Dott.ssa Angela Maria Nitti

Dott.ssa Angela Maria Nitti

Psicologa · Psicologia perinatale

inserimento al nido e future problematiche

Buongiorno sono mamma di una bambina di 16 mesi ed oggi, al quarto giorno di asilo, si sono fatti vivi i dubbi e le perplessità. Mia figlia è una bambina curiosa e socievole, non ha mai avuto problemi a restare dai nonni, è sempre andata in braccio a chiunque, senza piangere, quando andiamo al parco mi lascia la mano per giocare o andare dai bimbi, non ha mai pianto quando mi vede andare al lavoro. Durante le ore in cui sono a casa mi prende per mano e giochiamo insieme. Di notte si sveglia ancora per il seno. Svolgiamo qualsiasi attività con tranquillità (tranne quando ha sonno o fame!) tutto condito da entusiasmo e felicità.

A volte le capita di voler restare "accucciata" su di me. Posso dire che, con empatia e tenerezza, abbiamo trascorso 16 mesi senza che si presentassero attacchi di morbosità e paure. In questi ultimi tre giorni mi sembra invece cambiata. Piange quando vado al lavoro e la presenza di bimbi (ricercati prima dell'inserimento) al di fuori del contesto asilo, le crea delle agitazioni, piange e rimane attaccata a me. Penso di poter imputare tutto al metodo di inserimento dell'asilo, a mio parere: drastico! Racconto l'inserimento: il primo giorno mezz'ora di permanenza insieme alla nonna, il secondo giorno mezz'ora con la mamma e mezz'ora da sola, il terzo giorno un'ora da sola ed oggi quarto giorno un'ora e mezza da sola. Il primo giorno è stata curiosa. Il secondo ha interagito giocando con me, ma poi ha pianto molto sia al momento del saluto, che per tutta la permanenza con conati di vomito. Il terzo ha fatto fatica a voler entrare in aula e ha pianto quando ci siamo salutate, una disperazione, e quando sono tornata da lei era intenta a giocare, ma con aria triste. Il quarto giorno, anticipandole la mattina che saremmo andate al nido, sembrava convinta ma si è ripresentata la disperazione al momento del saluto. Ho temporeggiato ad andar via, fin quando ho sentito smettere di piangere. Parlando poi con l'educatrice ho scoperto che ha trovato pace in braccio a lei, tornando a piangere non appena si allontanava e che per tutta la durata ha tenuto il ciuccio in bocca. Quello che penso è che con questo metodo non ci sia adattamento, la bambina non credo si sia ambientata e sentita sicura. Forse sarebbe stato meglio un inserimento dolce e graduale. Questo più che un adattamento sembra un'imposizione. Non voglio che si senta abbandonata. Quello che chiedo a voi è: cosa ne pensate di questo metodo? Potrebbe essere un trauma per una bambina così piccola? E se sì, con quali conseguenze future? Come poterle fare e in quanto tempo farle dimenticare questa esperienza. Inoltre, considerando che a settembre cambierà asilo come devo comportarmi? Può sopportare un secondo inserimento se pur differente? A distanza di quanto tempo sarebbe preferibile? E al momento è preferibile sospendere,  scriverla altrove o continuare così per non renderlo destabilizzante? Scusate il poema, ma considero importante la serenità di mia figlia!! Grazie mille in anticipo!

Buongiorno Rossella,
a 16 mesi la protesta al momento della separazione è molto comune e può diventare particolarmente evidente proprio in occasione dell’inserimento al nido. Tra i 6 mesi e i 3 anni l’ansia da separazione fa parte dello sviluppo di molti bambini e il pianto al momento del saluto, da solo, non è indicativo di un trauma.  

Nel suo racconto c’è anzi un elemento che osserverei con attenzione: sua figlia protesta intensamente quando comprende che lei sta andando via, ma l’educatrice riferisce che dopo poco riesce a calmarsi e a tornare al gioco. Questo ci dice qualcosa di importante sulla sua capacità di ritrovare gradualmente una regolazione anche in sua assenza.

Non credo quindi che dopo quattro giorni sia possibile concludere che l’inserimento stia creando un problema o che la bambina non sia pronta. Allo stesso tempo, non esiste un unico modo valido per tutti di affrontare questo passaggio. Se lei percepisce che i tempi proposti dal nido sono troppo rapidi, può essere utile parlarne con le educatrici e valutare se sia possibile rendere il percorso più graduale.

Cercherei soprattutto di rendere il momento della separazione chiaro, breve e prevedibile: salutare la bambina, dirle che la mamma va via e che tornerà, affidarla all’educatrice e poi andare. Prolungare molto il saluto aspettando che smetta di piangere può, in alcuni bambini, rendere più difficile capire quando la separazione avverrà. Routine di saluto semplici e coerenti e separazioni progressivamente più lunghe sono tra le strategie generalmente consigliate.

Più del pianto in sé, nei prossimi giorni osserverei che cosa succede dopo: quanto dura la protesta, se riesce a lasciarsi consolare dalle educatrici, se torna a giocare e interessarsi all’ambiente, come avviene il ricongiungimento con lei e come sta nel resto della giornata. Se invece la sofferenza rimanesse molto intensa e prolungata anche dopo la separazione, senza mostrare nel tempo alcun miglioramento, avrebbe senso fermarsi e ripensare insieme alle educatrici modalità e tempi dell’inserimento.

Anche il fatto che a settembre cambierà nido non significa necessariamente che dovrà vivere “due traumi”. Potrà affrontare una nuova separazione, certamente, ma potrà farlo anche con un’esperienza in più: quella di avere già scoperto che mamma può andare via e poi tornare.

Angela Maria Nitti – Psicologa, area perinatale e sostegno alla genitorialità

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