Vorrei lasciarlo ma non ho soldi...

Sono sposata con un uomo che ormai non mi calcola più. Mi fa pressione per avere un altro bebè, ma poi, se ho un ritardo, lui mi dice: “Speriamo che non sei incinta” (quando lo facciamo, perché per dei mesi non lo facciamo proprio). Non mi saluta quando torna dal lavoro e mi dice che mi puzzano i piedi (dopo una giornata che ho camminato). Con nostra figlia ci sta malvolentieri le poche volte che ci vuole stare... Per i soldi mi fa ricaricare massimo 100€ praticamente al mese... Io vivo con i soldi d'invalidità mia. Vorrei lasciarlo ma non dargli l'affidamento di nostra figlia e iniziare una nuova vita io e mia figlia, ma i soldi non ne ho... Come posso fare? Grazie mille.

PS. La situazione è sempre stata così. Non do il mio nome e cognome vero per paura di mio marito...

Gentile utente,

si sente tanta stanchezza nelle sue parole. Non è solo tristezza, è logoramento.

Da quello che racconta, nel tempo si è creata una dinamica in cui lei sembra sempre un passo indietro:

  • lui chiede un figlio e poi si tira indietro;

  • la svaluta con frasi umilianti;

  • limita il denaro;

  • è poco presente con vostra figlia;

  • e lei finisce per adattarsi, anche economicamente.

Quando una relazione funziona così per anni, lentamente si abbassa l’idea di ciò che si merita. Non succede in un giorno. Succede a piccole dosi.

Lei dice che vorrebbe andarsene ma non ha soldi. Questo è il punto reale. Non è solo una questione emotiva, è una questione di possibilità concreta.

In queste situazioni il primo passo non è scappare né affrontarlo frontalmente. È costruire una base.

Prima si crea una rete, poi si decide.

Informarsi sui suoi diritti, capire cosa le spetta come madre, quali tutele economiche esistono, parlare con uno sportello donna o un centro antiviolenza (anche solo per consulenza legale gratuita) non significa denunciare o fare guerra. Significa raccogliere informazioni. Quando si hanno informazioni, la paura si riduce.

Il fatto che lei abbia paura a scrivere il suo vero nome mi fa pensare che dentro di sé percepisca un clima di controllo. E quando c’è controllo economico e svalutazione costante, la fiducia in sé si erode.

Lei non sta chiedendo “come sopporto?”.
Sta chiedendo “come posso costruire una via d’uscita senza mettere a rischio mia figlia?”.

È una domanda adulta.

Forse ora non deve decidere tutto. Deve iniziare a muoversi in silenzio, con prudenza, per capire quali sono le sue risorse reali. A volte la libertà non si prende in un gesto, si prepara.

Non è egoismo voler una vita più dignitosa per sé e per sua figlia. È responsabilità.

Se vuole, mi può dire almeno la regione in cui vive e le indico che tipo di servizi pubblici può contattare.

Non resti sola in questo.

Un caro saluto.

domande e risposte

Dott.Vincenzo Capretto

Psicologo - Roma

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