Dott.ssa Antonella Bellanzon

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Dott.ssa Antonella Bellanzon

Psicologo- Mediatrice familiare

Ho tradito mio marito e lui è cambiato completamente

Salve, mi chiamo Anna sono una donna sposata e mamma. Ho 36 anni e sono sposata con un uomo di 42. Matrimonio che andava benissimo una figlia di 10, sembrava tutto perfetto. Mio marito si comportava da angelo sempre presente sia con me che con nostra figlia. Purtroppo non so perché non me lo spiego ancora neanche io ma una sera mentre ero ad una festa aziendale mi sono fatta riaccompagnare da un collega e solo quella volta siamo finiti a letto. Io ero anche un pò brilla ma amo molto mio marito quindi non mi spiego cosa mi sia successo. Dopo qualche mese mio marito ha scoperto l’accaduto e lì è iniziato un periodo nerissimo. Lui è andato via da casa e per 1 anno non ho saputo più nulla tranne le notizie che mi arrivavano dai miei parenti. Non si è più neanche preso cura di nostra figlia. Sparito. Adesso dopo tante insistenze da parte dei nostri parenti è tornato ma non vuole dormire più con me ma in letti separati. Non comunica molto nè con me nè con nostra figlia. Esce e rientra come se fosse in albergo. Dice che ha perdonato ma non è più nemmeno lontanamente l’uomo che ho sposato. Mi dice che vuole tempo ma è già stato fuori 1 anno senza che nessuno sapesse che cosa ha fatto. Ha lasciato il suo lavoro. Ora ne ha un altro dice ma non so nemmeno quale non mi dice più nulla di lui. Chiedo consiglio so che io ho sbagliato ma così mi sembra troppo come punizione cosa posso fare?

Cara Anna,

ti rispondo con molta delicatezza, perché qui non c’è solo un errore, ma tante ferite aperte, da entrambe le parti.

Sì, hai sbagliato. Un tradimento è una frattura profonda, e su questo è giusto essere onesti. Ma ciò che stai vivendo ora non è più la naturale conseguenza dell’errore, è qualcosa di diverso: è una relazione rimasta bloccata nel trauma, senza un vero processo di ricostruzione.

Tuo marito non è semplicemente “cambiato”.
È congelato.

La sua fuga di un anno, la scomparsa dalla vita di sua figlia, il silenzio, l’opacità sul lavoro, la distanza emotiva totale… questi sono segnali di una persona che non ha elaborato il dolore, ma lo ha sepolto. E quando il dolore non viene attraversato, si trasforma in ritiro, controllo, chiusura.

Quando lui dice “ti ho perdonata”, ma: non condivide più nulla di sé, non vive la casa come una casa, non è presente come marito né come padre,non costruisce nulla nel presente, quello non è perdono. È una sopravvivenza emotiva.

Ed è importante che tu senta questo: il perdono non è punizione a tempo indeterminato, la responsabilità non equivale all’annullamento di te come persona

Tu stai pagando, sì. Hai pagato con la colpa, con l’abbandono, con la solitudine, con la paura di perdere tutto. Ma una relazione non può andare avanti se uno resta in ginocchio per sempre e l’altro resta irraggiungibile.

C’è un punto fondamentale che non va ignorato: c’è una bambina di 10 anni.
E anche se il tradimento è avvenuto nella coppia, l’assenza emotiva prolungata di un genitore è una ferita anche per lei. Questo non è per colpevolizzarlo, ma per essere onesti: il dolore non giustifica tutto.

Cosa puoi fare, concretamente?

  1. Smettere di aspettare passivamente.
    Il “dammi tempo” non può essere indefinito. Il tempo, se non è accompagnato da parole, scelte e passi, non cura.

  2. Chiedere un confronto chiaro e adulto.
    Non accusatorio. Qualcosa come:
    “Ho sbagliato e me ne assumo la responsabilità. Ma così non stiamo ricostruendo nulla. Ho bisogno di sapere se vuoi davvero provare a ricostruire, e come.”

  3. Proporre una terapia di coppia (o individuale per lui).
    Non come ultimatum, ma come unica strada possibile se si vuole restare insieme. Da soli, evidentemente, non ce la state facendo.

  4. Proteggere te stessa e tua figlia.
    L’amore non può essere solo espiazione. Tua figlia ha bisogno di vedere adulti che affrontano i problemi, non che vivono come estranei sotto lo stesso tetto.

  5. Prepararti anche a una verità difficile:
    può darsi che lui non sia in grado di tornare quello di prima.
    E questo non significa che tu debba accettare una vita fatta di silenzi e distanza come “prezzo da pagare”.

Anna, la colpa va riconosciuta, ma una relazione non si salva sul senso di colpa.
Si salva sulla responsabilità condivisa, sul dolore guardato in faccia, sul coraggio di scegliere se ricostruire davvero o lasciarsi con dignità.

Tu non puoi cambiare ciò che è successo.
Ma puoi decidere di non vivere per sempre in una casa dove sei presente solo come ricordo di un errore.

Meriti una possibilità di riparazione vera.
E se non è possibile con lui, meriti almeno di non perderti tu.

Con rispetto e sincerità,

Dott.ssa Antonella Bellanzon

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Psicologo- Mediatrice familiare - Massa-Carrara

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