Sostituzione immediata e incoerenza dopo tre anni.
Gentili esperti, vorrei sottoporre alla vostra attenzione una situazione che mi sta causando profonda sofferenza. Ho vissuto una relazione di tre anni caratterizzata da un amore intenso ma anche da dinamiche tossiche e continui tira e molla. Nonostante il dolore, tornavamo sempre l'una dall'altra.Il nostro ultimo incontro doveva essere quello definitivo: lei mi ha consegnato una lettera di addio carica d'amore e scuse, e siamo rimaste abbracciate per un'ora. Nei giorni successivi abbiamo continuato a sentirci; mi diceva che le mancavano i miei gesti, che mi immaginava nella sua casa futura e mi faceva complimenti.Tuttavia, dopo appena una settimana (e meno di un mese dalla rottura), ha iniziato una nuova relazione ufficiale. Quando ho cercato un confronto esprimendo il mio dolore, la sua risposta è stata gelida: ha affermato che "l'amore non si controlla" e che non esiste un tempo giusto o sbagliato, intimandomi di andare avanti come sta facendo lei. Ora mi ha bloccato ovunque e mostra una totale indifferenza verso la mia sofferenza. Come è possibile tutto ciò? si tratta di chiodo schiaccia chiodo? (lei tra l’altro è una persona che ha tratti evitanti).
Buongiorno Gaia,
quello che descrive è una dinamica relazionale molto intensa e, soprattutto, molto ambivalente, in cui coesistono legame affettivo, difficoltà di regolazione della distanza emotiva e modalità di chiusura improvvisa e apparentemente “fredda”.
Provo a rispondere per punti, senza semplificare eccessivamente la complessità.
Quello che ti colpisce di più è lo scarto tra due comportamenti opposti: da una parte vicinanza emotiva intensa (lettera, abbracci, messaggi affettuosi), dall’altra una rottura rapida con nuova relazione e blocco.
Questo tipo di andamento è tipico di relazioni con forte ambivalenza affettiva: il legame non si spegne in modo lineare, ma oscilla tra riavvicinamenti e distacchi bruschi. In questi casi, l’intensità emotiva può restare alta anche quando la decisione di chiudere è già, per una delle due parti, internamente “scattata”.
Può esserci una componente di questo tipo, ma il termine è un po’ riduttivo.
In alcune persone, una nuova relazione immediata può avere funzioni diverse:
regolazione dell’ansia da separazione (riempire il vuoto emotivo);
deattivazione del legame precedente (spostare rapidamente l’investimento affettivo);
evitamento del dolore e del lutto relazionale;
oppure reale innamoramento, anche se temporalmente ravvicinato.
Non è possibile, dall’esterno, stabilire quale di queste funzioni sia prevalente. Spesso è una combinazione.
Il riferimento ai tratti evitanti è pertinente, ma va maneggiato con cautela.
In uno stile di attaccamento evitante (o con strategie di tipo evitante), possono comparire:
difficoltà a tollerare l’intimità prolungata;
attivazione e disattivazione rapida del legame;
tendenza a “chiudere emotivamente” quando la relazione diventa troppo intensa;
razionalizzazione della rottura per ridurre il contatto con il dolore.
Il passaggio rapido a un’altra relazione, in alcuni casi, può funzionare come strategia di disattivazione dell’attaccamento precedente.
La risposta “l’amore non si controlla” e il blocco totale spesso non descrivono mancanza di emozione, ma piuttosto una scelta di taglio netto del contatto emotivo.
Dal tuo punto di vista è vissuto come:
negazione della storia;
invalidazione del dolore;
incoerenza rispetto alla fase precedente.
Dal punto di vista dell’altra persona, può invece rappresentare un tentativo di:
evitare riaperture emotive;
ridurre senso di colpa;
proteggere la nuova relazione;
mantenere stabilità interna.
Questi due livelli raramente si incontrano, ed è qui che nasce la frattura più dolorosa.
Al di là delle etichette (evitante, chiodo schiaccia chiodo, ecc.), il nodo clinicamente più rilevante è questo:
hai vissuto una relazione con forte rinforzo intermittente (vicinanza–allontanamento–riavvicinamento), che è uno dei meccanismi che rende più difficile la separazione emotiva.
Questo tipo di dinamica può lasciare:
confusione;
ruminazione;
difficoltà a dare una “chiusura interna”;
sensazione di sospensione o irrealtà della rottura.
È possibile che:
da un lato ci sia stato un legame autentico e intenso;
dall’altro, una capacità limitata di reggere la continuità e la complessità della relazione;
e infine una chiusura che ha privilegiato la disconnessione rapida rispetto all’elaborazione condivisa.
Questo non rende la sofferenza meno legittima, ma spiega perché la sequenza appare così incoerente. La domanda “come è possibile?” spesso nasconde anche un’altra domanda più profonda: “come faccio a dare senso a qualcosa che per me ha avuto continuità emotiva, ma per l’altra persona no?”. Ed è proprio questa asimmetria che rende la chiusura così dolorosa.
Parlarne in un colloquio psicologico potrebbe essere di grande supporto. Resto a disposizione.