Dott.ssa Chiara Todaro

Dott.ssa Chiara Todaro

Psicologo, Psicoterapeuta

Relazione e insicurezza emotiva

Buona sera, io sono una persona in generale molto insicura, e me ne accorgo sempre. Ho iniziato da circa tre mesi una relazione con un uomo di 54 anni, premesso che io ho settant’anni, ma ne dimostro 60… Mi fa ridere la cosa. Io sono stata sessualmente direi morta da molti anni, perché gli uomini che avevo accanto, compreso il mio compagno, non mi ispiravano proprio nulla. Al mio compagno l’ho detto tante volte, ma lui ha voluto sempre frequentarmi. Questa è una bella “storia” , nel senso che quest’uomo mi piace veramente e mi eccita molto fisicamente, oltre a piacermi anche la sua intelligenza Alle volte lo trovo un po’ egocentrico. Avrei bisogno di un suggerimento: oggi siamo stati nella mia nuova casa, dove c’è solo un letto e la casa non è arredata. L’ho prestata a lui perché si è trasferito per lavoro. Una volta nel letto io avevo molto dolore dappertutto, e mi sembrava proprio di essere una vecchietta. Comunque lui, quando abbiamo fatto certe cose, mi ha chiamato “matta“. Io mi sono offesa moltissimo, anche perché era tipico di mia madre chiamarmi matta, e quindi mi sono alzata di scatto. Lui mi ha chiesto come mai io gli ho detto che ci sono rimasta male perché mi ha chiamato così. Lui poi ha risposto che stava scherzando, che era una cosa scherzosa, ma io l’ho presa comunque male. Sta di fatto che si è arrabbiato, lui! Poi gli ho detto di non arrabbiarsi, che non era successo nulla, anche lui era d’accordo ma, in macchina e portandomi a casa l’ho sentito freddo e distaccato. Io credo che debba rispettare i miei stati d’animo, di solito mi ascolta, ma dice che sono un po’ pesante, e che con me vuole essere allegro. Intanto, però, quando ha dei problemi me ne parla per delle mezz’ore. Ieri sera non ero disponibile a parlare con lui dei suoi problemi, ed oggi non ne ha voluto più parlare. Io inizio a trovarmi a disagio, cosa devo pensare di questa relazione? Io stessa ho molti dubbi, però mi sento sola, lui mi coinvolge a livello affettivo ed anche sessuale. Devo dire che finora è stato sempre molto presente, a patto che io non parlassi di miei problemi… è una persona che ha tentato tre volte di suicidarsi, e passa da momenti maniaci di felicità a momenti un po’ più scuri. Io mi sono detta che era meglio lasciare perdere. Però mi manca. Mi consigliate qualcosa? Sono consapevole della mia ricerca di una relazione affettiva e consapevole della mia insicurezza Ringrazio veramente tanto per la vostra risposta. Licia.

Gentile Licia,
la ringrazio per la fiducia e per aver raccontato con tanta lucidità e onestà emotiva ciò che sta vivendo. La sua non è affatto una domanda banale, né “pesante”: è una domanda profondamente umana. Provo a risponderle per punti. L’episodio del “matta” non è piccolo, anche se lui lo chiama scherzo. Lei non si è offesa “per niente”. Quella parola ha toccato una ferita antica, legata a sua madre, e il corpo ha reagito prima ancora della mente. Questo è un punto molto importante: quando una persona ci dice “era solo uno scherzo” ma noi stiamo male, la priorità non è stabilire chi ha ragione, bensì riconoscere che quel confine è reale. Il fatto che lui si sia poi arrabbiato e sia diventato freddo indica una difficoltà sua a tollerare l’emotività dell’altro, più che un problema suo di “ipersensibilità”. C’è una asimmetria emotiva nella relazione. Da quello che racconta emerge uno schema abbastanza chiaro: lui porta problemi, parla a lungo di sé, dei suoi stati d’animo; lei ascolta, contiene, accoglie; quando però lei esprime un disagio, viene percepita come “pesante” o come qualcuno che rovina l’allegria. Questo non è equilibrio. Una relazione affettiva sana prevede che entrambi possano essere a volte fragili, a volte leggeri. Se lo spazio emotivo è concesso solo in una direzione, col tempo l’altro si sente in colpa per esistere emotivamente. La sua insicurezza non annulla il suo diritto al rispetto. Lei è molto consapevole della sua insicurezza, e questa consapevolezza è una grande risorsa. Ma attenzione a non trasformarla in auto-svalutazione: essere insicuri non significa dover accettare meno.
Anzi, proprio le persone più insicure hanno bisogno di partner capaci di rassicurare, non di sminuire o evitare il confronto emotivo. La storia clinica di lui è un elemento da non minimizzare. I tentativi di suicidio e le oscillazioni marcate dell’umore non fanno di lui una “cattiva persona”, ma indicano una fragilità importante. Il rischio, per lei, è di trovarsi nel ruolo di contenitore emotivo o di “ancora”, senza però ricevere la stessa cura.
E questo, nel tempo, logora molto, soprattutto chi già teme l’abbandono o la solitudine.La solitudine non è una buona consigliera, ma è una voce da ascoltare. Lei dice una cosa molto vera: “Io stessa ho molti dubbi, però mi sento sola.”
Qui sta il nodo. Non è sbagliato desiderare una relazione affettiva e sessuale a settant’anni al contrario, è un segno di vitalità. Ma una relazione non dovrebbe servire a riempire un vuoto al prezzo del silenzio su di sé. Non si colpevolizzi per ciò che prova. Provi a chiedersi: “Se questa dinamica restasse identica tra sei mesi, un anno, io come starei?”. Se decidesse di continuare, l’unica strada sana è mettere un confine chiaro: i suoi stati d’animo hanno diritto di cittadinanza tanto quanto i suoi. Se invece scegliesse di allontanarsi, non sarebbe una fuga ma un atto di cura verso se stessa. Il fatto che lui le manchi è comprensibile: mancano il contatto, il desiderio, la presenza. Ma mancare non significa essere giusti per noi. Lei non è una “vecchietta”, né emotivamente né fisicamente. È una donna che sta riscoprendo il desiderio e che merita una relazione in cui sentirsi viva e al sicuro. Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti. 

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Psicologo, Psicoterapeuta - Lecco

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