Fobia piccioni
Buongiorno. Da adulta ho sviluppato una fobia che riguarda i piccioni, sono terrorizzata dalla loro presenza, anche se non li vedo ma ne sento il fruscio delle ali. Non so come sia venuta, né riesco a liberarmene, sebbene cerchi di razionalizzare questo assoluto terrore. Grazie se mi aiuterete a comprendere perlomeno come possa essersi sviluppata questa paura, così da tentare un approccio per liberarmene. Vivo a Roma e qui siamo circondati da questi animali purtroppo, anche una passeggiata per me facilmente diventa un problema.
Buongiorno,
la prima cosa che vorrei dirle è che il fatto che non riesca a “razionalizzare” questa paura non significa che lei non si stia impegnando abbastanza. Anzi, nelle fobie accade spesso proprio questo: razionalmente sappiamo che ciò che abbiamo davanti non rappresenta un reale pericolo, ma il nostro corpo reagisce come se lo fosse. Lei chiede come possa essersi sviluppata. Non sempre è possibile individuare un episodio preciso che abbia dato origine a una fobia e, soprattutto, comprenderne l’origine non è necessariamente ciò che permette di superarla.
Mi soffermerei invece su come la paura funziona oggi. Immagino che, quando vede un piccione o sente il fruscio delle ali, cerchi istintivamente di allontanarsi, cambiare strada, controllare dove siano gli animali o evitare alcune situazioni. Sono reazioni comprensibili perché nell’immediato fanno diminuire la paura. Il problema è che, ogni volta che evitiamo ciò che ci spaventa, riceviamo anche un messaggio implicito: “meno male che sono scappata, perché quella situazione era davvero pericolosa”.
È un po’ come spegnere continuamente un allarme senza mai permettergli di verificare se ci fosse davvero un incendio. L’allarme, col tempo, diventa sempre più sensibile: nel suo caso sembra essere sufficiente persino il rumore delle ali per attivarlo.
Per questo, paradossalmente, il tentativo di proteggersi dalla paura può contribuire a mantenerla.
Il lavoro sulle fobie procede generalmente nella direzione opposta, attraverso un avvicinamento graduale e controllato a ciò che viene temuto, senza chiedere alla persona di affrontare improvvisamente la situazione che la terrorizza. L’obiettivo non è convincersi con la ragione che “non deve avere paura”, ma permettere progressivamente al sistema di allarme di fare un’esperienza diversa.
Considerando che vive in una città nella quale questa paura sta arrivando a condizionare anche una semplice passeggiata, potrebbe essere utile affrontarla con uno psicologo. Le fobie specifiche sono problemi sui quali è possibile lavorare in maniera molto concreta, anche attraverso tecniche di esposizione graduale.
Più che domandarsi soltanto “da dove viene questa paura?”, proverei quindi ad aggiungere un’altra domanda: “che cosa faccio oggi, quando arriva la paura, che senza volerlo potrebbe continuare ad alimentarla?”.
Credo che da lì possa iniziare a comprenderla in modo diverso.
Un caro saluto.
Psicologo - Roma