Sindrome oppositiva provocatoria
Salve Mio figlio di 15 anni oramai da tempo (circa 1 anno) manifesta condotto scolastica pessima con rifiuti evidenti alle autorità ed anche a casa è irritabile scortese e appena si ha un minimo litigio si chiude nel mutismo. Ovviamente apre bocca solo quando ha bisogno di qualcosa che chiede oltretutto in modo arrogante. Ha sempre ragione e uso tono sprezzante con tutti tranne penso i suoi amici. Vede che soffriamo la situazione ma se ne disinteressa. Che siano sintomi della DOP? Cosa mi consigliate di ignorare il suo atteggiamento (alle volte è veramente difficile) di dargli delle punizioni ?(si chiude nel mutismo ricattatorio) o altro? Vi ringrazio la quotidianità familiare è veramente difficile
Salve, capisco quanto possa essere faticosa la vostra quotidianità: quando la comunicazione con un figlio incontra dei “muri” (irritabilità, chiusura, mutismo dopo i litigi), è normale sentirsi provati e anche impotenti. La domanda sulla DOP è comprensibile, ma da un messaggio è difficile fare una diagnosi poiché si rischierebbe di escludere dati importanti.
Comportamenti come opposizione alle regole, tono sprezzante, rifiuto dell’autorità e chiusura possono comparire per motivi diversi e spesso, in adolescenza, hanno a che fare anche con una fase di crescita molto intensa: sperimentazione, ricerca di identità, bisogno di appartenenza al gruppo. E qui c’è un paradosso tipico: l’adolescente può sembrare “trasgressivo”, ma in realtà è spesso alla ricerca di regole e punti fermi proprio per “riscoprirsi”. Quando non si sente abbastanza libero di sperimentare, anche dove esiste una base solida su cui rientrare, può vivere conflitti interiori che poi esplodono in modalità aggressive o di chiusura.
Per questo, più che “che cos’ha”, la domanda pratica diventa: cosa sta comunicando con questi comportamenti? Cosa mantiene attivo il ciclo in famiglia e a scuola? E per capirlo davvero servono tempo e contesto (quindi storia del ragazzo, ambienti frequentati, storia familiare ecc)
Nel frattempo, mi sento di sconsigliare le risposte estreme: né ignorare tutto, né basarsi solo su punizioni. In genere aiuta di più:
- Poche regole di convivenza, esplicite e stabili, con conseguenze prevedibili e non umilianti (es. routine minime in casa: collaborazione, rispetto nei toni, orari), significa mostrare delle conseguenze che non devono “fare male” ma solo stimolare il ragionamento.
- Micro-momenti di connessione: anche 5–10 minuti in cui fate 1–2 domande genuine per capire come sta, senza trasformarle in un interrogatorio. L’obiettivo è riaprire un canale, non “vincere” la conversazione.
- Sul mutismo: non inseguirlo in quel momento. Potete lasciare una porta aperta (“quando ti va ne riparliamo”) e, se partono insulti o toni aggressivi, si interrompe la comunicazione: anche questo è un confine sano e coerente.
Dopo un anno di difficoltà (scuola + casa), io valuterei seriamente un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva (anche tramite consultori/servizi territoriali, sono sempre aperti e disponibili).
Secondariamente mi sento di consigliare anche uno spazio dedicato ai genitori, non in senso “educativo”, ma per trovare il modo migliore di sostenervi e reggere questa fase senza consumarvi nel conflitto quotidiano.
Un caro saluto
Psicologa cognitiva, psicoterapeuta in formazione - Udine