie emozioni, dei propri pensieri.
Man mano che ci si allena all’osservazione di sé, si entra in una consapevolezza più profonda, o coscienza di sé, si è coscienti di essere autori delle proprie sensazioni, emozioni, pensieri e si scopre che tutti questi contenuti hanno una storia, non appaiono dal nulla. Nati inizialmente come reazioni di adattamento a un ambiente percepito come ostile, essi si sono sedimentati, fino a costruire la personalità attuale.
Tuttavia, le difese che abbiamo costruito una volta e che erano funzionali alla nostra vita non ci servono più. Dobbiamo divenirne coscienti ed eventualmente scegliere di riadattarle, o addirittura abbandonarle. La “storia” delle difese si è cristallizzata nel corpo, creandovi dei blocchi, a livello sia muscolare che posturale. Ad ogni blocco corrispondono particolari emozioni e pensieri.


Il lavoro di consapevolezza corporea integrale


Il lavoro di consapevolezza corporea integrale parte da una concezione della persona vista come una unità bio-psico-spirituale, nella quale i “contenuti” psichici, quali sensazioni, emozioni, pensieri, aspirazioni, etiche agiscono a diversi livelli e si condizionano a vicenda. Ad esempio, un’emozione negativa influisce e crea un pensiero negativo e, viceversa, ad un pensiero positivo si associa anche un’emozione positiva; quando siamo felici, sentiamo anche il nostro corpo più vivo, vibrante e scattante.
Molto spesso ci sentiamo preda delle nostre emozioni e del nostro umore, e, poiché non ne conosciamo le cause decidiamo, più o meno consapevolmente, di ignorarli o di acquietarli in modi che poi provocano ansia, depressione, insoddisfazione e irrequietezza.
L’obiettivo principale di tale lavoro è l’integrazione e l’armonizzazione dei contenuti psichici o livelli dell’esperienza (corpo, sensazioni, emozioni, pensieri, immaginazione).

Il processo di integrazione di un contenuto psichico richiede: 1) che il contenuto venga espresso, o drammatizzato, per 2) essere visto, 3) conosciuto, 4) integrato nella coscienza.
Ognuno di questi passaggi ha una sua caratteristica evoluzione, ma è bene sapere che questa è la corretta sequenza da rispettare nel lavoro di integrazione e che nessuno dei passi può essere saltato. Ad esempio, l’applicazione di tecniche catartiche senza la successiva elaborazione provoca solo un sollievo momentaneo, peraltro legato alla stessa liberazione energetica. L’energia bloccata si libera ma, senza il successivo lavoro di consapevolezza, l’esperienza non si fissa nella coscienza, non si integra nella struttura psichica, perciò non dà luogo a una trasformazione permanente.
Il lavoro di consapevolezza integrale fa uso di tecniche espressive e tecniche introspettive, applicate in modo integrato. Tra le tecniche espressive vi sono: il movimento, l’espressione delle emozioni, l’amplificazione, il confronto; tra le tecniche introspettive: il rilassamento, il lavoro immaginativo (come il sogno da svegli guidato, la visualizzazione creativa), l’elaborazione cosciente.
Diversamente dagli altri tipi di lavoro sul corpo, alla base di un lavoro di consapevolezza corporea integrale (indipendentemente dalla cornice teorica di riferimento) vi è la consapevolezza, l’intenzionalità di creare un connubio tra mente e corpo e soprattutto dare un’elaborazione cognitiva dell’esperienza corporea; in altri tipi di attività corporee, come la danza e lo sport, il corpo viene usato per fini artistici o di salute, spesso sottoponendolo a stress, oppure l’obiettivo è lo scarico di energie. In altri casi più estremi, quando sottoposto a discipline ed attività massacranti o a superlavoro, il corpo viene maltrattato a fini utilitaristici, nella totale separazione dalla mente.


Osservare l’osservatore


La caratteristica peculiare di un lavoro di consapevolezza corporea integrale consiste nell’acquisizione della consapevolezza dell’osservatore, cioè la capacità di arretrare progressivamente e osservare colui che osserva. Questo è un portato delle pratiche meditative ed è utilizzato anche nella pratica terapeutica transpersonale integrale per portare alla luce le resistenze e i processi rimuoventi.
Laura Boggio Gilot, psicoterapeuta e istruttore di meditazione, presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia Transpersonale (www.aipt.it), ha elaborato un metodo, detto Pratica Dinamica di Consapevolezza, che utilizza in modo integrato la pratica meditativa di consapevolezza e l’approccio umanistico suaccennato. Qui l’osservazione è portata non solo sui contenuti oggettivi, ma sulla natura del soggetto che li percepisce.
In tal modo, si evidenziano le subpersonalità che dividono l’Io, e in particolare il genitore interno, che incarna il Super-Io, e il bambino interiore, che incarna il soggetto infantile in relazione con questo. Imparare ad osservare le loro interazioni e percepire il soggetto interno che gestisce i loro rapporti fa luce anche sui processi difensivi, spesso incistati nel corpo sotto forma di blocchi e rigidità.


Benefici del lavoro di consapevolezza corporea integrale


Gli effetti del lavoro di consapevolezza psico-corporea possono essere così descritti:

  • aumento della capacità relazionale; star bene con sé stessi fa stare bene anche con gli altri. Diminuendo le proiezioni, che inquinano i rapporti, si vedono gli altri con più obiettività e si è più autentici; così, si viene accettati e si accetta di più;
  • aumento dell’assertività, cioè della capacità di affermare le proprie verità con forza, senza ferire l’altro e rispettandone le opinioni;
  • aumento dell’autostima. Conoscere meglio sé stessi produce una visione più chiara dei propri limiti e potenzialità; dunque, ci si può stimare per quello che si è e questo produce una costante felicità e un senso di potere ed efficacia. Inoltre, avendo migliorato le relazioni, il ritorno positivo da parte degli altri rinforza l’autostima;
  • aumento della capacità di tolleranza dello stress. Avendo acquisito una maggiore conoscenza del significato dello stress, nonché delle proprie reali possibilità, si scelgono attività e modalità di vita che preservano la propria energia vitale, senza disperderla in attività e occupazioni inutili. Così, si è pronti per affrontare anche eventuali eventi stressanti e per trasformare eventi precedentemente considerati stressanti in opportunità e sfide per la propria crescita e creatività.



Perché è importante conoscere il proprio mondo interiore

Viviamo in un mondo tanto ricco di informazioni, ma siamo poco propensi ad andare a fondo dentro di noi per scoprire la nostra essenza, che costituisce la vera conoscenza. Preferiamo fermarci alla superficie, alla quantità di informazioni, che il più delle volte non riusciamo o non abbiamo tempo di elaborare. Dietro questo atteggiamento si nasconde facilmente la paura di andare al fondo di noi e scoprire chissà quali oscure e vergognose verità. Percorrendo il cammino della consapevolezza, ci si accorge che la conoscenza di sé è affascinante, anche se inizialmente dolorosa.

Essa consente la comprensione:

  • delle principali cause di sofferenza, molta della quale è autoprodotta dalle strutture disfunzionali della psiche;
  • delle principali cause di stress. A tale scopo, è bene precisare che esistono due tipi di stress, di cui solo uno, il cosiddetto distress, è causa di sofferenza per la persona; l’altro tipo di stress, il cosiddetto eustress, è benefico, e serve a mantenere vivo l’interesse per la vita e all’attivazione delle energie necessarie all’azione;
  • dell’irrequietezza quotidiana. Questa è uno stato che deriva primariamente da un’insoddisfazione generalizzata, dal vivere senza uno scopo, è un’ignoranza diffusa del proprio mondo interiore, uno stato di latitanza dai propri bisogni più profondi e dalle proprie più intime motivazioni, nonché inconsapevolezza e passività nei confronti della vita, alla cui base sta anche una mancanza di coraggio e un attaccamento alle proprie sicurezze.

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