Come posso fare ho paura

Ciao a tutti, sono di una provincia di Padova. Sono mamma di due bambini, non sono sposata ma convivente.
Purtroppo non lavoro e dipendo da lui: paga le utenze, la spesa, la scuola del bambino e l’abbonamento dell’autobus della bambina. A me, fortunatamente, arrivano gli assegni dei bambini e lui mi ha detto che con quelli devo pagare l’affitto. A volte ricevo anche dei soldi per dei corsi retribuiti e ogni tanto trovo qualche lavoro, ma non riesco a gestirlo perché devo accompagnare e riprendere il bambino a scuola.
Cerco di aiutarlo in tutto quello che posso e di non spendere soldi inutilmente, facendo in modo che la spesa basti fino a fine mese. Ho provato a rivolgermi all’assistente sociale, ma mi è stato detto che non possono fare molto.
Purtroppo sono depressa e lui ha un atteggiamento molto aggressivo: ho paura di lui. Anche i bambini hanno paura, così come sua madre quando viene a trovarci.
Ha un carattere molto difficile. Ho provato a invitarlo a cercare aiuto, ma non vuole. Mi ha proibito di parlare con i miei familiari, che purtroppo non vivono vicino a me, quindi sono sola.
Sento che non ce la faccio più, non so dove andare. Ho provato a parlargli per fargli capire che non riesco a continuare così e che vorrei andare da una mia amica con i miei figli, ma lui mi ha proibito di farlo e mi ha minacciato dicendo che posso anche andarmene, ma senza i bambini.
La mia amica ha avuto paura e ora non vuole più aiutarmi. Lui mi ha allontanato da tutti i miei conoscenti, controlla il mio telefono e il mio conto bancario. Quando ricevevo la NASpI, sapeva sempre quando arrivavano i soldi.
Mi sento in trappola. La mia grande domanda è: cosa posso fare?

Cara Alexandra, le sue parole arrivano come un sospiro profondo che merita di essere accolto con tutta la dolcezza e il rispetto possibili. Vorrei che la prima cosa che sentisse, leggendo queste righe, è che lei non è più sola. La paura che attraversa le sue giornate e quelle dei suoi bambini è un segnale del suo corpo che cerca protezione, e questo dolore non è una sua colpa, né il frutto di un carattere difficile: è una trappola che le ha tolto il respiro, ma dalla quale è possibile uscire.   Sento di dirle che la forza di cui ha bisogno non deve cercarla lontano, perché l'ha già dentro di sé. È la stessa forza che le permette ogni giorno di proteggere i suoi figli, di far bastare la spesa e di cercare una via d'uscita nonostante il buio. Quell'amore immenso per loro è il suo motore più grande. Nessuno può usarli per minacciarla o per tenerla prigioniera: esistono percorsi e luoghi sicuri pensati proprio per proteggere lei e i suoi piccoli insieme, garantendo che non veniate mai separati.   C'è una rete di persone pronte a prenderla per mano con estrema delicatezza e competenza portandola al sicuro. Può chiamare, anche solo per un consiglio o un primo ascolto, il numero gratuito 1522. È attivo sempre, giorno e notte, e dall'altra parte troverà operatrici preparate ad accoglierla con calore, senza mai giudicarla, guidandola verso il centro antiviolenza più vicino. Lì troverà non solo protezione, ma anche persone che sapranno tutelarla legalmente e umanamente.   Se teme che il suo telefono sia controllato, cerchi di fare questa chiamata da un luogo dove si sente sicura o cancelli la cronologia dopo aver parlato. Un piccolo passo alla volta, con la pazienza che serve per curare le ferite, potrà tornare a guardare al futuro con speranza. La forza per farlo è già lì, nei suoi occhi e in quelli dei suoi bambini. Io ci sono, e questa rete di supporto è pronta ad accompagnarla.  

Un forte abbraccio, Dott.ssa Lo Bartolo

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