Ho sofferto in passato di ansia generalizzata con delirio ipocondriaco

Buongiorno, ho sofferto in passato di ansia generalizzata con delirio ipocondriaco somatoforme, regredita con cura psichiatrica a base di captatore serotonina. Oggi, dopo qualche anno, non assumo più farmaci, ma sono tornati gli attacchi di ansia. Non si tratta di crisi di panico vere e proprie ma di malessere dopo circa un'ora dalla sveglia. Il mio problema principale è la sensazione di testa vuota confusa, la sensazione di instabilità sulle gambe, senso di sbandamento a volte nausea, senso di svenimento collo e muscoli ipercontratti, sistema nervoso sempre all'erta! Sto terminando il percorso medico (x ennesima volta) a volte do la colpa alla cervicale, altre volte al reflusso, oppure ad un ipotetico problema del labirinto...PERCHE' non mi convinco mai che i miei sono sintomi dell'ansia????? Non accetto e non capisco il motivo, la correlazione tra questi miei disturbi e l'ansia...se lo comprendessi...forse GUARIREI. Grazie infinite 

Non dobbiamo mai dimenticare che i disagi, come ansia, depressione, ipocondria, arrivano da noi, dal nostro mondo interno e pertanto arrivano per noi al fine di aiutarci. Respingerli vuol dire respingere la nostra stessa maturazione. Trattarli con i farmaci non vuol dire affatto eliminarli con una “magia” ma al contrario riportare all’inizio il processo spontaneo che li ha mandati. Appena sospenderai i farmaci l’anima non potrà che rimandarli di nuovo. L'ipocondria è uno dei problemi che la psicologia e la psichiatria riescono a risolvere di meno. Questo perché è necessario smettere di considerarla una patologia da sopprimere ma come un potente, fragoroso messaggio che il nostro sistema nervoso sta lanciando senza sosta. Certo, ci saranno stati dei traumi in passato; qualcosa sarà andato storto nel corso dello sviluppo psichico. Ma il punto è: che cosa chiede l’ipocondria nel qui ed ora alla persona che ne soffre? Per saperlo basta osservare: la mente del soggetto è ipervigile a quel che viene dal corpo: e quando esso non produce sintomi la mente li cerca fino a quando trova un’inezia di sintomo  e gli  attribuisce valore di estrema gravità, che invade la coscienza creando angoscia di morte e disperazione. E il fatto che le rassicurazioni specialistiche non bastino a tranquillizzare, oppure che la mente debba subito produrre preoccupazione per qualcos’altro, fanno pensare ad una “necessità di preoccuparsi”: la necessità, cioè, di segnalare un bisogno che si va facendo irrinunciabile. 

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Dott.ssaMonica Mazzini

Psicologa, Psicoterapeuta - Brescia

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