Come si risolve?

Ciao, sono Beatrice ho 24 anni e vivo a Roma. Mi fa strano scrivere qui, eppure era l’unico modo per aprirmi. Sono in un burn out che dura da un bel po di mesi. Studio e sono al termine, dovrei laurearmi a Luglio. la cosa che più mi spaventa sono questi tre ultimi esami che ho. ho mentito alle persone a me care, a riguardo. Penso di averlo fatto per il semplice ed unico motivo che sento questa pressione addosso di dover fare tutto di corsa. questo mi porta a non concentrarmi nello studio e soprattutto a prendere decisioni azzardate. penso sempre al peggio, penso che l’unica soluzione sia quella di togliermi la vita. l’ho fatto un sacco di volte, sento che l’unica via d’uscita a questo grande errore commesso, non sia quello di presentarmi e passerei questi esami, bensì quello di aprire la finestra e buttarmi di giù. Vivo da sola, e in molti momenti mi sono ritrovata al limite. Ma ogni volta che ero sul punto di farlo, tornavo indietro per la paura. la paura ancora non so di cosa, perché poi appena ritorno lucida, continuo a vedere tutto buio e a vedere come unica soluzione quella di non esserci più. non riesco a dormire bene la notte e non riesco a chiedere aiuto ai miei genitori perché il loro unico pensiero sarebbe quello che gli ho mentiti, per l’ennesima volta. Sì ho mentito e mento tante volte, tendo a nascondere la verità, soprattutto riguardo gli studi, perché è come se volessi evitare di deluderli, ma allo stesso tempo lo faccio. è come se volessi “illuderli” per non fargli preoccupare e ritrovarmi poi da sola ad affrontare i mattoni. Ma davvero io ora non sono più in grado. Devo sì mettercela tutta per passare questi esami e laurearmi tra due mesi, ma allo stesso tempo nella mia mente c’è sempre quella vocina che mi dice “ se va male cadi nel burrone”. Eppure ho una vita molto attiva, ho molti amici, sono fidanzata, faccio molte attività extra ricevendo anche molte soddisfazioni. Ma non vedo il mio futuro, vedo che finirà perché ho nella mente sempre quel pensiero. Quel pensiero dovuto a questo stress causato dalla mia bugia, e non perché non volessi studiare, ma perché mi sono resa conto che dall’anno scorso sono bloccata, sono in un burnout che mi divora dentro. Non so a cosa sia dovuto, e mi capita ogni volta che sono al termine di un percorso, principalmente di studi. Mi accordo che la pressione che ricevo o meglio che penso di ricevere da parte dei miei genitori mi porta a mentire e bloccarmi. Ma io ora ho bisogno di sbloccarmi di reagire. Come risolvo tutto questo? sono andate molte volte in terapia e poi ho lasciato. Io come lo affronto? come chiedo aiuto?

Ciao Beatrice. Prima di tutto, voglio dirti che ti sento. Sento il peso enorme che porti sulle spalle e capisco quanto possa essere paralizzante quel buio che descrivi. Il fatto che tu abbia scritto qui, nonostante ti sembri strano, è un segnale fondamentale: una parte di te, quella più profonda, vuole vivere e vuole trovare una via d'uscita che non sia quel burrone.

Dici di mentire per non deludere, ma la verità è che la bugia è diventata la tua prigione. Hai creato un'immagine di te che deve correre e avere successo, ma dentro sei ferma al palo, esausta. La bugia non è cattiveria, è un meccanismo di difesa. Menti perché hai paura che, se mostrassi la tua fragilità, l'amore delle persone care svanirebbe. Qui però c'è un paradosso: proteggi i tuoi genitori dalla verità per "non farli preoccupare", ma la realtà è che ora sei tu a rischiare la vita. Qualunque delusione per un esame non dato è nulla rispetto al dolore di perdere una figlia.

Il tuo cervello ha creato un'equazione fissa: Esame fallito = Fine della vita. Occorre rompere questo cortocircuito. La laurea a Luglio non è un obbligo biologico, è una data sul calendario. Se ti laureassi a Ottobre o a Dicembre, la tua vita tra cinque anni sarebbe identica.

Il burnout che provi alla fine di ogni percorso suggerisce che tu viva la "fine" come un giudizio finale sulla tua persona, invece che come un semplice passaggio.

Hai detto di aver interrotto la terapia molte volte. Spesso accade perché la terapia tocca punti dolenti che ci fanno scappare. Questa volta, però, cerca un supporto psichiatrico oltre che psicologico: quando i pensieri suicidi sono così frequenti, un supporto farmacologico temporaneo può aiutare a "abbassare il volume" del dolore e permetterti di dormire e ragionare.

Scegli una persona di cui ti fidi (il tuo fidanzato, un'amica stretta, o uno dei tuoi genitori se senti di farcela). Non devi dire tutto subito. Puoi iniziare con: "Ho bisogno di aiuto, non sto bene come sembra e non riesco a gestire l'università da sola". Togliere il segreto toglie potere al desiderio di morire.

Se non riesci a concentrarti, non forzare la mano. Il burnout non si cura studiando di più, si cura fermandosi. Accetta l'idea che potresti non farcela per Luglio, e che va bene così.

Beatrice, Roma è piena di vita e tu ne fai parte con le tue attività e i tuoi affetti. Quel buio che vedi è un filtro che il tuo esaurimento ha messo davanti ai tuoi occhi. La finestra non è l'uscita; l'uscita è la voce di chi ti vuole bene e di chi può aiutarti professionalmente a posare questo zaino troppo pesante.

Cordialmente,

D.ssa Cristina Salonna

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