Psicologa, Psicoterapeuta Psicoanalitica, Sessuologa, ADHD.
ADHD nell' adulto: quando la difficoltà non è mancanza di volontà
Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) anche in età adulta. Se per molto tempo si è pensato che fosse un disturbo esclusivamente infantile, oggi sappiamo che, in molti casi, i sintomi persistono anche nell'adolescenza e nell' età adulta, influenzando il lavoro, lo studio, le relazioni e il benessere psicologico.
Molti adulti arrivano a una diagnosi solo dopo anni di difficoltà, spesso interpretate come mancanza di impegno, disorganizzazione o scarso autocontrollo. In realtà, dietro queste esperienze può esserci un diverso funzionamento neurobiologico che merita di essere compreso e accolto.
L' ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà nella regolazione dell' attenzione, dell' impulsività e delle funzioni esecutive, cioè quell' insieme di capacità che permettono di pianificare, organizzare, iniziare e portare a termine le attività quotidiane.
Nell' adulto l' iperattività motoria tipica dell' infanzia tende spesso a diminuire, lasciando spazio a una sensazione di irrequietezza interna, difficoltà a rilassarsi e bisogno costante di essere impegnati.
Ogni persona con ADHD è diversa, ma alcuni aspetti ricorrono frequentemente:
Molte persone riferiscono inoltre di riuscire a concentrarsi profondamente solo quando qualcosa suscita un forte interesse. Questo fenomeno, chiamato iperfocalizzazione (hyperfocus), può portare a dedicare ore a un' attività trascurando tutto il resto.
L' ADHD non riguarda esclusivamente la concentrazione. Spesso coinvolge anche la regolazione delle emozioni.
Molti adulti sperimentano una maggiore sensibilità alle critiche, difficoltà nel gestire la frustrazione, oscillazioni dell' umore, impulsività emotiva e una costante sensazione di sentirsi "sbagliati". Dopo anni di incomprensioni, possono svilupparsi ansia, bassa autostima o sintomi depressivi, non perché l' ADHD provochi direttamente queste condizioni, ma perché vivere continuamente con la sensazione di non riuscire a esprimere il proprio potenziale può essere molto faticoso.
L' ADHD può influenzare numerosi ambiti della vita.
Nel lavoro può tradursi in difficoltà organizzative, gestione complessa delle scadenze, tendenza alla procrastinazione o affaticamento mentale. Allo stesso tempo, molte persone con ADHD possiedono grandi capacità creative, pensiero innovativo, problem solving rapido e notevole energia quando sono coinvolte in attività stimolanti.
Nelle relazioni possono emergere dimenticanze, difficoltà nella gestione dei conflitti, impulsività comunicativa o problemi nell'organizzazione della quotidianità familiare. Non si tratta di mancanza di interesse o di affetto, ma di un diverso modo di elaborare le informazioni e gestire le richieste dell'ambiente.
Molte persone scoprono di avere l' ADHD solo in età adulta, talvolta dopo che un figlio riceve la stessa diagnosi o dopo aver riconosciuto in sé caratteristiche descritte da altri.
Ricevere una diagnosi non significa "avere un' etichetta", ma comprendere il proprio funzionamento. Per molti rappresenta un momento di sollievo, tante difficoltà vissute per anni acquistano finalmente un significato diverso e smettono di essere interpretate come pigrizia, superficialità o scarso impegno.
La psicoterapia rappresenta uno strumento importante nel percorso di cura dell' adulto con ADHD.
L' obiettivo non è modificare la personalità della persona, ma aiutarla a comprendere il proprio funzionamento, valorizzarne le risorse e sviluppare strategie efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane.
Il lavoro terapeutico può aiutare a:
Quando necessario, il percorso psicoterapeutico può essere integrato con una valutazione psichiatrica per considerare anche l' eventuale trattamento farmacologico.
L' ADHD non definisce il valore di una persona. Comprendere il proprio modo di funzionare permette di smettere di combattere contro sé stessi e iniziare a costruire strategie più efficaci, realistiche e rispettose delle proprie caratteristiche.
Chiedere aiuto non significa essere deboli, ma scegliere di conoscersi meglio e di migliorare la qualità della propria vita. Un percorso di valutazione accurato e un intervento personalizzato possono fare una differenza significativa, aiutando la persona a trasformare le proprie difficoltà in una maggiore consapevolezza e a valorizzare le risorse che spesso accompagnano questo particolare funzionamento.
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