Ansia e comunicazione
A più di 60 anni mi sento davvero scemo per non riuscire più a parlare in pubblico. Mi blocco, un nodo alla gola mi impedisce di parlare e le lacrime quasi mi annebbiato la vista. Eppure una volta amavo parlare a qualsiasi pubblico esprimendo le emozioni più belle. La prima volta mi è successo in chiesa, quando sono stato chiamato a leggere la bibbia durante il matrimonio di una nipote a cui tengo tantissimo. Ho fatto una pessima figura non riuscendo nemmeno a leggere per l'emozione. Fino a quel momento avrei saputo parlare a braccio in scioltezza e senza nessun problema. Da allora non riesco nemmeno a leggere un biglietto d'auguri a tavola con la famiglia riunita.
Buongiorno, grazie per la condivisione: si sente quanto per lei sia frustrante e doloroso vivere questo blocco, soprattutto perché in passato sapeva gestire con grande naturalezza queste situazioni, con scioltezza e presenza.
Da queste righe emerge chiaramente quanto questo vissuto emotivo sia diventato preponderante e pervasivo, ma manca ancora un po’ di contesto per capire davvero cosa lo stia alimentando: ad esempio quando è ricominciato esattamente, se in quel periodo c’erano già preoccupazioni, stress, cambiamenti importanti, oppure se ci sono stati altri episodi simili prima o subito dopo. In generale, da come lo descrive sembra una reazione molto “fisiologica”: come se un’emozione, un pensiero o un evento avessero attivato una risposta talmente intensa da portare il corpo in una modalità di difesa (nodo alla gola, lacrime, blocco della voce), come se si accendesse un sistema d’allerta. Proprio per questo è importante capire il collegamento tra ciò che succede dentro (emozioni/pensieri) e ciò che succede nel corpo.
La buona notizia è che, una volta compreso il meccanismo, si può lavorare anche su strategie concrete di gestione di quei momenti: tecniche che aiutano sia la parte fisica (respiro, regolazione, radicamento) sia la parte psicologica (ridurre l’allarme, rimettere ordine nei significati che quel momento ha assunto, recuperare fiducia). Non è qualcosa “di cui vergognarsi”: l’esternazione delle emozioni non è un fallimento, e non dice nulla sul suo valore come persona. Può essere interessante, anzi, esplorare anche questo: perché oggi per lei “emozionarsi in pubblico” viene vissuto come qualcosa di cui provare vergogna, mentre un tempo era considerato un modo di esprimere il bello.
Un percorso di psicoterapia con strumenti specifici per la gestione dell’ansia e delle risposte corporee o anche un percorso di supporto psicologico per aiutarla ad indagare questi stati emotivi, potrebbero aiutarla a “sbrogliare la matassa” e a ritrovare gradualmente la sicurezza nel parlare davanti agli altri. Non è un lavoro dall’oggi al domani, ma è assolutamente fattibile e, soprattutto, reversibile.
Un caro saluto
Psicologa cognitiva, psicoterapeuta in formazione - Udine