Dott.ssa Antonella Bellanzon

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Dott.ssa Antonella Bellanzon

Psicologo- Mediatrice familiare

Mio marito mi odia

Ad ottobre abbiamo avuto il nostro primo bimbo. Mio marito, poco prima del parto, ha deciso di legarsi amichevolmente a una collega, uscendo con lei da solo. Io ho preso questa cosa come una mancanza di rispetto. Dopo il parto ha continuato, dandole molte attenzioni e passandoci tanto tempo al telefono, anche dopo il lavoro.

Questa situazione mi ha mandato in tilt: ha scatenato in me sfiducia e rabbia verso di lui, portandomi ad avere mal di stomaco, crisi di pianto e continue litigate con lui, fino al terzo mese del bimbo, quando abbiamo avuto una litigata pesantissima, in cui ho capito che mio marito è importantissimo per me e che mi stavo focalizzando su qualcosa di sbagliato, portandomi all’estremo della gelosia.

Mio marito mi è stato accanto in tutte le litigate, facendomi capire che non mi avrebbe mai tradita e che aiutare questa collega lo faceva sentire soddisfatto, rispetto alla frustrazione che provava nel vedere il nostro bimbo piangere mentre lo prendeva in braccio. Ho capito che stavo esagerando.

Il problema è che mio marito mi ha detto che l’ho portato allo sfinimento, che mi odia e che gli ho fatto perdere tanti giorni tranquilli con il nostro bimbo. Non riesce neanche a guardarmi in faccia.
Cosa posso fare? Come posso rimediare a questa situazione?

Cara Eleonora,

mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Quello che descrivi è doloroso, confondente e profondamente ingiusto da affrontare da sola, soprattutto in un momento delicatissimo come il post-parto. Parto da una cosa importante, perché va detta con chiarezza: tu non sei “sbagliata” né “malata di gelosia” per come ti sei sentita. Hai appena partorito, il tuo corpo e la tua mente stavano attraversando uno tsunami ormonale ed emotivo, e nel momento in cui più avevi bisogno di sicurezza, presenza e rassicurazione, tuo marito ha spostato attenzioni ed energie fuori dalla coppia. È normale che questo abbia fatto esplodere paura, rabbia e insicurezza. Crisi di pianto, somatizzazioni, rabbia continua dopo il parto non sono capricci. Sono segnali di una sofferenza reale. Anche se tu stessa riconosci di essere arrivata all’estremo, questo non cancella il fatto che il terreno fosse già fragile. È comprensibile che tuo marito fosse in difficoltà con il pianto del bambino e cercasse gratificazione altrove. Ma:

  • scegliere proprio in quel momento un legame emotivamente intenso con una collega,

  • continuare nonostante il tuo disagio,

  • e poi arrivare a dirti che ti odia

sono cose molto pesanti, che non possono essere liquidate come una semplice reazione allo stress. Dire “mi hai rovinato i primi mesi con mio figlio” a una donna che ha appena partorito è una ferita profonda. Non è una frase neutra: è una forma di colpa che scarica su di te un peso enorme.

Il fatto che ora tu ti senta “colpevole” non significa che tu lo sia
Stai facendo quello che fanno molte persone sensibili: ti stai assumendo tutta la responsabilità pur di salvare il legame. Ma una relazione non si ricuce se uno solo si inginocchia. Non continuare a ripeterti che “hai sbagliato tutto”. Hai reagito male a una situazione difficile, sì. Ma non sei la causa unica né principale di quello che sta succedendo ora.

Questa non è una crisi “da risolvere con la buona volontà”.
Un supporto psicologico per te subito (anche solo per il post-parto) e, se possibile, una terapia di coppia. Non come “ultima spiaggia”, ma come luogo sicuro dove rimettere ordine a emozioni troppo grandi per essere gestite da soli.

Se lui oggi non riesce a guardarti, tu non devi scomparire per farti perdonare. Sei una madre, una compagna, una persona che sta soffrendo. Cerca appoggio: una persona fidata, una professionista, qualcuno che ti ricordi chi sei mentre tutto sembra crollare. Tu non sei una cattiva moglie né una madre sbagliata. Sei una donna che ha appena dato la vita e sta cercando di non perdere la propria.

Dott.ssa Antonella Bellanzon

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Psicologo- Mediatrice familiare - Massa-Carrara

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