Comportamento bambino a scuola
Buongiorno, mio figlio di 6 anni a settembre 2025 ha iniziato la prima elementare e fin da subito le maestre lo hanno etichettato come problematico. Mi hanno descritto un bambino che non vedo a casa, né al parco con gli amici né negli sport (ne fa tre).
Le maestre mi hanno detto che a livello cognitivo è molto avanti rispetto agli altri bimbi: infatti sa già leggere e scrivere sotto dettatura piccole frasi, sa fare a mente tutte le operazioni ed è molto curioso, apprende velocemente. Il problema è che durante la lezione si alza, va in giro, gioca con puzzle e altri giochi, poi ritorna a posto e fa tutti i suoi compiti in modo corretto, veloce e senza aiuto né ulteriore spiegazione. Un’altra cosa che fa è rotolarsi sul tappeto e a volte, quando è arrabbiato, lancia le cose e per questo lo hanno definito aggressivo e pericoloso.
Ci tengo a precisare che la sua classe è problematica: c’è un bimbo autistico che si esprime solo a versi e lancia ogni cosa abbia sotto mano, quindi ha un’insegnante di sostegno fissa; c’è un altro bambino straniero che non parla nulla di italiano, quindi le maestre hanno attenzioni particolari per lui; un altro bimbo che scappa e fa dispetti a tutti e anche per lui hanno attenzioni particolari, in quanto chiamano amici di un’altra classe per farlo calmare, lo portano in giro per la scuola, gli fanno la capanna della rabbia, ecc.
Mio figlio da questo bimbo ne ha subite di ogni: un pugno sull’occhio, graffi in faccia, pizzicotti, compiti strappati, cibo rovesciato, ecc. Dopo un po’ si è stufato, ha reagito alle provocazioni e si è ribellato anche contro le maestre che lo tenevano, tirando pugni e calci per liberarsi. Le maestre lo hanno tenuto talmente forte che gli hanno fatto lividi ed escoriazioni sulle braccia.
Ultimamente le maestre lo stanno facendo passare anche per un bambino soffocante, perché abbraccia le sue amichette e ogni tanto tocca i capelli (di solito lo fa con chi vuole bene e quando ha sonno o è sotto stress); per questo le maestre non gli permettono di giocare con le bimbe e lui ci rimane male.
Da quando è iniziata la scuola lo vedo spento, triste e sempre arrabbiato. Negli ultimi due giorni è andato a scuola con le lacrime agli occhi e mi ha detto che nessuna maestra è sua amica e mi ha chiesto se c’era una scuola diversa per lui. Un’altra cosa che ho notato è che ha molta paura di sbagliare: ad esempio, se cade l’acqua, subito si giustifica dicendo che non l’ha fatto apposta e ha paura di essere sgridato. Ho provato ad indagare, ma lui non ne vuole parlare.
Sottolineo che tutte le gentilezze che le maestre hanno avuto nei confronti degli altri bambini le ha notate e gli hanno dato molto fastidio, perché le maestre dicevano che erano bimbi speciali senza spiegare cosa intendessero con questo termine.
Lui fa tre sport: baseball, pallavolo (è l’unico maschio) e nuoto. In questi ambiti è tranquillo, rispetta le file e le regole. Al parco con gli altri bambini è molto inclusivo e mai aggressivo. Non riesco a capire se è un problema di mio figlio o di mal gestione della classe da parte delle insegnanti.
Lui è anche molto vergognoso: non vuole cantare, ballare o farsi vedere mentre fa sport perché dice che è imbarazzante; addirittura si vergogna della sua voce e fa fatica a salutare le persone, ma se ha un po’ di confidenza le abbraccia per dimostrare affetto e salutare.
Ho già contattato la neuropsichiatra, che lo ha messo in lista per lo psicologo; ne ho contattato anche un altro privatamente.
Buongiorno,
sarebbe utile comprendere se suo figlio sia plusdotato cognitivo o ad alto potenziale cognitivo, neurodivergenza purtroppo oggi ancora poco conosciuta e trattata in Italia. Tra le caratteristiche troviamo: una capacità cognitiva molto superiore alla sua età anagrafica, che si unisce ad una asincronia rispetto all’età anagrafica; una ipersensibilità emotiva; un senso di giustizia e un perfezionismo marcato e altre caratteristiche specifiche di questa tipologia di neurodivergenza a cui possono associarsi delle comorbidità da indagare. Sarebbe utile un colloquio di presa in carico a cui fare seguire un approfondimento psicodiagnostico (test) per indagare il livello cognitivo, le capacità emotivo-relazionali e, se del caso, un approfondimento personologico per le eventuali comorbidità. A valle della parte anamnestica e diagnostica, valutare un breve percorso di psicoeducazione per comprendere il suo funzionamento e come relazionarsi nel suo contesto sociale (scuola, famiglia, amici).
Se serve, resto a disposizione.
Dott. Alessandro Foti
Psicologo clinico e psicodiagnosta