Dott.ssa Chiara Rita Labriola

Dott.ssa Chiara Rita Labriola

Psicoterapia strategica breve

Non vado bene così come sono

Salve, iniziare dal principio sarebbe impossibile ma posso dire di aver avuto una infanzia infelice, ed è infelice che mi sento spesso. Quando ero più piccola, mio padre non faceva che ripetermi quanto mia sorella fosse più bella, più magra, più intelligente di me, e io accumulavo. Poi piangevo, urlavo e mi facevo del male perché quadro non ha fatto altro che scatenare in me quel senso di "non accettarmi". Oggi sono sposata e ho tre figlie, ma non vado bene lo stesso. C'è sempre chi è più bella, più magra, più intelligente e perfetta di me. Non sono ipocrita, so bene di non essere perfetta, e sono certa che ci sarà sempre qualcuno "più" di me. Ma perché non fare anche a me dei complimenti? Sono molto brava con computer e cellulari, scrivo molto e vorrei pubblicare i libri che scrivo ma, quello che mi blocca è "ci sarà sempre qualcuno che saprà farlo meglio" o "non sono in grado di farlo". Vengo riconosciuta per questi miei "talenti" ma la mia persona no, per gli altri non sono altro che quella che ci sa fare con la tecnologia e con le parole. Insomma, la mia infanzia mi perseguita. L'unica cosa che mi aiuta a non mollare è il mio amore per la lettura, ma non appena chiudo un libro, la realtà mi si ripresenta davanti ed è lì che inizio a piangere. Accumulo molto, osservo e taccio ma poi scoppio. Urlo, sbraito, piango e per questo vengo chiamata pazza e ritardata, perché a volte gli attacchi di panico sfociano nell'autolesionismo. Ad esempio, undici anni fa, ho scoperto il tradimento di mio marito, da allora non mi fido più di lui. E mesi fa mi dice, durante una chiacchierata, che una mia amica è bella e ha un viso perfetto. Non sarò mai abbastanza e ne sono consapevole. Cosa posso fare?

Quello che racconti ha un filo chiaro: sei cresciuta sentendoti invisibile come persona, vista solo nel confronto e mai nel valore. Quelle parole di tuo padre non sono finite lì: oggi continuano a parlarti dentro, anche quando la realtà dice che sei capace, sensibile, competente. Non è che “non sei abbastanza”, è che hai interiorizzato uno sguardo che ti svaluta e che si riattiva ogni volta che temi di non essere scelta, vista, riconosciuta.

Accumuli, resisti, taci… finché il dolore esplode. Gli attacchi di panico e l’autolesionismo non sono follia: sono il modo disperato con cui il tuo corpo sta dicendo “così non ce la faccio più”. Anche il tradimento e quel commento sull’amica hanno riaperto 

una ferita antica: la paura di non valere mai abbastanza per essere amata.

Questo non si risolve da sola né con la forza di volontà. Va portato in terapia, per lavorare su quella voce interna che ti perseguita, sul bisogno di riconoscimento e sulla rabbia trattenuta da anni. È possibile smettere di vivere nel confronto e costruire finalmente un senso di valore tuo, stabile.

Se senti che è arrivato il momento di occuparti davvero di te, puoi contattarmi.
Sono la dott.ssa C. Rita Labriola, psicologa e specializzanda in psicoterapia.
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