Quando un narcisista ti entra dentro

Le domande durante questo fantomatico percorso di guarigione post relazione tossica con un narcisista manipolatore ( durata 16 anni - 1 figlia) - matrimonio) chi mi assicura che lui è un narcisista manipolatore e che non sia frutto della mia immaginazione? nessuno lo ha mai identificato come tale, quindi io davanti a lui resto sempre e comunque quella di prima! Lui non ha lo stemma “Manipolatore” - io posso aver capito che si è trattato di una persona che mi ha fatto male ok, ma chi mi garantisce che è lui il cattivo? si ok, non era proprio una persona apposto - allora perché l’ho scelta e voluta? Allora anche io ho qualcosa che non va era una sfida era l’idea di sentirsi più forte e riuscire a dominarlo poi ci sono caduta dentro e non dire che in un certo senso ti eri accorta che qualcosa non andava…. ma ti è andata bene così perché dovevi vedere come andava a finire e anche perché - ammettilo - c’era in ballo una certa sicurezza economica che non guastava! Inutile negarlo! Fosse stato un muratore lo avresti mandato a fare in culo! poi hai creduto di poter gestire la situazione….carota e bastone….lo hai compiaciuto…infondo tu sei fatta così no? quante volte nella tua vita hai scelto di compiacere gli altri invece di esprimere quello che provavi? x fortuna che Elena è arrivata altrimenti - col senno di poi non so come sarebbe andata. Perché hai sempre creduto che dovesse essere così? Mi chiedo, perché ? Cosa dovevi dimostrare? perché dovevi metterti in secondo piano? Anche nei confronti di suo figlio? Dove stava scritto che dovevi arrivare x seconda? ED E’ QUELLO CHE ORA TI LOGORA! Lei non ha accettato il secondo/terzo posto e a lui va bene lo stesso….TU NON SEI STATA IN GRADO DI PRETENDERE QUESTO….. PERCHE?? Allora la cosa è questa: hai sopravalutato lui, mettendolo in un piedistallo che non gli spettava, senza discutere solo per la paura di perderlo….e ti chiedi cosa sarebbe stato se invece ti fossi imposta. Non è facile uscire da una relazione come la mia, non è solo il fatto di separarmi e divorziare….è un processo mentale. Quando arriverò a capirmi, a perdonarmi allora potrò dire di esserne uscita. Quando finirò di fare sogni nei quali lui ritorna da me pentito allora potrò dire di essere passata oltre. Quando arriverò ad essere indifferente ai suoi cambi di umore….quando non avrò più il segreto desiderio di andarci d'accordo e l’ancor più segreto desiderio che lui abbia voglia di me…. allora potrò dire di essere guarita. Non sto da sola perché voglio lui, sto da sola perché purtroppo ciò che mi ha dato lui - ad oggi - è difficile da eguagliare. Parlo dell’inizio della relazione. Io rivoglio quelle emozioni, quelle sensazioni…..se non posso averle faccio a meno. Non voglio accontentarmi solo perché devo stare con qualcuno….io devo stare con me, e con mia figlia.

Gentile Sara,

il labirinto di domande, accuse e risposte che rivolge a se stessa mostra una lucidità straordinaria, ma c'è una trappola sottile in tutta questa consapevolezza.

Tuttavia, sotto la superficie, avverto che sta vivendo una dolorosa scissione: lei ha capito perfettamente la situazione a livello razionale, ma percepisco che il suo cuore viaggia ancora a un ritmo diverso. E questa distanza, purtroppo, raddoppia la sua sofferenza.

Sapere esattamente cosa sia accaduto e cosa "dovrebbe" fare, da un lato amplifica il senso di impotenza per non esserci ancora riuscita, dall'altro la spinge a diventare il giudice più severo di se stessa.

Probabilmente lei si sta processando per i sentimenti che prova, non concedendosi la nostalgia, il desiderio di riscatto o il sogno del pentimento di quest'uomo perché la sua mente sa che queste emozioni non sono "funzionali" alla sua nuova vita.

Ma le emozioni non rispondono alla logica. È possibile che questa tendenza a pretendere da se stessa una performance emotiva perfetta, mettendo in secondo piano ciò che sente davvero per adeguarsi a ciò che è "giusto", possa essere un copione antico. Forse si tratta di un modo di funzionare appreso fin da bambina, che spiegherebbe anche il motivo di un tempo così prolungato passato in quella relazione: l'aver imparato a disattivare i suoi bisogni più autentici pur di mandare avanti le cose.

Oggi potrebbe stare applicando a se stessa lo stesso identico schema. Ma la guarigione non è una gara di efficienza. Non si condanni se il suo sistema emotivo chiede tempo per elaborare il lutto di sedici anni di matrimonio. Non c'è nessuna colpa nel provare nostalgia per l'illusione iniziale, né fa di lei una persona debole il segreto desiderio di andare d'accordo. Il perdono di sé, che lei stessa ha citato, inizia proprio da qui: nel deporre le armi contro i suoi stessi sentimenti.

Questo viaggio per accogliere la sua complessità, senza la fretta di dover dimostrare a se stessa di essere "indifferente", è un cammino delicato. Potrebbe valutare la possibilità di concedere a se stessa di farsi accompagnare all'interno di un percorso terapeutico. Un luogo sicuro in cui possa imparare a rimettersi al primo posto, accogliendo tutte le sue parti, un passo alla volta.

Dott.ssa Concetta Lo Bartolo

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