Dott.ssa Valentina Nicoletti

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Dott.ssa Valentina Nicoletti

Psicologa

Paura della scuola

Buonasera, sono una mamma di un bimbo di 4 anni che frequenta quest’anno il secondo anno di scuola dell’infanzia.
Il primo anno, in una scuola privata, è stato un pianto continuo sia prima che durante la permanenza in classe: chiedeva sempre di me o del papà. Parlando con le maestre, ci dicevano che era del tutto normale, non essendo andato al nido ed essendo il suo primo anno, e che durante la giornata aveva appunto dei momenti di pianto ma che poi in classe era tranquillo.
Quest’anno abbiamo cambiato scuola: una scuola statale, molto più grande e, di conseguenza, un contesto diverso, dal mio punto di vista. Anche qui, però, la storia è la stessa.
Ora, da qualche mese, oltre ai pianti, sembra quasi terrorizzato. Mi spiego meglio: è un pensiero continuo dalla mattina (“Mamma, oggi c’è scuola?”) e ovviamente scoppia subito a piangere. Il pomeriggio ci chiede spesso se il giorno dopo ci sarà scuola e così anche la sera. Si sta svegliando prestissimo al mattino e, con ansia, questa è la prima domanda che fa.
Ovviamente abbiamo cercato di parlarci molto e finalmente ci ha detto che c’era un bambino che lo picchiava. Dopo aver capito che poteva effettivamente essere vero, ho pensato di parlare con le maestre spiegando loro la situazione. Mi hanno risposto che non avevano notato questa cosa, che probabilmente era successo un episodio che lui ricordava, ma che in classe non c’era questa situazione. Mi hanno anche detto che avrebbero trovato delle strategie utili affinché mio figlio e quel bambino, sotto la loro osservazione, potessero interagire insieme o in gruppo, proprio per avvicinarli e smontare il “mostro” che mio figlio probabilmente aveva immaginato.
Nonostante questo, però, la situazione continua. L’ultima cosa che mi ha detto è che una delle sue maestre lo sgrida forte perché lui piange, e me lo ripete di continuo. La mattina mi chiede quale maestra ci sarà e poi scoppia a piangere.
Mi ha anche chiesto: “Mamma, mi cambi scuola?”
Premesso tutto ciò, non so cosa devo fare. Non capisco quale sia realmente il disagio: il bambino, la maestra oppure entrambe le cose. Non so più cosa pensare.

Buonasera. Capisco perfettamente il suo stato d'animo: vedere un figlio di 4 anni vivere con un'ansia così totalizzante, che frammenta il sonno e invade ogni conversazione domestica, è logorante per un genitore.  La situazione si è trasformata in un "circolo vizioso" in cui le tentate soluzioni (parlarne molto, rassicurarlo, indagare le cause) paradossalmente alimentano il problema anziché risolverlo. Dico spesso che "la rassicurazione non rassicura". Quando spieghiamo a un bambino ansioso che non deve aver paura, gli stiamo implicitamente confermando che c'è qualcosa di cui aver paura, altrimenti non ne parleremmo così tanto.
Chiedergli "cosa è successo?", "perché piangi?", "chi c'è oggi?" mantiene il focus del bambino costantemente sul trauma (scuola/maestra/compagno). La scuola diventa l'unico argomento di vita, h24.

Per evitare che la paura della scuola invada l'intero pomeriggio e la sera, occorre limitare il tempo dedicato al problema.

• Regola: Si parla della scuola solo per 10-15 minuti dopo il rientro. In quel momento si accolgono i suoi sfoghi e i suoi pianti.

• Il resto della giornata: Se lui chiede "Mamma domani c'è scuola?", si risponde in modo neutro e brevissimo ("Sì tesoro, ora però giochiamo con i Lego") e si sposta immediatamente l'attenzione su altro. Non permettete alla "paura della scuola" di sedersi a tavola con voi a cena.

• La delega alle maestre: Se la maestra che lo sgrida è la stessa che dovrebbe "avvicinarlo" al bambino che lo picchia, si crea un cortocircuito. Il bambino si sente non protetto e sotto osservazione forzata.

Invece di rassicurare, validi l'emozione senza restarci sopra: "Capisco che tu sia triste, hai ragione a essere arrabbiato se qualcuno ti sgrida". Punto. Senza cercare di convincerlo del contrario.

Chieda un colloquio fermo (ma non accusatorio) con le maestre. Invece di riportare solo ciò che dice il figlio, chieda: "Mio figlio riferisce di essere sgridato quando piange. Come viene gestito il suo pianto in classe?". Se la risposta conferma un approccio rigido ("Deve smetterla di piangere perché è grande"), allora il disagio del bambino ha basi oggettive .

per quanto riguarda la domanda " mamma mi cambi scuola ?"

Invece di rispondere "Sì" o "No" (che creano false speranze o chiusure nette), può usare una tecnica di ristrutturazione:

"Capisco che ora la scuola ti faccia sentire così triste da voler scappare. Io e papà stiamo lavorando per capire come farti stare bene. Per adesso, la tua 'missione' è provare a stare lì, e la mia è parlare con le maestre per aiutarle a capire come farti sorridere di più."

cambiare scuola è l'ultima spiaggia, ma diventa necessaria se:

1. L'ambiente è sordo: Se le maestre non modificano il loro approccio (continuano a sgridarlo per il pianto).

2. Sintomatologia fisica persistente: Se i risvegli precoci e l'ansia non accennano a diminuire dopo aver applicato il "silenzio" strategico a casa per almeno 2-3 settimane.

Un consiglio pratico per domani mattina

Quando scoppia a piangere, eviti spiegazioni logiche. Lo abbracci forte, gli dica: "Sento che sei triste, ti voglio bene" e prosegua con la routine con gentile fermezza. Meno parole userà sulla scuola, meno potere darà al "mostro" che lui ha creato nella sua mente.

Se la situazione non dovesse sbloccarsi entro breve, un consulto con un terapeuta strategico potrebbe aiutarvi a capire se il problema è una fobia scolare incipiente o un reale deficit di sintonia tra il bambino e quel specifico sistema scolastico.

Saluti,

dott.ssa Valentina Nicoletti

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