Il mio rapporto con il mio compagno
Salve, convivo da 4 anni e mezzo con il mio compagno e litighiamo spesso sul mio rapporto che ho con le mie amiche (che conosco da 20 anni). Lui è molto solitario e non tende a stare con tante persone, ma con me si è un po’ sciolto, anche se le mie amiche non l’hanno mai accettato veramente.
Il culmine c’è stato qualche mese fa, quando io e le mie amiche abbiamo litigato perché, siccome io non facevo più uscite per problemi economici e per risparmiare per il matrimonio di una delle due, mi hanno detto che io e il mio compagno ci eravamo chiusi, che non uscivamo mai con loro la domenica ma solamente qualche sabato o venerdì, che dicevamo di avere problemi economici ma poi facevamo qualche gita fuori porta, anche per non pensare, a costo zero (tipo solamente pullman e mangiavamo panini preparati da casa).
Ora io e le mie amiche abbiamo fatto una giornata per chiarire, ci siamo detti tutto e abbiamo deciso di ricominciare piano a instaurare un rapporto, mentre il mio compagno ha deciso di chiudere proprio e anzi vede la mia apertura verso di loro come una specie di "tradimento" verso di lui. Ma ho provato a spiegare che invece io ho anni e anni con loro e ho deciso di oltrepassare ciò che è stato detto per l’amicizia che abbiamo. Ma lui non capisce, anzi...
Come posso fare per non sentirmi in colpa quando esco con loro? E come faccio soprattutto a far capire a loro che Matteo non vuole più avere a che fare con loro, senza metterlo in cattiva luce? Grazie mille.
Buonasera, secondo me può essere utile fare una lettura generale dei suoi rapporti per attribuire significati più realistici a ciò che sta vivendo: da un lato guardare a lei, cioè quali bisogni porta nelle relazioni (appartenenza, autonomia, riconoscimento), quali paure si attivano (conflitto, giudizio, abbandono) e quali “regole interne” la guidano (per esempio l’idea che, se qualcuno sta male, allora è colpa sua); dall’altro considerare cosa rappresentano per lei le sue amiche (storia, identità, sostegno) ma anche quali aspettative e modalità relazionali hanno (richieste di presenza, interpretazioni, confini); e infine comprendere il funzionamento del compagno, il suo modo di vivere i legami sociali e i significati che attribuisce alla sua autonomia (ad esempio leggere le uscite come “allontanamento” o “tradimento”), insieme alle strategie che mette in atto quando si sente minacciato (chiusura, rigidità, accuse), perché spesso il nodo non è l’uscire o non uscire in sé, ma come ognuno interpreta e gestisce bisogni, insicurezze e confini, e da questa comprensione diventa più facile costruire accordi concreti e sostenibili, tutelando la coppia senza rinunciare alla propria rete affettiva.
Psicoterapeuta cognitivo comportamentale (in for) - Roma