Dott.ssa Angela Maria Nitti

Dott.ssa Angela Maria Nitti

Psicologa · Psicologia perinatale

Psicologia perinatale: quando può essere utile chiedere aiuto

Non sempre si arriva da una psicologa con un problema facile da nominare.

A volte, durante la gravidanza o dopo la nascita di un bambino, la sensazione è più vaga: ci si sente diverse, più vulnerabili, irritabili, spaventate oppure semplicemente lontane dall’immagine che si aveva di sé e di questo momento della propria vita.

Può comparire allora una domanda: quello che sto vivendo è normale oppure dovrei chiedere aiuto?

In realtà non è sempre necessario trovare subito una risposta a questa domanda.

Uno spazio di psicologia perinatale può essere utile anche prima che una difficoltà diventi grave, quando qualcosa sta cambiando e si sente il bisogno di comprenderlo meglio.

Quando la gravidanza non è soltanto attesa

La gravidanza porta con sé un cambiamento molto concreto del corpo, ma contemporaneamente apre uno spazio mentale nuovo.

Si pensa al bambino, al parto, al proprio modo di essere madre. Possono tornare alla mente esperienze familiari, ricordi della propria infanzia, rapporti con i propri genitori. Cambiano anche gli equilibri della coppia e il modo in cui si immagina il futuro.

Accanto alla gioia possono esserci paura, irritazione, tristezza, ambivalenza.

Alcune donne si sorprendono proprio di questo: desideravo questa gravidanza, perché allora sono così preoccupata?

Le due cose possono convivere.

Un colloquio psicologico può diventare uno spazio in cui non è necessario scegliere tra essere felici o essere spaventate, ma in cui è possibile provare a comprendere che cosa sta accadendo.

Quando nasce il bambino ma non nasce immediatamente un equilibrio

Dopo il parto l’attenzione tende naturalmente a concentrarsi sul neonato.

Come mangia? Quanto dorme? Cresce? Piange molto? L’allattamento sta andando bene?

Nel frattempo, però, anche la madre sta attraversando una trasformazione.

Il corpo cambia ancora, il sonno si frammenta, il tempo sembra organizzarsi intorno ai bisogni di un’altra persona. Possono cambiare la relazione di coppia, la sessualità, il rapporto con il lavoro, la propria famiglia d’origine e perfino il modo di percepire se stesse.

Non necessariamente c’è qualcosa che “non va”.

A volte c’è semplicemente una nuova realtà che richiede tempo per essere riconosciuta e abitata.

Altre volte, invece, la fatica diventa molto intensa: l’ansia occupa gran parte delle giornate, il senso di inadeguatezza aumenta, il pianto è frequente, ci si sente costantemente in allarme o profondamente sole.

In questi casi chiedere un confronto può aiutare a capire meglio ciò che si sta vivendo e quale tipo di sostegno può essere necessario.

Anche le difficoltà con il bambino parlano della relazione

Con il passare dei mesi le domande cambiano.

L’allattamento, il sonno, i risvegli notturni, il rientro al lavoro, le prime separazioni, l’inserimento al nido possono diventare momenti particolarmente delicati.

Spesso la domanda iniziale è molto concreta:

Come faccio a farlo dormire senza il seno?
Perché piange quando lo lascio?
Sto sbagliando a voler smettere di allattare?
Come posso mettere un limite senza farlo soffrire?

Dietro queste domande non c’è necessariamente un problema del bambino.

Può esserci una famiglia che sta cercando un nuovo equilibrio, perché ciò che ha funzionato fino a quel momento non funziona più nello stesso modo.

In psicologia perinatale il comportamento del bambino può allora essere osservato insieme a ciò che accade nella relazione, ai bisogni del genitore e al momento evolutivo che tutta la famiglia sta attraversando.

A volte la domanda riguarda più la madre che il bambino

Succede anche che la nascita di un figlio renda più visibili aspetti della propria storia che prima occupavano meno spazio.

Il rapporto con la propria madre può assumere un significato nuovo. Vecchie ferite possono tornare alla mente. Si può scoprire di voler essere genitori in modo molto diverso da quello sperimentato nella propria famiglia e, nello stesso tempo, accorgersi di ripetere comportamenti che si pensava di aver lasciato alle spalle.

Non significa che diventare genitori debba necessariamente portare a “risolvere il passato”.

Può però essere un'occasione per osservare con maggiore chiarezza quali parti della propria storia stanno entrando nella relazione con il bambino e quali scelte si desidera fare oggi.

Non bisogna necessariamente aspettare di stare molto male

C'è un'idea ancora piuttosto diffusa secondo cui rivolgersi a uno psicologo significhi necessariamente avere un disturbo o essere arrivati a un punto di forte sofferenza.

Non è l'unico motivo possibile.

A volte bastano pochi colloqui per mettere a fuoco una situazione, distinguere ciò che appartiene al bambino da ciò che riguarda il genitore, comprendere quale cambiamento si desidera oppure individuare un primo passo possibile.

Altre volte emerge invece la necessità di un percorso più continuativo.

Il primo colloquio serve anche a questo: capire insieme che cosa sta accadendo e quale tipo di aiuto può essere realmente utile.

Che cosa può accadere in un colloquio di psicologia perinatale

Non esiste un'unica modalità di lavoro, perché le situazioni possono essere molto diverse.

Una donna in gravidanza preoccupata per il parto porta una domanda differente rispetto a una madre che vuole concludere l'allattamento o a una coppia che fatica a trovare un nuovo equilibrio dopo la nascita.

Il punto di partenza è quindi la situazione concreta.

Si ricostruisce ciò che sta accadendo, si osservano i momenti maggiormente faticosi, le risorse già presenti e i tentativi fatti fino a quel momento.

L'obiettivo non è stabilire quale sia il modo “giusto” di essere madre o padre, ma aiutare la persona o la coppia a trovare un modo di attraversare quella fase che sia maggiormente sostenibile e coerente con i propri bisogni e con quelli del bambino.

Psicologa perinatale a Bari e online

Mi occupo di psicologia perinatale accompagnando donne e genitori durante la gravidanza, il post parto e i primi anni di vita del bambino.

Lavoro a Bari e online su difficoltà emotive legate alla gravidanza e al dopo parto, cambiamenti nella relazione di coppia e familiare, genitorialità, separazioni, conclusione dell'allattamento e altri momenti in cui la relazione con il bambino richiede di trovare un equilibrio nuovo.

Angela Maria Nitti – Psicologa, pedagogista e formatrice

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