Dott. Antonio Cortese

Dott. Antonio Cortese

Psicologo, Approccio Psicologia Positiva. Certificazione Internazionale Evergreen per il Trattamento dell'Ansia.Psicologo dello Sport

Mio figlio di 25 anni è in continuo conflitto con me

Vorrei un parere su una situazione che mi sta facendo soffrire molto. Mio figlio maggiore ha 25 anni, una famiglia sua, ma da anni vive un rapporto di continuo conflitto con me. Ho la sensazione che provi un forte rancore nei miei confronti, quasi come se mi odiasse. Qualsiasi cosa io dica viene interpretata in modo negativo e spesso ricevo critiche molto dure o commenti offensivi. Quando gli faccio notare che molte persone mi conoscono come una persona disponibile, rispettosa e pronta ad aiutare gli altri, lui risponde che gli altri non mi conoscono veramente e che solo lui sa come sono fatta. Sembra avere un’immagine di me molto negativa e immutabile. Ripensando al passato, mi chiedo se l’origine di questo risentimento possa essere collegata al periodo in cui era ragazzo e fu certificato come dislessico. Io presi quella decisione per aiutarlo nel percorso scolastico, ma ho sempre avuto la sensazione che lui l’abbia vissuta come qualcosa che non mi ha mai perdonato. Questa situazione va avanti da tanti anni e oggi mi sento esausta. Cerco di mantenere la calma, ma spesso, dopo essere stata ferita ripetutamente, finisco per reagire anch’io e dire cose di cui poi mi pento. So che come genitore dovrei riuscire a gestire meglio queste situazioni, ma mi sento arrivata al limite. La cosa che mi fa stare peggio è che a volte mi accorgo di stare più serena quando lui non c’è. Questo mi provoca un forte senso di colpa, perché gli voglio bene e resta mio figlio, ma sono stanca di sentirmi costantemente giudicata, attaccata e costretta a giustificarmi. Vorrei capire come gestire questo rapporto, come proteggermi emotivamente e se esiste un modo per uscire da questo conflitto che sembra non finire mai.”

Gentile Sig.ra, grazie per questa condivisione davvero sentita e dolorosa sul rapporto con suo figlio. 

I rapporti familiari sono tra i più complessi da gestire perché non si può semplicemente evitare l'ostacolo e far finta di nulla, oppure cambiare strada come si fa con una persona con cui non si vuole avere a che fare. Spesso, proprio con le persone più care non ci sono filtri e si lascia che le emozioni prendano il sopravvento, lasciando ferite aperte e sensi di colpa. Inoltre, la convivenza amplifica nel tempo questi conflitti,  cosa che ha vissuto lei con suo figlio fino ad arrivare alla situazione che ci ha raccontato.

Il logoramento interiore dato dall'inasprirsi dei rapporti è sovraccaricato dalla frustrazione di non poter dimostrare altri sentimenti, certamente più positivi, come quelli che una madre prova per il figlio. Ma ogni parte in causa ha le sue fragilità, ha i suoi momenti di tempesta emotiva e non è mai facile controllarsi fino in fondo. Così si finisce per litigare ancora e ancora. E ciò costa moltissimo in termini di energie nervose, di sconforto e disillusione sul fatto che le cose si possano risolvere in qualche modo.

Il problema è che proprio questo affanno nel cercare di migliorare la situazione rappresenta il nemico peggiore: uno stress cronico che genera un continuo stato di allerta, sbalzi d'umore e ansia alla sola idea di rivedersi. Ecco perché quella sensazione di sollievo quando suo figlio non c'è e non deve interagire con lui. Lo stress e l'ansia generano pensieri intrusivi, come se la mente cercasse sempre di chiudere un cerchio che non si può chiudere. Si finisce, come nel suo caso, per tormentarsi senza sosta.

Allora che fare? Smettere di lottare contro la mente e abbassare le armi, rivolgendo uno sguardo gentile e compassionevole a sé stessa. Questo non vuol dire rinunciare alla speranza di vivere con maggiore serenità il rapporto con suo figlio, ma ristabilire alcune priorità di benessere personali indispensabili per osservare con lucidità gli eventi e prendere le migliori decisioni. Significa anche ritrovare autostima e riscoprire quei valori personali che possono consentirle di difendere sempre la sua dignità ed essere coerente con le cose in cui crede, senza ricercare approvazione e conferma da parte degli altri. Solo in questo modo abbandonerà l'idea di poter controllare l'incontrollabile, cioè il pensiero e il comportamento delle altre persone, anche quando queste persone sono i suoi figli.

Le consiglio di avvicinarsi a un percorso psicologico per gestire questo difficile momento che sta attraversando e ritrovare una stabilità emotiva necessaria ad affrontare al meglio il rapporto con suo figlio. Sono a sua disposizione per un contatto preliminare e una valutazione delle sue esigenze. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese - Ferentino

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