Essere sempre nel torto e non ricevere mai supporto

Buongiorno, da anni convivo con una situazione in cui qualsiasi cosa io faccia mi vengono addossate colpe e fatto sentire in torto anche quando sono dalla parte della ragione. In ambito lavorativo subisco aggressività, brutte maniere, insulti e brutte parole, ma nonostante tutto questo appena rispondo un attimo vengo fatto passare per quello sbagliato. Nella vita quotidiana se reagisco a individui maleducati o aggressivi vengo comunque criticato e anche sta volta fatto passare per quello sbagliato. Io non so più come comportarmi perché se sono gentile e comprensivo le persone se ne approfittano mentre se tiro fuori il carattere e reagisco (ci tengo a precisare senza l’uso della violenza) vengo fatto passare per il cattivo. Queste situazioni mi stanno bloccando nelle interazioni e non ho più voglia di conoscere persone o di affrontare la società perché tanto “sbaglio sempre io”

Buonasera, quello che descrive è una posizione molto faticosa, la sensazione di non trovare un modo "giusto" di stare nelle relazioni, perché sia la gentilezza sia la fermezza sembrano ritorcersi contro. È comprensibile che, dopo anni così, la voglia di incontrare persone si sia spenta.

Vorrei però restituirle una cosa che mi ha colpito leggendola. Lei distingue con cura tra reagire e usare violenza, tra gentilezza e farsi sopraffare. Significa che un senso di cosa sia giusto ce l'ha, ed è chiaro. Quello che sembra mancare non è uno spazio in cui questo discernimento venga riconosciuto, invece di essere costantemente rovesciato dagli altri. Quando questo accade a lungo, può accadere di cominciare a dubitare di sé prima ancora di parlare, e la conclusione "sbaglio sempre io" finisce per orientare le interazioni dall'interno. Un percorso psicologico, in casi come il suo, non serve a stabilire chi ha torto e chi ragione nei singoli episodi, ma a ricostruire una fiducia nel proprio sentire, in modo che le relazioni tornino possibili senza dover scegliere tra subire o ritirarsi.

Le suggerirei di cercare un primo colloquio con un* collega del suo territorio. Non per ricevere etichette, ma per avere finalmente uno spazio in cui la sua esperienza possa essere ascoltata per intero.

Buon cammino,

Cordialità

Dr.ssa Adriana Dell'Arte 

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Dott.ssaAdriana Dell'Arte

Psicologa clinica - Milano

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