Non vado bene così come sono
Salve, iniziare dal principio sarebbe impossibile ma posso dire di aver avuto una infanzia infelice, ed è infelice che mi sento spesso. Quando ero più piccola, mio padre non faceva che ripetermi quanto mia sorella fosse più bella, più magra, più intelligente di me, e io accumulavo. Poi piangevo, urlavo e mi facevo del male perché quadro non ha fatto altro che scatenare in me quel senso di "non accettarmi". Oggi sono sposata e ho tre figlie, ma non vado bene lo stesso. C'è sempre chi è più bella, più magra, più intelligente e perfetta di me. Non sono ipocrita, so bene di non essere perfetta, e sono certa che ci sarà sempre qualcuno "più" di me. Ma perché non fare anche a me dei complimenti? Sono molto brava con computer e cellulari, scrivo molto e vorrei pubblicare i libri che scrivo ma, quello che mi blocca è "ci sarà sempre qualcuno che saprà farlo meglio" o "non sono in grado di farlo". Vengo riconosciuta per questi miei "talenti" ma la mia persona no, per gli altri non sono altro che quella che ci sa fare con la tecnologia e con le parole. Insomma, la mia infanzia mi perseguita. L'unica cosa che mi aiuta a non mollare è il mio amore per la lettura, ma non appena chiudo un libro, la realtà mi si ripresenta davanti ed è lì che inizio a piangere. Accumulo molto, osservo e taccio ma poi scoppio. Urlo, sbraito, piango e per questo vengo chiamata pazza e ritardata, perché a volte gli attacchi di panico sfociano nell'autolesionismo. Ad esempio, undici anni fa, ho scoperto il tradimento di mio marito, da allora non mi fido più di lui. E mesi fa mi dice, durante una chiacchierata, che una mia amica è bella e ha un viso perfetto. Non sarò mai abbastanza e ne sono consapevole. Cosa posso fare?
Gentile signora,
leggendo le sue parole, la prima sensazione che arriva è la stanchezza di chi, per una vita intera, ha dovuto correre una gara in cui i pali del traguardo venivano spostati sempre un po' più in là. Mi colpisce molto la dignità con cui descrive il suo "accumulare": sembra che lei abbia dovuto costruire una corazza di silenzio per proteggersi da confronti che, fin da piccola, l'hanno fatta sentire "meno".
È profondamente doloroso sentire che le persone a lei care, da suo padre a suo marito, abbiano usato lo sguardo non per vedere lei, ma per guardare attraverso di lei verso qualcun altro. Questo ha nutrito una convinzione che oggi agisce come un filtro: lei vede il mondo attraverso la lente della "mancanza".
Ci sono alcuni punti del suo racconto che vorrei onorare:
Il suo talento per la scrittura e la tecnologia: Questi non sono solo "servizi" che lei offre agli altri. Sono parti della sua identità che esprimono intelligenza e sensibilità. Il fatto che lei si rifugi nella lettura indica che possiede un mondo interiore ricchissimo, un luogo dove la sua anima respira e finalmente parla, comunica. Sarebbe bello che la sua voce possa raggiungere tutti.
La rabbia e il pianto: Lei viene definita "pazza" quando esplode, ma forse quelle grida sono l'unico modo che la sua parte vitale ha trovato per dire: "Esisto anche io, guardatemi per chi sono, non per quanto sono magra o efficiente". Non è pazzia, è un grido di aiuto rimasto inascoltato per troppo tempo.
Il peso del passato: Lei dice giustamente che l'infanzia la perseguita. Quando un padre confronta costantemente due figlie, crea una ferita nell'identità che ci porta a cercare conferme esterne che non sembrano mai bastare.
Cosa possiamo fare oggi?
Il primo passo, forse il più difficile ma il più trasformativo, è iniziare a cambiare il "giudice interiore", che sempre coincide con la voce dei nostri genitori. Lei scrive che ci sarà sempre qualcuno "più" di lei: matematicamente è vero per chiunque, ma la vita non è una classifica, è un'esperienza unica.
La invito a considerare la possibilità di intraprendere un percorso terapeutico per:
Smettere di accumulare: Imparare a dare voce al suo disagio prima che diventi un'esplosione o autolesionismo. Imparare a lasciar andare l'eccesso che tanto la riempie.
Riscrivere la gerarchia dei valori: Passare dal "sono abbastanza bella/brava?" al "cosa mi rende felice?".
Proteggere i suoi sogni: I suoi libri meritano di essere letti non perché sono "i migliori del mondo", ma perché sono suoi e contengono la sua verità unica; una verità che può essere la voce di chi, come lei, vive nel, mi passi il termine, - mondo degli invisibili -. Un aiuto immenso.
Lei è già "abbastanza", semplicemente perché è l'unica versione di se stessa esistente. Merita uno spazio dove non debba competere per essere amata.
Consapevoli che il passato non è possibile modificarlo, ma è possibile vivere un presente differente, più sano, più sereno... (e con tanta curiosità di ascoltare dalla sua voce i scritti prodotti che inevitabilmente parlano di lei) le mando un caro abbraccio.
Dott. Arcangelo Tavarilli, Bari.