Dott.ssa Alessandra Delle Fave

Dott.ssa Alessandra Delle Fave

Psicologo, Psicoterapeuta E.M.D.R. , Consulente di parte

Non mi ama più. Mi ha detto che è finita per sempre. Abbiamo una bimba piccola. Mi sento solo

Buongiorno, vorrei raccontare la mia situazione per avere un parere. Ho una relazione da quasi otto anni, abbiamo una bambina di due anni e mezzo, e per questa famiglia mi sono trasferito lontano dalla mia città e ho svenduto una casa per acquistarne una in un posto che non sento casa mia. Dopo la nascita di nostra figlia, la quotidianità è diventata più impegnativa. La mia compagna mi ha detto recentemente di non amarmi più e mi ha spiegato che negli anni si è sentita poco ascoltata e poco sostenuta, soprattutto nei momenti per lei importanti. Questa cosa mi ha colpito molto. Mi sto rendendo conto che forse ho dato per scontate alcune dinamiche, pensando che bastasse esserci fisicamente ed economicamente, senza vedere davvero quanto lei si sentisse sola emotivamente. Probabilmente non ho saputo cogliere i suoi segnali, né darle il sostegno di cui aveva bisogno. Lei dice di aver provato a comunicare il suo malessere ma non ci è mai riuscita perché tendevo a difendermi o ad alzare il tono della voce durante i confronti e quei confronti non sono mai diventati litigi in cui ha sfogato il suo malessere. Ha tenuto tutto dentro finché è esplosa. Avrebbe potuto provare un altro canale per comunicarmelo. Ma non voglio giustificarmi. Ho iniziato un percorso psicologico proprio perché voglio capire questi aspetti di me e migliorare. Il problema è che questa consapevolezza è arrivata quando per lei sembra ormai troppo tardi. Nonostante questo, lei continua a dimostrarmi affetto: mi abbraccia, mi stringe, mantiene piccoli gesti di tenerezza. So che questi gesti potrebbero non significare un desiderio di tornare insieme, ma per me sono emotivamente molto forti. Mi chiedo se dopo tanti anni l’amore non sia anche questo: affetto, intimità, complicità, e se da lì si possa lentamente riprovare a costruire. Allo stesso tempo ho paura che questo sia soprattutto il mio terrore di restare solo. Negli ultimi quindici anni sono stato quasi sempre in coppia. Qui non ho una rete solida di amici o familiari e la prospettiva di perdere la quotidianità con mia figlia mi fa stare malissimo. Ho perso mia madre 4 mesi fa dopo 2 anni di lotta contro un cancro inguaribile e anche questo si somma alla situazione. Probabilmente, alcune mie mancanze sono dovute anche al pensiero costante di impotenza, di non poter far nulla per mia madre stava lentamente morendo e alla mia difficoltà nell'essere vicino in questa battaglia. A volte penso persino di tornare nella mia città, ma questo vorrebbe dire allontanarmi da mia figlia e questo pensiero mi lacera. Vorrei capire se esiste ancora qualcosa che abbia senso provare per la nostra relazione o se invece devo lavorare sull’accettazione della sua decisione e sulla ricostruzione di me stesso, per poter comunque essere un padre presente. Grazie a chi vorrà rispondermi.

Gentile Lanfranco

grazie per aver condiviso la sua storia con tanta sincerità. Si sente quanto stia soffrendo, e anche quanto stia cercando di capire, senza nascondersi.

Vorrei partire da qui: lei riconosce di aver dato per scontate alcune cose e di non aver colto fino in fondo la solitudine della sua compagna. Lo fa senza difendersi, ed è proprio quello che lei le chiedeva. Questo cambiamento è già in corso, non è solo un buon proposito. Anche l'aver iniziato un percorso psicologico è una scelta importante, che parla del desiderio di capirsi davvero.

C'è poi un aspetto che lei cita quasi di passaggio, ma che a mio avviso merita molto spazio. Sua madre si è ammalata più o meno quando è nata sua figlia. In questi ultimi due anni e mezzo è diventato padre mentre perdeva sua madre, lontano dalla sua città e senza persone vicine su cui contare. È moltissimo da reggere. Quando si vive un dolore così e ci si sente impotenti, spesso resta poco spazio per accorgersi di quello che provano gli altri. Questo non cancella i vissuti della sua compagna, ma aiuta a capire le difficoltà che lei stesso ha dovuto affrontare. Sua madre è mancata solo quattro mesi fa: lei è in pieno lutto, e merita di essere trattato con la stessa comprensione che sta cercando di avere verso la sua compagna.

Le dico anche un'altra cosa, forse scomoda da sentire: in una coppia le difficoltà di comunicazione si costruiscono quasi sempre in due. La sua idea di cura della coppia evidentemente non era coerente con i bisogni della sua compagna che di fatto però non le ha esplicitato i suoi vissuti tenendosi tutto dentro e i vostri diversi modi di vivere la relazione probabilmente si sono alimentati a vicenda. Non serve stabilire di chi sia la colpa; serve capire come uscire da questo meccanismo.

Mi permetto di offrirle qualche suggerimento:

  • Sui gesti di affetto: è comprensibile che la colpiscano, ma provi a non interpretarli da solo. Potrebbe chiederle con calma cosa significano per lei. Farle questa domanda e ascoltare davvero la risposta, qualunque sia, è già un modo nuovo di stare nella relazione.
  • Proporre un percorso di coppia: non necessariamente per "salvare" la relazione, ma per capire insieme, con l'aiuto di un professionista, cosa c'è ancora tra voi. Anche se doveste separarvi, sarebbe uno spazio prezioso per farlo nel modo meno doloroso possibile, per voi e per vostra figlia.
  • Portare il lutto nel suo percorso personale: parli con il suo terapeuta non solo della crisi di coppia, ma anche di sua madre e di quel senso di impotenza che descrive.
  • Non prendere decisioni importanti adesso: come tornare nella sua città. In un momento di dolore così forte è meglio darsi tempo.
  • Costruire qualche legame dove vive: capisco che possa essere complesso da realizzare, ma propri a farlo attraverso un'attività, un gruppo, altri genitori. Non per sostituire la famiglia, ma per non sentirsi del tutto solo.

Infine, lavorare su di sé e cercare di recuperare la relazione non sono due strade alternative. Prendersi cura di sé le servirà comunque: per tentare di ricostruire, se ci sarà lo spazio per farlo, e in ogni caso per essere il padre presente che desidera essere. Da quello che scrive, ne ha tutte le intenzioni.

Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Delle Fave

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